III. -Oro e Argento
Serie: Il Nodo Perfetto
- Episodio 1: I – A proposito di Carìlia
- Episodio 2: II – Primo Feudo
- Episodio 3: III. -Oro e Argento
STAGIONE 1
<Fosse qui qualcuno l’avrebbe già trovato, no?>> ad Agrive riusciva facile stare ben saldo in terra o, in alternativa, far saltare i nervi dell’interlocutore con la superficialità del suo scetticismo.
Polvere, sul piede di guerra, dall’indice alzato premetteva un’arringa di fuoco, stemperata dai modi più o meno gentili del Mastro:
<<Eh, se ci pensi ci hanno provato: negli anni, chi di dovere ha ben pensato di ricostruire le vicende, collegando date e scritti; ma questo ha richiesto del tempo. Una vita intera di viaggi alla ricerca di un frammento, poi un altro e un altro ancora. Noi, adesso, nonostante quest’abbondanza d’indizi, ne sappiamo poco più di quelli che ne hanno trovato le vestigia>>.
L’ultimo ad arrivare era sempre Runo, ridotto a uno straccio dalle fatiche di un giorno intero a riparare barche giù al cantiere. Stordito, tutto rotto, tirato a forza sulle alture di Castel Vegliardo all’ora tarda dalla birra e dai compari, si era presentato col fiatone:<<Buonasera. Di che si vaneggia? Mi sono perso un qualche cosa?>>.
La questione fu ripresa da principio, disconnessa da ogni coerenza di discorsi logici livellati in ore di chiacchiere, storpiata a bastonate dai deliqui dei fratelli Jorge e ricostruita pezzo pezzo dal Maestro sul sottofondo musicale di un arpeggio ridicolo in Do-Sol.
Runo capiva. Di là delle apparenze più o meno esili, c’era una mente volta al piano e alla perseveranza, prudente ma audace.
Si forzava alla gentilezza per evitar di trasformare la lingua in spada:
<<Abbiamo notato…>> mentre s’accendeva la sigaretta e alzava il mento a Thomas, <<che sopra certe porte vi sono i segni della pirateria antica: potrebbe averci a che fare, se parliamo dei perseguitati e dei loro codici per dirsi le cose di nascosto>>.
<<All’ingresso c’è su rilievo dell’architrave un teschio, sul quale brilla la Stella del Mare, e che a mandibola spalancata mostra una cassa con dentro tre figure: una mappa, una moneta e un terzo oggetto mancante>>. Thomas aveva finito il racconto in un vicolo cieco.
Scesero a Primo Feudo che iniziava ad albeggiare, e nello schiarirsi del buio andarono storti sul sentiero del ritorno.
Il giorno successivo si ritrovarono al pub della baia nord-ovest dell’isola, lungo la strada Petraia: i carri ci andavano avanti e indietro dal mercato al porto, giù fino alle barchette di pescatori di rientro. Si andava curvando per tutto il golfo a mezzaluna, di fianco al rilievo maggiore sulla cui cima dormiva Castel Vegliardo, e incassati sulla via c’erano ogni tipo di bottega e servizi, intercalati di case auguste e storte. In una conca più fonda delle altre, si mescolava alla roccia con architetture incomprensibili, un galeone particolarissimo: la prua rivolta alle onde, le lanterne appese alla cava coi chiodi torti o penzoloni dalle corde tra gli alberi della nave, sventolavano dai corrimani gli stendardi del Re dei Pirati: salendo sul castello di poppa un altare altissimo, di genio intarsiatore, si costruiva nel silenzio delle statue piene di lumini per aureola, sulle mani, sopra ai piedi e dentro al cuore.
In fondo alla strada, si teneva in piedi per miracolo, un crescendo di assi inchiodate oblique per struttura, rubate forse a qualche relitto rinvenuto sulla spiaggia.
Dentro era messo pure peggio, ma l’aria profumava di cibo, birra e tabacco; le pareti erano stracolme di mensole, stracolme a loro volta di chincaglierie inutili venute da ogni parte del mondo. Ovunque brillavano lanterne e lumi, soffuse -leggerissime-, umili tratti d’arancione rinchiusi in una pennellata tonda di riflessi, che andavano e venivano di tra gli occhi dei presenti, rimbalzavano sugli strumenti dei musicisti dal palchetto, finivano tra le ombre di quelli che s’acquietavano in disparte a complottare.
Intorno a un tavolo, là in mezzo alla caciara, s’erano accomodati i nostri.
<<Quel libro è la risposta a tutte le nostre ricerche…>> Esilio non alzava mai la voce. Non ne aveva bisogno: profondo di tono e alto di volume; il difficile era convincerlo del contrario.
<<E perché, Maestro?>> Ezio er’avvolto da un nuvolone di fumo, mezzo stordito dal rum e dalla musica.
<<Dopo essere stato ucciso, il Re torna dall’Abisso e appare alla sua ciurma. Gli mostra la rotta per i Mari Celesti, nell’attesa di navigarli insieme a loro.
La sua ciurma si divide, veleggia per ogni angolo di mare sotto bandiera nera, e recluta uomini liberi dal cuore trafitto dal mistero.
La Rada Santa che vedi venendo in qua, che fu nave del nostro Patrono José Maria de’ Nicefori, tiene sicuramente il libro sacro del Re: il Codex Piratorum. Per poterlo consultare, dobbiamo parlare con l’Ammiraglio. Lui conosce quel libro a memoria>>.
Ma scoprirono con sgomento, il giorno appresso, che l’Ammiraglio era stato ammazzato.
E l’unica copia libera del Codex Piratorum era sparita.
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