
Exos
Serie: L'abito da sposa
Dio era un elfo. Exos, sospeso nel vuoto che lo divideva dai non morti, bramosi di banchettare con la sua carne, non riusciva a pensare ad altro. Raes, il dio piaga cui si era venduto in cambio del potere di resuscitare i defunti, era giunto a riscuotere la sua anima prima dei venti anni pattuiti.
Il Dio elfo era apparso accanto al suo letto sciogliendosi dalle ombre, lasciando che la luna che si affacciava dalla finestra aperta rivelasse tutto il suo splendore. Aveva tentato di pregarlo, di blandirlo, corromperlo. Il Dio elfo era stato sordo ad ogni sua parola, prendendolo per il collo e sollevandolo in aria come avrebbe fatto con un pupazzo di stoffa. Lo aveva fissato con occhi tanto neri da potervi affogare, colmi di un desiderio tanto intenso da averlo fatto tremare: morte.
Lo aveva trascinato nel tempio, dove erano stati radunati alcuni dei gusci che aveva rianimato negli anni trascorsi a Lark. Riconobbe il nipote del Nobile Egar, un bimbetto ossuto che di umano aveva conservato solo i riccioli d’oro. Il marito della panettiera, cui mancavano gli arti inferiori e si trascinava a terra a forza di braccia. La figlia del comandante della guarnigione, il figlio del siniscalco, la moglie del locandiere, il fratello dell’orafo. Un tempo persone, di cui conosceva il nome; ora bestie laide, immonde, che si attaccavano a vicenda per sottrarre all’altro un pezzo di carne marcia. Quando lo videro, smisero di bisticciare, pronti a fare fronte comune.
Il Dio elfo lo aveva legato ad una corda, rendendogli impossibile muovere le braccia. La fune che le teneva ancorate lungo i fianchi, era stretta al punto da avergli fatto perdere sensibilità delle mani. Il Dio elfo lo aveva trascinato ai piedi dell’enorme statua lignea al centro della sala, dopo di che aveva gettato in aria la cima della corda facendola passare sopra una delle braccia dell’effige di Esar: un dio mai esistito, un semplice anagramma buono a farsi gioco di bifolchi ignoranti. Dopo aver scalato la statua, il Dio elfo si era seduto su quello stesso braccio e lo aveva issato in aria.
I non morti si erano tenuti a ragionevole distanza fino ad allora, forse avvertendo l’aurea nera del Dio elfo. Una volta che Exos fu issato, non tardarono a portarsi sotto di lui. Il Chierico era tornato a pregare, blandire, corrompere, solo per vedere la corda abbassarsi fino a poter contare ogni dente ancora allacciato alle gengive putride delle creature che lo attendevano in pasto. La corda scese di una decina di pollici, e quei denti iniziarono a strappare tutto ciò che potevano: guance, naso, dita delle mani e dei piedi nudi, stoffa. Pochi attimi e fu risollevato in aria. Il Dio elfo cantava. Una canzone dolcissima, simile ad una ninna nanna.
«Ti prego! Ti ho servito fedelmente, se desideri la mia anima prendila ora. Dammi la morte!»
Il Dio elfo continuò a cantare. La corda continuò a scendere e a risalire: all’infinito.
Serie: L'abito da sposa
Avete messo Mi Piace7 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
La sorte del chierico somiglia un po’ a quella di Prometeo, condannato ad essere beccato da un’aquila per l’eternità.
Un episodio che fa da intermezzo, mostrando una scena tanto cruda quanto potente.
Questo, in realtà, è la fine del racconto/serie (ho dovuto dividere lo scritto in più episodi per esigenze di spazio). Da spazio all’altra “faccia” dell’assassino chiamato Bestia, che come la luna possiede un lato oscuro.
*dà spazio… benedetto tastierino, ma fa diventare matta…
ho letto ora le tre parti di questo racconto davvero bello. Se posso fare un’osservazione, forse il passaggio dalla seconda alla terza parte è troppo brusco, avrei preferito una modulazione. Comunque, è un dettaglio marginale. Bravissima Micol.
