Iku-Turso

Serie: L'incubo


Le candele erano già state accese e disposte sul tavolo. Akseli, seduto di fronte a Jenni, provava invano a concentrarsi: nella sua mente si alternavano immagini che continuavano a distrarlo. Ogni volta che chiudeva gli occhi, gli appariva il viso triste di Saara; l’unica cosa che desiderava era chiamarla e stare con lei. Pensava all’assurdità di ciò che stava facendo e avrebbe voluto dire a Jenni di lasciar perdere, rimettere tutto in ordine e guardare un po’ di TV in pace. Ma quando alzava lo sguardo verso di lei, capiva che ormai era troppo tardi: sarebbe stato impossibile dissuaderla.

«Facciamo una pausa?»

«Akseli, mi meraviglio di te: non si fanno pause! Ecco, adesso mi hai fatto distrarre.»

«Beh, io devo andare in bagno», rispose lui alzandosi e dirigendosi verso le scale. Oltre all’effettiva urgenza fisiologica, sentiva la necessità di controllare il telefono per eventuali messaggi. Ma, con enorme delusione, constatò che non c’era nessuna nuova notifica.

Jenni, rimasta sola al piano di sotto, riuscì finalmente a percepire qualcosa: una presenza silenziosa e invisibile che balzava velocemente da un punto all’altro della stanza. Aveva l’impressione che si trattasse di un gatto o di un altro animale, non certo di un essere umano. Nella sua esperienza, le anime umane si presentavano poco alla volta, dapprima dicendo qualcosa e poi, in certi casi, mostrandosi. Ma quell’essere era completamente diverso.

All’improvviso Mimi saltò sul tavolo, facendola trasalire.

«Oh mio Dio, sei tu? Vuoi farmi venire un infarto? Dai, scendi subito.»

«Miao.»

«Che vuoi? Vai via», le ordinò, spingendola con la mano. Ma la gatta non ci pensava nemmeno ad allontanarsi e si sedette proprio davanti a lei, tra le due candele.

«Ecco, ci mancava anche il gatto! Guarda che se ti bruci non è colpa mia, capito?»

Mimi la guardava negli occhi con aria di sfida, finché qualcosa attirò la sua attenzione: il mazzo di Carte Oracolo. Prima che Jenni potesse fare qualcosa per fermarla, diede una zampata al mazzo, facendo volare le carte per terra.

«No! Maledetta! Sciagurata!» inveì Jenni, chinandosi a raccoglierle.

Intanto Akseli, tornato dal bagno, si era fermato in fondo alle scale a osservare divertito la scena. Quando Jenni si accorse di lui, sbottò: «Insomma, vuoi darmi una mano o no? Di questo passo non concluderemo niente!»

Lui si avvicinò per aiutarla a recuperare tutte le carte, ma prima di chinarsi si accorse che ne era rimasta una sul tavolo, proprio sotto la zampa di Mimi.

«Iku-Turso», esclamò Akseli indicando la carta.

Prese in braccio Mimi e osservò più attentamente l’immagine: l’orrendo essere viscido aveva una barba fatta di tentacoli. Era il Guardiano degli Abissi e rappresentava la forza distruttiva delle acque.

Jenni si alzò di colpo e, strappandogli la carta dalle mani, la fissò con gli occhi spalancati.

«No, non è possibile.»

«Cosa?» domandò Akseli, confuso.

Lei sospirò: «Siediti».

«Ecco, sono seduto. Adesso vuoi spiegarmi?»

«La prima volta che sei entrato in contatto con quell’uomo…»

«Era il 2022: una donna, senza appuntamento, si presentò qui supplicandomi di farla parlare con la figlia, morta pochi mesi prima. Cercai di contattarla, ma al suo posto apparve lui.»

«Akseli, mi dispiace. Non so come dirtelo.»

Lui la fulminò con lo sguardo: non gli era chiaro cosa avesse combinato, ma era certo che, anche stavolta, lei c’entrasse qualcosa.

«In effetti, sono stata io a darle il tuo indirizzo.»

«Jenni! Potevi almeno avvisarmi!» urlò lui. «Perché fai sempre così? Non sei la mia segretaria, devi smetterla!»

