
Il Campione e il fallito
Ciao Diego, non ti ho mai incontrato ma a quanto dicono sembrerebbe che a te hanno parlato di me, e già questo è poco credibile. Un giorno, qualcuno che dice, e dicono, essere un tuo grande amico mi ha chiesto di scrivere una introduzione alla sua biografia, come se fossi tu a parlare. Lui, avrebbe poi fatto in modo di farci incontrare, per spiegarti e vedere se ciò che avevo scritto ti piaceva e lo condividevi, per poterlo inserire come tuo messaggio all’amico.
Perché ti scrivo come se potessi leggermi?
E’ tempo di riconoscere la sconfitta e di gridarne a gran voce i caratteri, affinchè ne venga ascoltato il senso anche nei meandri più profondi dell’animo di un nessuno mai domo.
Non saresti dovuto andar via, avresti potuto giocare ancora, si che avresti potuto, magari con una piccola squadretta di ragazzi in difficoltà, portandoli fino alla serie A. In questo modo sarebbe rimasto acceso quel flebile lumino di speranza, che fa credere a quelli che vorrebbero giocare anche oltre i supplementari, per sovvertire sorti e risultato, che esiste ancora una possibilità.
Hai avuto molti avversari, schierati ad affrontarti sul campo, diversi nemici; codardi e vigliacchi pronti ad annientarti senza il coraggio della lotta, del confronto, di salire per quelle scale sul terreno di gioco.
Un ragazzino che ti guardava giocare, prendere colpi duri senza mai buttarti a terra, sconfiggere gli avversari anche in nome della dignità e del valore di un popolo, ha creduto di potercela fare, ha creduto che la magia di quelle sensazioni potesse essere trasmessa nella vita reale. Credeva di riuscire a sovvertire il destino.
Invece no, ha incontrato solo nemici vigliacchi e codardi, mai avversari degni di rispetto, pronti ad affrontarlo sul campo.
Quando ormai la resa sembrava l’unica logica azione, compari tu.
Attraverso di te, con il tuo supporto sarebbe potuta nascere la rivalsa, il riscatto, quella possibilità che mai aveva potuto avere, quella occasione che tu hai offerto ad un intero popolo attraverso il gioco, le emozioni, le capacità, e la polvere del destino dalla quale hai saputo venir fuori.
Il tuo amico, dopo essere venuto a Dubai con altri tuo compagni del Napoli, disse che ti aveva parlato, stavamo per incontrarci, bisognava solo organizzare con il baluardo legale che ti proteggeva: l’avv. Angelo Pisani. Avvocato di battaglie legali che noi vecchi ricordiamo affettuosamente come: il porta gente della discoteca Kiss Kiss.
In verità credere a pieno in queste intenzioni sembrava prova ardua.
Purtroppo quell’incontro non è mai avvenuto, il tuo amico ha fatto un grande autogol. Al ragazzino dei sogni e delle speranze, ora vecchio fallito, non resta che accettare la dura sconfitta. Una sconfitta che finché eri su questa terra restava silente, mostrando la flebile luce di un’assurda speranza.
Allora ecco ciò che insieme avremmo pensato, dedicandolo al tuo amico, c’è persino la tua firma, chiaramente non originale, purtroppo non messa da te, ma solo un facsimile.
Dubai
12/04/2014
Hola Capitàn!
Quando mi hanno detto che qualcuno stava scrivendo una tua biografia, ho pensato: finalmente si sono decisi. Era ora.
Siamo molto lontani, ma tu lo sai, porto te e Napoli sempre nei miei pensieri, in quelli del cuore.
Vederti ritratto come protagonista di un libro, per di più tanto diverso rispetto agli altri, mi ha fatto sorridere e riflettere.
Voglio essere ancora al tuo fianco.
Non posso restare in disparte mentre tu ti prepari ad affrontare una nuova avventura, così differente da quelle che abbiamo intrapreso insieme sui campi di calcio e nella nostra vita di uomini.
Per questo mi sono detto: Maradona deve fare qualcosa per il suo amico.
Colorare un foglio, attraverso alcuni dei miei pensieri mi sembra l’idea giusta, soprattutto se i fogli appartengono al libro che racconta di te, nel quale si parla di quelle verità a cui è meglio non credere. Verità che fanno rissa con le comodità, ma che rovinano lo spettacolo del calcio e la vita di un popolo.
Ho sempre detto che Peppe Bruscolotti è uno dei simboli del vero Napoletano, traghettato dalle pagine di questo libro sarà anche il giusto esempio da seguire, imparando anche dai tuoi sbagli.
Non devo aggiungere la solita precisazione: come uomo e come sportivo, perché, fatta eccezione per la vita strettamente privata, i due aspetti sono parte integrante dello stesso Io.
Tu, che di me sai tutto, comprendi a fondo quanto questa mia dichiarazione assuma un valore d’intenti ancor più consapevole.
