I viaggi cambiano

Ero appena guarito da una convalescenza durata quattro mesi a causa della frattura del piede destro. Stavo viaggiando con un mio amico e ci eravamo appena fermati a una stazione di servizio, erano circa le due di notte.

Nicola mi stava accompagnando in vacanza, avevamo intenzione di fare un viaggio lungo: saremmo passati per l’Albania, poi saremmo andati in Polonia dal suo amico Conrad per raggiungere infine il Nepal. Per il viaggio mi ero procurato un po’ di Erba così, tanto per stare allegro e spensierato, mi ci voleva qualcosa per rilassarmi dopo mesi passati a camminare con le stampelle. Nicola non era molto d’accordo che io fumassi, infatti all’inizio non gli dissi dell’erba. La sera di solito ci dividevamo e ognuno andava per conto suo, eravamo ancora in Italia e conoscevamo tante persone di molte città per via del lavoro che avevamo fatto: i corrieri.

Mi beccò una sera davanti a un locale che fumavo con dei miei amici sud americani. Non fece nessun tipo di scenata, solo mi disse: «Stai fumando?» sorridendo. Ero quasi tentato di passargliela, ma ci ripensai ogni volta: sapevo come vedeva la cosa. Diceva che chi fumava diventava scemo, si addormentava in piedi e che non serviva a nulla fumare marijuana, solo a spendere soldi.

Quando fummo soli ne parlammo ancora.

«Questa è una tua visione soggettiva, forse a te fa quell’effetto. Ti sembro forse scemo o addormentato?»

«Non mi interessa, io non fumo e non dovresti neanche tu» non spiegava mai fino in fondo il concetto, credetti, alla fine, che avesse avuto brutte esperienze che lo avevano condizionato.

In quell’autogrill, presi un caffé e, mentre la barista me lo stava preparando, entrarono tre ragazzi in canotta, tutti tatuati e con fare da teste di cazzo. Non badai loro, ma presi il caffè e uscii fuori: mi seguirono. Li guardai un attimo e quello con la canotta bianca:

«Che c’è?»

Ancora una volta feci la parte del fesso, fingendo di non aver capito che ce l’avesse con me, in fondo erano tre contro uno e io ero un po’ fuori forma, specie con la gamba destra.

Il motivo vero era un altro: un pazzo mi aveva rotto la caviglia passandoci sopra con la sua moto da cross, dopo che gli avevo dato del coglione e dopo aver scopato con la sua ragazza, prima stavo con la sorella.

«Quando ci si dà da fare succede e poi se lei scopa con me è perché tu sei un coglione» la ragazza era rimasta muta.

Era andata a finire male, ma per lui: gli avevo fracassato due costole e rotto la mandibola con due colpi ben assestati, ma era stata legittima difesa, in fondo lui aveva un coltello e mi aveva tagliato la giacca di pelle nuova. Non volevo di nuovo problemi.

Quelli, però, erano tre anche più grossi.

«Parli con me? Chi sei?» gli dissi.

«Sì, parlo con te, coglione! Che hai da guardare?

Finocchio!»

«Ah, ho capito!» dissi cominciando a ridere «Scommetto che il vostro motto è “tutti per uno, uno per tutti”!»

Si guardarono per parecchi secondi dubbiosi, non avevano capito.

«Non siete voi i tre moschettieri?»

All’improvviso, quello di mezzo, che era il più grosso, avanzò veloce camminando verso di me:

«Figlio di puttana!» mi puntava il dito contro, una cosa che odiavo molto «Ma chi credi di essere?»

Quando fu abbastanza vicino e stava già caricando il cazzotto, mi abbassai di colpo e lo colpii dal basso verso l’alto alzandomi in piedi con un Uppercut, una mossa che mi aveva insegnato da piccolo il mio maestro di boxe: io la chiamavo Juggernaut. Mi aveva anche raccomandato di non usarla mai, tranne in caso di pericolo mortale e quello lo era in quanto rischiavo davvero grosso con quei tre.

Il tipo fece mezzo giro su se stesso e poi crollò a terra come un salame.

Gli altri due mi guardarono: «Ragazzi, non vi conviene. Voi appartenete alla strada, io vengo dalla boxe, Kung fu, taekwondo e altre arti marziali. Prendete il vostro amico e sparite.»

Dicevo la verità e loro lo capirono subito, in fondo erano ragazzi di strada che sanno leggerti dentro. Se ne andarono.

Non avevo ben capito cosa volessero da me, non avevo chissà quanti soldi, forse erano solo tossici e paranoici.

Forse non era il caso di scomodare la Juggernaut, ma non potevo rischiare di farmi male proprio all’inizio del viaggio.

Quella è stata l’ultima volta che ho usato la violenza, ora sorrido e vado avanti quando succedono cose strane. Con il nostro viaggio, io e Nicola raggiungemmo l’India e lì scoprimmo davvero cosa è il bene e cosa il male. Buddha diceva che nella vita si soffre, fin dall’inizio quando il bambino appena nato piange. Il bene consiste nel ridurre la sofferenza di se stessi e degli altri, mentre il male la aumenta.

È strano come un viaggio possa cambiare una persona, con me è stato così. Guardando nuovi orizzonti la mia mente si è aperta diventando più armoniosa. Consiglio a tutti di viaggiare, nei limiti del possibile, perchè tutto si muove e, se vogliamo conoscere qualcosa, dobbiamo muoverci anche noi.

A tutti quelli che non hanno questa possibilità, dico di guardarsi intorno e conoscere persone che vengono da lontano. Non abbiate pregiudizi verso chi vi sta davanti, salutate, sorridete e anche voi cambierete in meglio.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Molto ben costruito, dinamico, coinvolgente. Mi piace lo stile diretto e asciutto dei dialoghi, che non risparmia alcun particolare dei personaggi e arriva subito al dunque. Suggestivo anche il finale, dove sono riposte molte chiavi e verità. Ti muovi molto bene anche in questo tipo di narrazione.

  2. Ho letto con molto piacere l’evoluzione psicologica del tuo protagonista. Hai ragione nella affermazione finale. Molto spesso basta fare un viaggio intorno a noi e non necessariamente lontano da noi per trovare la serenità. 😉

  3. Ripropongo il commento che avevo già scritto sotto l’altro racconto, evidentemente duplicato per qualche bug della piattaforma.
    Comunque, mi è davvero piaciuto, perché, oltre ad essere scritto con uno stile pulito e scorrevole, è anche molto significativo.

  4. Ciao Domenico! Ma io mi stavo appassionando al personaggio! Pensavo mi accompagnassi in una sorta di serie fatta di tappe, fino alla meta prestabilita. Con il personaggio costretto in ogni episodio ad affrontare un qualcosa che contribuiva al suo cambiamento… Invece un Juggernaut e via. Ora mi tocca immaginare tutto il resto! 😀