Molto bello questo racconto, rimanda un po’ a quelle storie ambientate in un futuro apocalittico in cui l’umanità è divisa tra umani vivi e zombie, ma ci sono anche richiami di “Pet Sematary” di Stephen King. L’originalità sta nel fatto che è tutto trasposto in un’ambientazione fantasy. Ti consiglierei di inserire un altro episodio prima di questo, in cui spieghi dal punto di vista di Exos come mai il personaggio opera quell’incantesimo che crea gli zombie e quali sentimenti la cosa susciti in lui, fino ad arrivare al momento della cattura da parte dell’elfo.
Ciao AF, grazie mille per le tue annotazioni. Una volta in più mi rendo conto che questa serie, proposta come racconto autoconclusivo, presenta delle mancanze. La terza parte non è del tutto fruibile. In fase di stesura, seguirò il tuo suggerimento.
Ho trovato le prime due parti equilibrate fra loro. Una narrazione fluida che ci accompagna verso un finale aperto. L’abito non lo vuole, meglio una ricompensa più ‘gustosa’ che lui stesso si è scelta. Un’informazione forse inaspettata che gli fa pregustare sulla punta della lingua un intenso piacere. Quello che proverà torturando l’anima di cui andava in cerca. Mi ha colpita molto la descrizione del ‘Guscio’, un essere da compatire che non ha chiesto di stare dove si trova, ma subisce la condizione per il capriccio di colui che non ha saputo rinunciare a lei. Non ho visto il Guscio disgiunto dalla sposa, nonostante sia presentato e descritto come altro. Piuttosto ho trovato in lui una sofferenza profonda che muove a compassione, appunto. L’episodio finale mi ha colpita. Le immagini sono vivide e si presentano agli occhi come davanti alla scena di un girone infernale con le anime sottoposte al contrappasso e il signore di tutto che gode in eterno della punizione inflitta. Leggerti non è certamente né facile e nemmeno immediato e credo che questa sia la tua dote migliore. Mi piace essere messa in difficoltà. Bravissima Micol.
Per l’episodio finale, in effetti, volevo creare l’effetto di un pugno allo stomaco. In quel Guscio, per quanto rappresenta, c’è una parte di me: forse è per questo che lo sento distaccato da tutto il resto. In ciò che scriviamo, viene sempre fuori qualcosa di noi. Il bello è questo. Ti ringrazio per aver accolto un mio limite come una dote. É difficile cambiare la propria impronta stilistica, penso che ormai la mia sia questa
Terminata la seconda rilettura, ammetto che anche io non avevo capito che fossimo di fronte allo stesso elfo. Forse richiamare un particolare messo in risalto nei due racconti precedenti avrebbe aiutato. Anche perché in questo terzo episodio mi piace moltissimo il gioco che fai con il punto di vista di Exos, che credo sia talmente ben fatto che tendiamo a renderlo nostro e davvero crediamo anche noi che l’elfo sia Raes. Dei tre episodi è quello che mi è piaciuto di più, complimenti.
Grazie mille Marco, soprattutto per avermi dato il modo di guardare al mio racconto da un punto di vista differente. I lettori sono preziosi proprio per questo, vedono dove gli occhi dell’autore (preso dalla sua storia) sono ciechi. Sono contenta che lo stile conciso di questo episodio abbia incontrato il tuo gusto narrativo. Quanto alla confusione generata sull’identità dell’elfo, è una cosa che devo sicuramente sistemare.
Sono riuscito a recuperare il terzo episodio. Devo essere onesto: inizialmente non avevo compreso che questo dio Elfo fosse lo stesso personaggio dei primi due episodi, perché c’è una grande differenza fra di loro. L
Nel complesso mi è piaciuta tutta la serie, ma ho trovato forse un po’ “sbrigativa” quest’ultima parte, se messa in confronto con le precedenti.