Insieme abbiamo superato tante difficoltà. Mi hai sorretto, spronato, consigliato, fin da quel primo giorno in cui ci siamo incontrati.
Ti sei offerto a me come un amico, un pilastro, como un poste de hierro, al quale potevo appoggiarmi nei momenti difficili, ma anche in quegli attimi nei quali c’era da lottare.
Lo hai fatto sempre stando fianco a fianco.
In campo ti ponevi alle mie spalle come baluardo, nel quale porre tutta la mia fiducia.
Sai, c’è qualcosa a cui penso spesso; mi spiace di non aver potuto vivere pienamente la Napoletanità, che oggi il mio cuore vede sgretolarsi giorno dopo giorno.
Avrei voluto poter entrare nella quotidianità della vita di Napoli con te, come una persona che può addentrarsi nel cuore della città che ama.
Mi sarebbe piaciuto poter girare per strada con tranquillità, chiacchierando con il pizzaiolo, il fruttivendolo, i conoscenti del quartiere dove abitavo.
Avrei voluto andare a mangiare una pizza, magari un gelato sul lungomare, scherzando con le persone, anche facendo foto e firmando autografi, ma senza sentirmi braccato, quasi violato, con la necessità di avere sempre delle guardie del corpo, spinte ad essere per necessità poco cordiali e gentili.
Girando il mondo, ascoltando i giornalisti, soprattutto ponendo attenzione alle domande che fanno, mi sono accorto che sanno diverse cose su Napoli, ma nulla sulla Napoletanità, che spesso confondono con certi comportamenti.
In verità, da straniero, anche io all’inizio ho commesso lo stesso errore, poi ti ho conosciuto, e ho conosciuto i napoletani, quelli che il tuo autore chiama veri, comprendendo le sfumature e le differenze di chi arde di Napoletanità.
Facendo attenzione, dalla mia posizione di persona popolare, mi sono accorto di quanto sia reale quest’affermazione.
Chi guarda Napoli e la Napoletanità, con estrema superficialità, riconosce nel carattere tipico del Napoletano gli eccessi, la volgarità, l’azione continua di invadere chiassosamente lo spazio altrui, l’intento compulsivo di prendere la via più comoda a tutti i costi.
E’ proprio questa la cosa che mi intristisce; non conoscere un popolo, la sua cultura, il suo carattere ed etichettarlo attraverso comportamenti e stigmatizzazioni che non fanno parte della sua natura.
Tutta questa gente confonde l’allegria, l’estro, la fantasia, l’esuberanza, l’arte di sopravvivere, con gli aspetti negativi di questi caratteri, mostrati solo da talune persone in certe manifestazioni.
Il Napoletano può radunarsi, organizzare cori, canti o manifestazioni festose, nell’incontro improvviso con un loro beniamino. I ragazzini possono riunirsi in una coda rumorosa, i commensali di un ristorante riescono anche ad allestire in fretta un flash mob di canti da stadio, per offrire il loro benvenuto.
Tutto ciò accadrà però nel rispetto dello spazio vitale di una persona, nel desiderio di interazione spontanea, educata e significativa.
Il napoletano, quello vero, e prendo ancora in prestito l’affermazione di Achille, cerca, desidera, l’interazione, la socializzazione, l’interscambio di conoscenze e cultura, con chiunque entra in contatto, soprattutto con le persone che definisce speciali.
Il Partenopeo sa riconoscere chi apprezza e vuole comprendere la Napoletanità, considerandolo a tutti gli effetti un figlio del Golfo.
Con tali persone i napoletani vogliono condividere attimi, esperienze, e per questo motivo ne rispettano lo spazio vitale.
Le cose che appartengono alle esternazioni che ci impediscono di vivere i Napoletani, nulla hanno a che vedere con la Napoletanità, con ciò che ognuno di noi ama di questa città e del suo popolo.
Per ridare il giusto valore allo sport, quello che tu hai onorato in ogni azione, mi piacerebbe presentare questo racconto di calcio e vita in una manifestazione.
Potremmo magari tornare insieme sul prato del San Paolo da allenatori, in una sfida che consacri la ricchezza della diversità, il rispetto tra avversari, l’armonia e la festosità dei sostenitori.
Sarebbero tante ancora le cose che vorrei dirti, ma è tempo di lasciare ai lettori la possibilità d’immergersi in questo racconto dai mille volti.
Allora, Capitano, con la speranza di poter un giorno scorazzare per Napoli tranquilli e sereni, soprattutto felici di riuscire a vedere la città nuovamente restituita al suo vero popolo e alla loro Napoletanità, alziamo il braccio al cielo come in quel 10 Maggio 1987 e corriamo insieme in questa nuova avventura.
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“Girando il mondo, ascoltando i giornalisti, soprattutto ponendo attenzione alle domande che fanno, mi sono accorto che sanno diverse cose su Napoli, ma nulla sulla Napoletanità, che spesso confondono con certi comportamenti.”
Questo passaggio mi è piaciuto
🙂