Lei accettò il rimprovero, poi gli prese la mano e continuò: «Conosci la storia della Viking Sally, vero?».

«Che c’entra adesso la Viking Sally? Comunque, sì. Sai che mia mamma era a bordo quando furono aggrediti i due studenti. Pensa che quell’esperienza continua a tormentarla: crede di essere ancora su quella nave. Ma perché ne stiamo parlando?»

«Saprai anche che l’aggressione agli studenti non fu un evento isolato. L’anno prima un imprenditore era stato ucciso nella sua cabina dopo un tentativo di furto; nel 1988 la nave si era incagliata nell’arcipelago di Stoccolma, finché nel 1994, quando ormai si chiamava MS Estonia, avvenne il disastro peggiore: si ribaltò e affondò. Morirono più di ottocento persone. I superstiti furono centotrentasette, tra i quali la donna che bussò alla tua porta. Durante il naufragio era incinta.»

«Aspetta, credi davvero che Iku-Turso, il mostro mitologico, esista realmente e che abbia fatto tutto questo?»

«Senti, non lo so, ma non ti sembra che ci siano troppe coincidenze? Se, per ipotesi, lui esistesse davvero…»

«Dai, piantala», la derise lui. «È tutto inventato. Deve esserci un’altra spiegazione». D’un tratto tornò serio e considerò per un istante la sua ipotesi: «E poi, che motivo avrebbe avuto per attaccare quella nave?»

«Beh, aveva invaso il suo territorio. Potrebbe avere senso, no?»

«Niente, in tutto questo, ha senso!»

«Nel Kalevala, Iku-Turso viene invocato da Louhi, la padrona di Pohjola, per attaccare la nave di Väinämöinen…»

«…e recuperare così il Sampo. Sì, ricordo questa storia.»

«E se avesse un fondo di verità? Se colui che chiamavano Iku-Turso fosse in realtà un demone o qualcosa di simile?»

Un brivido attraversò il corpo di Akseli; perfino Jenni notò la pelle d’oca sulle sue braccia.

«Pensi che Iku-Turso in persona si sia presentato qui e abbia invaso la mia casa? Perché? Io non ero su quella nave.»

«Ma la donna che ti ha chiesto di cercare sua figlia, sì: lei era una sopravvissuta. Cercando sua figlia, insieme a lei, devi aver aperto una porta spirituale. E poi non sei del tutto estraneo alla faccenda: anche tua mamma è stata testimone della sua opera di distruzione.»

Continua...

Serie: L'incubo


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Davvero interessante questo demone che entra in scena, mi piace la svolta mitologica…continuo a pensare che sotto ci sia di più. Come dice Concetta, credo che la nave stessa contenesse un segreto, o qualcosa di scomodo…

  2. Non credo che Iku-Turso abbia provocato il disastro della MS Estonia perché la nave aveva invaso il suo territorio (chissà quanti battelli saranno passati in quelle acque); piuttosto, non era l’azione dell’imbarcazione, ma la nave stessa che doveva essere punita ed eliminata. Magari qualcuno ha evocato, anche indirettamente, le forze oscure per vendicarsi? Mi piace molto questa storia ispirata a uno dei più grandi naufragi. Bravissima, Arianna!❤️👏👏

  3. Buongiorno Arianna. Con questo capitolo ci hai immersi totalmente nel mondo magico delle leggende nordiche. Sai, le leggende sono una mia passione e questa non la conosco, ma ancdrò certamente ad approfondirla. Mi piace che tu ce l’abbia narrata usando l’espediente del dialogo perchè così è resa più viva e vivace. Quando la tradizione orale si mescola ai fatti quotidiani, allora si arricchisce, perchè è proprio da quel bacino che attinge i nuovi elementi che poi si mescoleranno e faranno anch’essi parte della narrazione. La storia si fa, capitolo dopo capitolo, sempre più curiosa, interessante e spaventosa.

    1. Ciao Cristiana, grazie! Come ti avevo già accennato, anch’io sono appassionata di mitologia🙂 La figura di Iku-Turso mi ha affascinata, anche perché l’ho trovata perfetta per il mio racconto.