Ciao Gabriele, ti ringrazio per aver condiviso questa sensazione. Grazie ai commenti, mi sono resa conto che per molti il collegamento non è stato così scontato; in fase di redazione del romanzo ne terrò giusto conto per rendere questo arco narrativo più lineare. Quanto alla struttura, era mia intenzione concludere con dei brevi flash in grado di far conoscere al lettore la sorte di Exos nella sua sola crudezza.
Woooohh! Lo so, non è molto rassicurante, ma adoro l’elfo. Sì, sì è uno psicopatico sadico, ma credo sia proprio questo il lato affascinante di un essere che sicuramente ha vissuto chissà quali esperienze che ne hanno deviato il carattere o almeno è questa l’impressione che sembra trasmettermi. E poi mi sono immaginato pure la ninna nanna, suonata da un orchestra subito dopo averla intonata, sai no? Tipo colonna sonora che man mano aumenta nella drammaticità delle sue note ad ogni immersione di Exos in quel mare agitato di denti e unghie.
Ho scritto che la tua scrittura è violentemente bella? No? Allora mi merito come minimo una testata!
Troppo buono Emiliano, ma sono contenta che le mie storie ti piacciano anche se arrivano dal lato oscuro di Edizioni Open 😀 Credo che Alo farà nuovamente la sua comparsa, fra qualche tempo, magari con un episodio più breve. Spero vorrai tornare a visitare il suo mondo.
Pur essendo il genere poco vicino ai giusti questo tuo racconto mi ha preso parecchio, i primi due episodi li ho trovati avvincenti. L’introduzione di Onir – e di consetdella storia – ti è venuta benissimo, così come certe descrizioni dettagliate ma non pesanti, quella del Guscio su tutte. Anche il tempo che dai al racconto è ben calibrato: scorre veloce, ma senza fretta. Il terzo episodio non so… Lo stile è sempre quello, ma qualcosa lo rende più confuso e meno incisivo degli altri due. Nel complesso un bel lavoro, brava.
Ciao Francesco, comprendo benissimo la dissonanza che hai avvertito. Nella terza parte c’è un “vuoto” che, in effetti, chi non conosce il personaggio dell’assassino avverte. Grazie per avermelo fatto notare. Questa storia è parte di un progetto più grande, un romanzo dedicato giustappunto all’assassino elfo, composto da vari racconti autoconclusivi che si legano a un tema portante. In questo ho voluto dare voce al punto di vista di Onir e Exos, ma ho peccato di ingenuità tralasciando alcune informazioni che avrebbero potuto dare all’assassino una dimensione più definita. Qui è lasciato vagamente intendere che la sua personalità è alquanto complicata ed è un sadico: concetti che, volendo raggiungere un lettore nuovo, non ho sviluppato a dovere.
Ciao ❣️ l’impatto narrativo è fortissimo. Quest’episodio oltre ad essere visivamente molto forte ci aiuta a capire meglio la questione dei gusci ed e chiude perfettamente questi primi tre episodi … sperando in un seguito
❣️
Sono contenta che questa parte, seppure cruenta, non ti abbia delusa. Non ci sarà un seguito, “L’abito da sposa” è nato come un racconto autoconclusivo che ho dovuto dividere in tre per esigenze di caratteri massimi concessi. Nulla toglie che in futuro, se ne avrò la possibilità, pubblicherò altre storie che avranno per protagonista questo affascinante assassino.
Questa terza parte devo rileggerla con calma, per cogliere meglio il senso meno apparente. L’ effetto immediato e` forte. Una dannazione da pelle d’ oca.
Sì, è parecchio indigesta e disturbante. Il secondo aspetto era quello che desideravo ottenere e sono felice di esserci riuscita.
“Il Dio elfo continuò a cantare. La corda continuò a scendere e a risalire: all’infinito.”
Finale perfetto. Ho letto la storia d’un fiato, ed ho commentato dopo per darmi il tempo di digerirla. Complimenti. 👏
Ancora una volta grazie, Giancarlo. Volevo che il finale fosse disturbante, in linea con la caratterizzazione dell’assassino: spero di essere riuscita ad esprimere i suoi due volti.