
Il Guscio
Serie: L'abito da sposa
Una volta all’esterno, l’elfo si era diretto verso il suo cavallo. Onir aveva osservato l’assassino mentre questi valutava le armi fissate ad un’imbracatura, sorpreso di vederlo prelevare una sottile asta di metallo, lunga quanto una daga, dalla cima appuntita. Quasi avesse letto il suo pensiero, l’elfo si era rivolto a lui fissandolo negli occhi.
«La creatura che ospiti nel granaio può essere fermata solo con la morte cerebrale.»
Onir non aveva alcuna idea di come l’assassino avrebbe utilizzato quell’arma insolita, ma gli fu grato per non aver prelevato la piccola scure che aveva scorto nell’arsenale.
Dopo essersi tolto il mantello, l’elfo gli fece cenno di procedere.
Una volta giunti nel luogo dove aveva rinchiuso il Guscio, l’assassino gli fece cenno di arretrare. «Andrò solo.»
Onir scosse il capo. «Verrò con te» era sempre stata sua intenzione farlo.
«Perché?»
Onir fece un respiro profondo: aveva preso quella decisione al momento stesso di spiccare il mandato. «Glielo devo.» Ancor prima che l’elfo potesse fraintendere, volle spiegare il suo punto di vista. «So che quella cosa non è mia moglie. Quello che mi hai detto prima mi ha reso più facile accettarlo. Comunque sia, sono responsabile per averla chiamata in questo mondo. Sarei un vigliacco se ora le voltassi le spalle.»
L’assassino annuì, comunicandogli con lo sguardo che rendeva onore alla sua decisione. «Rimani sull’uscio, lascia a me quanto va fatto. Hai dei figli a cui pensare, la tua vita è preziosa.»
Per la prima volta, dopo tanto tempo, Onir sentì gli occhi bagnarsi di lacrime: quella premura, venuta da un uomo pronto a dispensare morte, ruppe le barriere che aveva eretto per sopravvivere. Le trattenne per dare loro sfogo in un altro momento «Non sarò così sciocco da metterla in pericolo.»
«Bene.»
L’elfo gli volse le spalle e, con un movimento rapido, si introdusse all’interno del granaio. Onir lo seguì, badando a lasciare l’uscio leggermente scostato per avere una via di fuga. Poggiò le spalle alla parete, cercando di abituare la vista all’oscurità dominante. Per evitare la fuga del Guscio, aveva sigillato ogni finestra con delle assi di legno: la luce che riusciva a filtrare dalle intercapedini era poca.
L’elfo parve fagocitato dall’ombra: vi si gettò senza alcun tentennamento, quasi possedesse gli occhi di un gatto. Cosa che, rifletté Onir, non era del tutto impossibile: si diceva che gli elfi possedessero sensi ben più acuti di quelli umani. Avvertì del movimento alla sua destra, in fondo al magazzino: vi erano riposte delle casse vuote, l’unico nascondiglio da poter utilizzare in quello spazio altrimenti vuoto. Il Guscio non si era mai nascosto prima, in ogni occasione in cui Onir aveva cercato di entrare nel canale era sempre pronta a balzargli addosso.
I suoi occhi si adattarono all’oscurità dopo quello che gli parve un secolo; finalmente, Onir riuscì a scorgere le sagome dei due avversari. Vide il Guscio avanzare verso l’assassino a bocca spalancata e braccia tese, nell’intento di afferrarlo: Onir sapeva, per aver cercato di combatterla, che quella cosa possedeva una forza abnorme. L’assassino le sostava di fronte, imperturbabile.
Il Guscio posò piede in un tratto illuminato fiocamente, rivelandosi allo sguardo. Una creatura consumata, la cui carne pendeva dalle ossa sottili; del volto che Onir aveva tanto amato, non rimaneva nulla. Un occhio era uscito dall’orbita, pendeva viscido sulla guancia, il naso monco, le labbra diventate enormi aperte come una ferita infetta: le fauci spalancate lasciavano cadere al suolo una bava densa, gelatinosa. I morbidi capelli bruni che Onir aveva accarezzato erano caduti, i pochi ciuffi rimasti erano lerci e sottili come ragnatele.
