
“Il cacciatore di haters”
Serie: Dipendenze e follie
- Episodio 1: “Il Verde”
- Episodio 2: “I rotoli fratelli”
- Episodio 3: “Il cacciatore di haters”
STAGIONE 1
“Il suo nuovo ruolo sociale”, come l’aveva definito lo stesso Ettore, lo preoccupava molto. Il muratore glielo aveva riferito al telefono qualche giorno prima con una voce insolitamente squillante. In realtà, meditava Riva osservando lo Smartphone, gli era sembrato che in questo caso più che nuove e improponibili manie all’orizzonte, ci fosse solo il desiderio di ottenere approvazione e sostegno da parte sua. Tuttavia non era il caso di essere troppo ottimisti, continuava Riva nelle sue riflessioni, perché alla sua precisa domanda sulla natura di questo cosiddetto “nuovo ruolo sociale” Ettore era stato molto vago. C’era quindi da stare tranquilli?
Riva conosceva bene la risposta ma preferì sorvolare. Si aggiustò gli occhiali, riavviò il Pc e attese. Intanto era stranamente in ritardo e già questo non era da lui.
Che diavolo mi combini Ettore?
Una mosca zampettava sui braccioli della poltrona, fuori c’era un sole invernale che illuminava in maniera metallica il giorno. Essere ottimista proprio non gli riusciva, si ribadì, anche se magari veniva fuori che Ettore aveva combinato qualcosa di buono, che era migliorato, che aveva abbandonato le sue bizzarre trasformazioni. Perché no? Del resto mai dire mai, soprattutto quando c’era di mezzo il muratore di Fano. Sì sentì bussare alla porta, Riva fece un respiro profondo e invitò Ettore ad entrare. La prima cosa che notò fu il suo abbigliamento: Ettore non vestiva più di un unico colore e già quello era un grosso cambiamento.
«Come andiamo?» gli chiese, mentre il muratore si sedeva dall’altra parte della scrivania.
«Benone dottore, scusi il ritardo.»
«Allora… cos’è questa storia del tuo nuovo ruolo sociale?» Riva scacciò la mosca che gli aveva preso di mira gli occhiali.
«Non è una nuova trasformazione.»
«Questo lo vedo.»
«È molto di più» la voce di Ettore era diventata di nuovo squillante, «molto, molto di più.»
Il solito brivido a tormentargli la schiena e Riva congiunse le mani. Restò in silenzio per qualche istante poi lo invitò a proseguire.
«Ho iniziato per caso a dire la mia su alcuni problemi e il resto è venuto da sé» Ettore cercò inutilmente di sistemarsi meglio la mascherina che gli faceva le orecchie a sventola, «però non mi sarei mai aspettato così tanto odio e livore da parte loro.»
«Hai iniziato dove?»
«Ce l’ho dentro casa da più di un anno, l’ha comprato mia moglie, il modello nuovo, diceva, ci voleva il modello nuovo… ma io non lo usavo quasi mai» Ettore si grattò un occhio, «finché un bel giorno l’ho acceso.»
«Cosa hai acceso?»
«Il Pc.»
«Hai iniziato dove?» gli ripeté Riva, toccandosi la pancia. Aveva un accenno di nausea e un brutto presentimento in testa.
«Su Internet.»
Eccoli i nuvoloni… Riva li vedeva già, più scuri della pece, addensarsi e riversare sopra di loro tonnellate e tonnellate d’acqua. Praticamente era già annegato.
«Di cosa parli nella Rete?» lo interrogò.
«Di tutto» tagliò corto Ettore, accavallando le gambe.
Riva fissò la mosca che adesso ballonzolava sul vetro della finestra. Una mosca, uno psicologo e un muratore dentro una stanza dalle pareti bianche. E lui che dei tre si trovava nella consueta posizione più scomoda. Forse sarebbe stato meglio essere una mosca.
«Chi sono “loro”? Chi è che ce l’ha con te?» gli domandò, schiarendosi la voce.
