Il calderone

Serie: L'isola dell'Artiglio


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Roberto ha incontrato gli uomini-smilodonte... ma c'è di più

«Forza, muoversi, datevi una mossa!».

Gli uomini-smilodonte corsero alle capanne all’ordine del Comandante, fra loro c’era pure Pablo. Tutti dimenticarono Roberto e lui perse di vista l’uomo-smilodonte che l’aveva accolto per primo.

Adesso Roberto era confuso, si chiedeva cosa stesse succedendo.

Quell’uomo-smilodonte aveva parlato degli arsinoteri, se Roberto non sbagliava erano delle sorte di rinoceronti che, solo, le corna invece che succedersi dagli occhi al muso erano affiancate.

Annuì, perché ricordava alcune nozioni di paleontologia. Gli arsinoteri erano dei bestioni preistorici e il nome derivava dalla città egiziana vicino alla quale erano stati rinvenuti per la prima i fossili di quella specie: Arsinoe.

Un attimo più tardi, gli uomini-smilodonte uscirono dalle capanne che erano irriconoscibili. A parte che avevano ancora delle sembianze da uomo e le zanne che li contraddistinguevano erano ancora in bella vista, indossavano tutti delle corazze che li ricoprivano dal capo ai polsi e poi fino alle ginocchia.

Erano armature rinascimentali, solo un po’ grezze ma Roberto non avrebbe mai dubitato della loro efficacia.

Quelle strane creature si disposero a ranghi serrati e il Comandante li arringò con un breve discorso: «Adesso faremo vedere agli arsinoteri che scotto pagano nell’affrontare la nostra potenza. Evviva la nostra nazione!».

«Evviva, evviva la nostra nazione!» acclamarono gli uomini-smilodonte.

Dopo un momento i ranghi si mescolarono andando a costituire delle colonne, poi partirono di corsa.

Roberto aveva ancora perso di vista Pablo, ma se ne disinteressò: non doveva stare sempre dietro a quell’uomo-smilodonte.

Per un attimo pensò fosse meglio che rimanesse là immobile, magari avrebbe visitato il villaggio, ma poi si sentì opprimere dalla paura che, se non avesse visto cosa stava per succedere, si sarebbe perso una gustosa occasione di scoprire qualcosa di interessante.

Lo sapeva bene, gliel’avevano detto: era da secoli che l’uomo non visitava l’Isola, allora chissà quanto altro tempo sarebbe trascorso senza che qualche essere umano lo rifacesse, sicché Roberto decise che doveva andare a vedere.

Si mise a correre dietro a una colonna e nessuno gli disse nulla.

Gli uomini-smilodonte procedettero per quei sentieri, poi sciolsero le colonne e si sparpagliarono fra gli alberi.

Roberto si nascose dietro una roccia, quindi vide arrivare delle ombre oscure dalla direzione in cui avevano puntato gli uomini-smilodonte.

Indossavano corazze più o meno simili a quelle degli uomini-smilodonte se non per certi dettagli che differivano, ma quel che più balzava all’occhio erano le corna che, al contrario delle zanne delle belve che avevano dato il benvenuto a Roberto, puntavano verso il cielo e non verso il suolo.

Sono gli arsinoteri!… O meglio, gli uomini-arsinoterio.

Gli ospiti di Roberto si sparpagliarono ancora di più, poi corsero incontro alle colonne di uomini-arsinoterio che era sembrato avessero costituito un tridente.

Di lì a poco, iniziò il combattimento.

Se gli uomini-smilodonte cercavano di agire con una strana coesione, cioè si dividevano ma poi si riunivano con al centro gli uomini-arsinoterio, questi ultimi rimanevano compatti e tentavano di fare gruppo.

Roberto vide gli uomini-smilodonte graffiare i nemici con artigli metallici, poi con le zanne provavano a mordere quelle strane creature antropomorfe, ma gli uomini-arsinoterio con sbuffi e grugniti resistettero e anzi incominciarono a riunire i rebbi del tridente così da stritolare gli uomini-smilodonte rimasti in mezzo.

Il Comandante dava ordini, urlava, poi ogni tanto non esitava a gettarsi nella lotta per poi retrocedere e badare al corso della battaglia.

Molti uomini-smilodonte finirono per essere straziati dalle corna degli uomini-arsinoterio, i quali li colpivano dal basso verso l’alto con delle sorte di inchini all’incontrario. E poi, molti uomini-smilodonte finirono per avere le ossa spezzate dai muscoli dei loro nemici.

Non c’erano spade, né archibugi o picche, ma solo artigli – che fossero artificiali o meno – più zanne e corna.

Molto sangue bagnò il fogliame e quando la manovra della riunione dei rebbi finì, molti uomini-smilodonte finirono per essere stritolati.

«Roberto?! Che ci fai qua?».

Si girò a guardare e vide che si trattava di Pablo, l’aveva riconosciuto. «Io… io sto guardando…» si spiegò.

«Ma non fa per te, tu sei un ospite, non devi vedere queste cose!» protestò in maniera vivace.

«Certo, ma sono… ero curioso!».

«Vattene, che è meglio. Torna indietro, il Calderone non fa per te!» si mise a ripetere.

Roberto per un attimo non volle ascoltarlo, ma poi decise che forse era meglio dargli retta.

Annuì in maniera incontrollata, gli veniva da ridere e piangere al tempo stesso, allora decise di obbedirgli. Girò sui tacchi e andò via.

Serie: L'isola dell'Artiglio


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. E ora non so se è più strana questa isola o Roberto! Ma io dico la curiosità uccide! Meno male che c’era Pablito :D. La battaglia molto ben descritta, e per niente noiosa, non amo i combattimenti, ma questo brano è scritto molto bene! Cingratss

    1. Grazie per il tuo commento! “Calderone” è una citazione dei due conflitti mondiali: quando nella Grande Guerra i piloti di aereo si affrontavano in delle mischie chiamavano l’evento “calderone”. Inoltre nella Seconda guerra mondiale ci fu un episodio di Africa settentrionale in cui ci fu una battaglia fra britannici e tedeschi e fu definita con questo termine. Inoltre c’è uno scenario di Memoir ’44 (il wargame leggero sulle battaglie della Seconda guerra mondiale) che si chiama “In the cauldron”.