IL BREVE SPAZIO

La stavo aspettando, dentro un pomeriggio di impietosa estate, con il fiato corto per l’emozione. Avevo dato penombra alla stanza, gonfiato il torace davanti allo specchio, ignorato le brevi rughe del viso. Respiravo a fatica la sua assenza, pure giustificata: non era ancora l’ora.

E poi arrivò, come un vento improvviso, come la fine di un tormento. L’attesa fu frantumata come un vetro, e fu resa ridicola la mia ansia.

“Come stai?” le chiesi.

“Bene” mi rispose “e tu?”

Ma io presi a navigare nel mio silenzio, nel mio turbamento.

Poi, con gesti sicuri, lei aprì il mio cuore, offuscò le mie paure, gettò l’ancora nel mare inquieto dei miei timori. Restai invischiato nel lento ticchettio del tempo che mi aveva portato.

“Lo sai che i minuti sono più lunghi, quando stiamo insieme?”

“Spero di no” mi rispose “altrimenti uscirei da qui più vecchia…”

Quando il pomeriggio lasciò il posto alla sera, perdendo luce e colori oltre la finestra, lei cominciò a vestirsi, guardandosi intorno con un leggero sorriso.

Mentre con un ultimo gesto si sistemava i capelli, stavo per chiederle: “Rimani?” ma poi non dissi nulla, per la paura che rispondesse: “Mai.” Così la guardai aprire la porta e andarsene verso chissà quale lontananza. Restai fermo, ma insofferente come un cane alla catena.

Ora il suo profumo riempiva già la mia solitudine; sul letto riconobbi la sua impronta, simile ad una falsa promessa. Mi stavo illudendo che tutto ciò potesse riempire il breve spazio della sua mancanza. Ma non potevo sapere se sarebbe ritornata: nessuno conosce cosa accadrà domani.

Del resto lei non aveva mai parlato di unione duratura; ogni volta che stavamo insieme lei si comportava come se fosse l’unica volta. Dei suoi dolori non ho mai saputo niente. Niente ha mai voluto in cambio di tutto quello che mi ha dato.

Mentre iniziava la notte cercai di svuotare la mia vita del ricordo di lei. Vagai nel sogno, come un viandante senza meta.

Nota: il testo è liberamente ispirato alla canzone

“El breve espacio en que no estàs”

di Pablo Milanes

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

      1. Sì, presto comincerò a pubblicare…..anche se io non sono una scrittrice…..sono una pittrice e un’imprenditrice con la passione del bello e con l’ossessione di scovare talenti nascosti…..
        Grazie e a presto.

        1. Bene.. ti leggerò con piacere..
          p.s.: nemmeno io sono scrittore.. 😉

  1. ‘Spero di no” mi rispose “altrimenti uscirei da qui più vecchia…” Inutile dirti, Furio, che con questo omaggio al cantautore poeta, hai fatto centro con la famigerata freccia di Cupido. Onore a Milanés per sempre e onore a te, per questo stile che stai facendo tuo che assomiglia molto a una prosa poetica, soprattutto quando scrivi di donne. P.s. La mia preferita è Yolanda 🙈

    1. Ti ringrazio, Giancarlo.. è una vecchia canzone sudamericana.. ho trovato il testo dentro a un mio vecchio diario.. e per sentirmi un poco giovane l’ho rispolverata..

  2. “Ora il suo profumo riempiva già la mia solitudine; sul letto riconobbi la sua impronta, simile ad una falsa promessa. Mi stavo illudendo che tutto ciò potesse riempire il breve spazio della sua mancanza”
    Quanta malinconia! La mancanza di ciò che si è avuto, anche per poco, è sempre assai peggio che non averne mai avuto, o di sapere di non poterne avere mai più. (no, non è di Marzullo, è mia.)