Onir distolse lo sguardo, non desiderava fissare il resto di quel corpo abbruttito: quel corpo che un tempo aveva accolto i sui figli in grembo. Guardarlo, in quelle condizioni, gli parve irrispettoso.
Un improvviso stridio acuto, fece portare ad Onir le mani a coprire le orecchie. Risollevato lo sguardo, comprese al fine l’utilizzo dell’arma scelta dall’elfo. L’Assassino aveva conficcato lo spiedo nell’orbita vuota del Guscio, spingendolo fino in fondo. La creatura era caduta in ginocchio, ai piedi dell’assassino, artigliando le gambe dell’avversario senza requie. L’elfo era ben fisso sugli arti inferiori, le mani ferme sul ferro che spingeva sempre più in profondità.
Il Guscio cadde a terra, immoto, ad una velocità da tale da far pensare a una marionetta a cui erano stati tagliati i fili. Da quando Onir e l’elfo avevano messo piede nel granaio non era trascorso nemmeno mezzo tocco. Onir sentì le lacrime che aveva trattenuto esondare.
***
Prima di lasciare il granaio, l’assassino chiese ad Onir una coperta. Una volta ottenuta, l’elfo vi avvolse il corpo del Guscio, con delicatezza, posandolo sopra le casse abbandonate. Un’ultima gentilezza che fece comprendere ad Onir il motivo per il quale raramente gli assassini venivano traditi dai mandanti: nessuno aveva mai rotto il voto di segretezza che celava le loro fattezze al mondo. Farlo, avrebbe messo gli assassini in pericolo di vita.
Una volta che l’elfo ebbe terminato di comporre il corpo, uscirono all’aperto. Il tramonto aveva tinto l’orizzonte dei colori dell’iris; Onir si sentì pacificato, quasi che il cielo stesso augurasse a lui e alla sua famiglia buon viaggio. Si sarebbero messi in marcia l’indomani, dopo aver sepolto il Guscio sulla collina di fronte a quella dove aveva sepolto Floria: Onir desiderava tenere il ricordo delle due tumulazioni ben separato.
«Lascerai questo luogo?»
Onir rivolse all’elfo uno sguardo sorpreso, sospettando che questi avesse il potere di leggere le menti. L’assassino alzò una mano per indicare il carretto alloggiato sotto un pergolato: la copertura era già stata montata, rivelando le intenzioni di Onir.
Onir annuì, sollevato di non dover nascondere ogni suo pensiero. «Farò ritorno nelle contee del sud, nel mio paese natio. Mio fratello ha avviato un’attività promettente e c’è lavoro per entrambi: mi attende a braccia aperte.» Ritenendo giunta l’ora del congedo, Onir fu vinto dall’imbarazzo: le parole gli sfuggirono a smozzichi. «Non so… come ringraziarti…» era incerto su quale appellativo utilizzare per rivolgersi all’assassino «mio Signore». Decise di portare il discorso su un terreno per lui più confortevole. «Vado a prendere l’abito.»
L’elfo allungò una mano, posandogliela su un braccio per trattenerlo.
«Tua figlia, un giorno, sarà felice di salire all’altare indossandolo. Piuttosto… secondo il tuo racconto, l’infermità che ha causato la morte di tua moglie ha mietuto altre vittime. Da quanto tempo ha fatto la sua comparsa a Lark?»
La domanda dell’assassino prese Onir alla sprovvista: rifletté per alcuni istanti, prima di rispondere. «Credo tre anni… non di più. I guaritori non riescono a comprendere la sua natura, compare con l’approssimarsi dell’inverno.»