«Gli haters… sapesse quanti sono dottore… una marea» Ettore prese una caramella dalla ciotola arancione, «non fanno altro che criticare, insultare e offendere. Parlano di teorie assurde, di complotti, di cospirazioni… sono veramente fuori di testa.»
Riva notò che quella era la prima volta che Ettore dava del matto a qualcuno. Lui che era stato una pianta, un albero, un sasso e infine un rotolo di carta igienica sosteneva ora che i pazzi erano gli altri. Ci sarebbe stato perfino da ridere se quella patata bollente non fosse capitata proprio nelle sue mani.
«Come ti comporti con questi haters?» gli chiese, poco dopo.
«All’inizio sono gentile ed educato, cerco di farli ragionare, di trovare un punto d’incontro, di fargli capire l’importanza del confronto e del dialogo…»
«Giusto, bravo!»
«Però questa tattica non funziona quasi mai» concluse Ettore, amareggiato.
Riva si alzò e aprì la finestra, c’era aria di chiuso. La mosca ne approfittò per defilarsi e volò libera nell’aria frizzante del pomeriggio. Per un istante Riva la invidiò davvero, poi ritornò alla poltrona sotto lo sguardo attento di Ettore.
«Che succede allora?» Riva prese un’altra caramella, ma la rimise subito giù.
«Inizia la guerra.»
«Cioè?»
«Insulti, offese, maledizioni… malocchi… perfino minacce… ma io non mollo… io resisto… io sono paziente… sono stato un rotolo combattente, so bene come ci si muove in certe situazioni.»
«Perché fai tutto questo?»
«Per vincere, per spuntarla sul bifolco di turno» Ettore gesticolava per dare maggior risalto alle sue affermazioni. «Anche se non ho studiato me la cavo abbastanza bene con le parole.»
In effetti quella era una dote singolare del muratore, concordò Riva, togliendosi un ciuffo di capelli grigi dalla fronte. «Sei felice?» gli domandò, un secondo dopo.
«Certo.»
«Quindi sei un leone da tastiera anche tu» Riva lo fissò negli occhi, comprendere cosa gli passasse per il cervello era più difficile che scalare l’Everest.
«Eh no dottore, non è esatto.»
«Uhmm… come no?»
«Io sono un cacciatore.»
«Un cacciatore?» Riva tirò su la mascherina per coprirsi meglio il naso.
«Sì, un cacciatore di haters. E sono bravo, sa? Li trovo e li sconfiggo. Qualcuno l’ho fatto addirittura piangere.»
Riva s’illuminò, toccandosi la fronte con il palmo della mano: «Il tuo nuovo ruolo sociale, ovvio… ora capisco».
Ettore fece di sì con la testa. «Pensi che ho anche dei followers che mi seguono, che mi dicono di tenere duro, che mi imitano.»
«Dei followers…» ripeté Riva, meditabondo.
«Già» Ettore si era alzato in piedi, guardava l’orologio a muro. «Devo andarmene, ho uno scontro virtuale con un tizio che sostiene di venire dal futuro.»
«Dove?»
«Sui social, naturalmente.»
«Siediti ancora un attimo Ettore, per favore» tanto per cambiare Riva non sapeva che pesci pigliare. Valutare questo suo ennesimo cambiamento come un passo in avanti della terapia era corretto? Oppure era vero il contrario e il muratore stava peggiorando sempre di più?
«Ho appena un minuto dottore, sa… la puntualità è importante, è sinonimo di sicurezza.»
«D’accordo» finse di assecondarlo Riva, «perché sei venuto qui oggi?»
«Per avere la sua approvazione, dottore» gli rispose Ettore, diretto. «Per me è molto importante. Ho deciso di mettermi in gioco, di buttarmi nell’arena… fare il rotolo combattente mi ha aperto gli occhi, mi ha dato uno scopo… pensavo che lei avrebbe capito.»
Riva sospirò, su quello almeno aveva avuto ragione.
«Cosa c’entra il rotolo combattente?» gli chiese, curioso.
«Se potevo salvare i miei rotoli fratelli dal ladro simpatico potevo anche ambire a traguardi superiori» Ettore tirò su col naso e scrocchiò un indice, «come liberare l’umanità dagli haters e combattere contro la pazzia che dilaga su Internet… chi meglio di me poteva farlo?»
Vista dal lato di Ettore in effetti non faceva una piega, gli concesse Riva. Peccato solo che quel lato fosse tremendamente farlocco. «E tua moglie? Sempre d’accordo con te?»
«Sempre.»
«Ti ho già detto che hai spostato una santa, vero?»
«Sì, dottore.»
«Perché ce l’hai con questo tizio del futuro?»
«Perché spara balle. L’ho smascherato e lui ha iniziato a insultarmi.»
«Da quanto va avanti?»
«Da un mese.»
«Cosa pensi di fare?»
«Proseguire finché non si arrende.»
«E se non lo fa?»
«Alla fine vinco sempre io, dottore» il tono di Ettore non ammetteva repliche.
«Sentimi bene Ettore…»
«In realtà il problema non è lui, è lo zio dell’Umbria.»
«Lo zio?»
«Mi ha sfidato a duello con il grufolshek.»
«Con che?»
«Spiedo di porco uncinato, li chiamano così nel XXII secolo.»
«Ettore…»
«Sostiene di vivere proprio nel futuro, infatti mi ha dato appuntamento per il 17 novembre del 2150 a Perugia. Ma come faccio a presentarmi adesso nel 2150 a Perugia? Non ho mica la macchina del tempo, Giuda ballerino!»
«Anche lui mente, Ettore, è lampante.»
«Può darsi, però intanto che figura farò davanti ai miei followers?»
«Quanti sono?»
«Quasi diecimila.»
«Però…»
«La saluto, dottore, altrimenti mi collegherò in ritardo» Ettore tacque un istante. «Allo zio penserò dopo, intanto maltrattiamo un po’ il nipote.»
«Fai attenzione.»
«Lei sta con me, vero?»
«Sono il tuo analista.»
Per tutta risposta il muratore sollevò un pugno in alto e andò via, lasciando Riva in balia delle sue congetture. All’appuntamento successivo mancavano venti minuti e lui poteva riflettere. Ma riflettere su cosa? Ettore era una specie di falena impazzita davanti alla luce, una pallina di gomma che ribalzava di qua e di là senza una minima logica. E adesso si credeva un cacciatore di haters come prima si era creduto una pianta o un sasso. Le manie strambe erano sempre lì, non scomparivano come le macchie di ragù alla bolognese sulla moquette del soggiorno. Che fare? Che accidenti fare? Quella domanda lo tormentava da tempo senza ottenere mai una risposta convincente. I fitofarmaci non servivano, i colloqui terapeutici neppure… forse era ora di ricorrere alla sua arma segreta… forse era ora dell’ipnosi.
Serie: Dipendenze e follie
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- Episodio 2: “I rotoli fratelli”
- Episodio 3: “Il cacciatore di haters”
“Cacciatore di Haters” = supereroe del Nuovo Millennio. Sai che non è male, come ruolo sociale? Ormai in internet tutti si improvvisano tuttologi, è giusto che anche Ettore trovi un posticino tutto suo. Magari diventa miliardario o fonda una nuova setta: meraviglioso per il Dott. Riva. Questo episodio preannuncia grandi sviluppi: l’ipnosi, funzionerà? Soprattutto, darai un po’ di spazio a sua moglie? (magari invitandola ad una seduta): sarei curiosissima di conoscerla.
Magari sì… potrebbe entrare in gioco anche la moglie, vediamo… Sai che l’ idea della setta non è male? Già Ettore ha i suoi followers per cui il passo a diventare guru sarebbe breve! Grazie per averlo letto.