«Piuttosto bizzarro, non trovi? Se non ricordo male, il Chierico è giunto da voi solo un anno prima.»
Onir non era così stupido da non comprendere il sottinteso: le sue labbra decisero per lui, si aprirono in una smorfia che espresse la sua angoscia. «Tu credi che…»
Gli occhi dell’elfo si illuminarono di stelle, rendendo il suo volto etereo. Il suo sorriso si fece il più dolce dei veleni. «Credo di aver trovato il mio compenso, mio buon Onir…»
Serie: L'abito da sposa
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L’immagine delle due tombe separate, per la vera Floria e per il suo fantoccio, è molto evocativa e significativa.
Sembrava quasi la fine dei giochi, ma, a quanto pare, non è così.
Bene, perché ora passo al terzo. 😊👍
Per me era importante separare i due ricordi: questo è quanto avrei fatto io nei panni di Onir. Separare il Guscio dalla Sposa, per portarne il ricordo nella sua purezza.
Scrivere ancora quanto bella ed itrigante sia la storia, mi farebbe sembrare uno di quei giradischi di una volta a cui salta la puntina… Ma onestamente, mi hai preso al lazo, mi hai legato mani e piedi e adesso, con l’aiuto di un elfo appena appena inquietante, mi stai portando vicino ad un bel fuoco acceso. Ecco.
Oddio, io e il giradischi siamo vecchi compagni di merende! Non sono antica quanto il fonografo, ma ad inizio anni ’80 c’era solo quello ad animare le feste (in fumose soffitte frequentate da preadolescenti con le mani sudate). Sono contenta che la storia ti stia piacendo, spero di cuore (come ho detto in uno dei commenti fatti a Giancarlo), che l’elfo vagamente inquietante (in realtà è uno psicopatico) non venga a farti visita in sogno. Sai che c’è? Oggi, ho proprio bisogno di una bella boccata d’aria: appena finisco di rispondere ai commenti, mi fiondo sulla tua nuova serie.
Awwww! Non ce la posso fare io! Ogni volta che leggo i commenti mi si scioglie tutto l’apparato cardiocircolatorio! Che poi è un casino togliere tutti i ripiani del frigo e infilarmici dentro per un paio d’orette… o almeno per il tempo necessario a riacquistare compattezza. Sei spettacolare.
Pieno di risvolti e piccoli colpi di scena questo racconto, e solo nel giro in due episodi. Credevo che il finale avrebbe corrisposto alla morte del “Guscio”, invece a quanto pare c’è un’altra questione da chiarire! Tutto molto avvincente.
Sono felice di essere riuscita a sorprenderti.
Ciao ❣️
Il momento del guscio, ha fatto uscire la lacrimuccia nonostante “conosco” i personaggi da poco … però leggere il paragone che fa Onir tra il presente (guscio) e passato mi ha messo molta malinconia e far emozionare un lettore con così poche righe non è facile ❣️❣️❣️❣️❣️❣️❣️❣️❣️❣️❣️
Sai Lola, ha fatto scendere una lacrimuccia anche a me. E questo è bellissimo, perché è quello che devono fare le storie. Rapirci e portarci dentro di loro. Non posso che ringraziarti
“del volto che Onir aveva tanto amato, non rimaneva nulla”
😢
❤️
Non mi aspettavo un guscio cosi` abbruttito; pero` ci sta. Una maschera perfetta per le sfilate di carnevale di questi giorni. Se la immagino cosi`non mi impressiona.
E ora proseguo la lettura, per capire cosa ci nasconde ancora questa storia piena di sorprese.
Il periodo è quello buono, a Carnevale e ad Halloween gli zombie sono di casa ;D
Evito, di solito, le espressioni di entusiasmo nel commentare i racconti ma qui ci sta.
Bello, sul serio. Bello. La storia, lo stile narrativo. Mi piacciono.
Ancora grazie. Di cuore