Il canto della terra lontana

Serie: Di ombre e luce


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Pietro, fuggito da Buenos Aires, giunge presso la famiglia di Helena.

Pietro si presentò alla famiglia di Helena quando ormai faceva buio e la Valle era immersa nelle ombre della notte. Per la seconda volta, portava con sé una lettera e, di fronte alla porta della casetta, un senso di smarrimento e disagio lo pervasero.

Bussò piano, per paura di svegliare coloro che, all’interno, forse già riposavano. Gli aprì la porta una donna di bassa statura, con uno scialle di lana pesante avvolto alle spalle. Pur non conoscendolo, non sembrò affatto temerlo: con un gesto spontaneo lo invitò a entrare, sorridendogli.

«Sono Pietro, l’italiano. Mi manda Helena» disse lui, porgendo la lettera che stringeva fra le dita.

«Sono sua madre e tu sei il benvenuto» rispose la donna, aprendo la porta e invitandolo a entrare. Lo accolse stringendolo a sé, e Pietro si abbandonò a quelle braccia esili e materne. Ripensò a sua madre e si commosse. «Mi scusi, sono molto stanco.»

La donna fu di poche parole, ma ogni suo gesto, ogni sguardo, rivelavano cortesia e spontaneità. Pietro si ritrovò in un piccolo tinello dove gli furono offerti un mate caldo e qualche biscotto. Venne poi accompagnato sul retro della casetta dove c’era una stalla con una mucca e poche galline.

«E’ tutto quello che possiamo offrirti» disse la madre di Helena mentre, con gesti sicuri, preparava per Pietro un giaciglio di paglia su cui trascorrere la notte.

Poi, abbassando lo sguardo, gli restituì la lettera. «Dovresti leggerla tu per me, io non so farlo.»

La donna si sedette e Pietro fece altrettanto. Aprì la busta e dispiegò il foglio che conteneva poche, semplici parole.

Cari mamma e papà,

Spero che questa lettera vi trovi in salute e sereni. Mi mancate molto e penso sempre a voi e ai miei adorati fratelli.

Vi scrivo oggi per chiedervi un favore grande, ma credo che il vostro cuore generoso capirà la mia richiesta.

Qui a Buenos Aires, ho incontrato un amico: si chiama Pietro ed è un giovane italiano che si trova in grandi difficoltà. È stato costretto a fuggire dal suo Paese e non ha più nessuno che lo possa aiutare oltre a noi. Sta cercando un posto dove poter vivere e lavorare per un po’ di tempo, fino a quando troverà la sua strada.

Vi chiedo di tenerlo con voi. È una brava persona, un giovane rispettoso e lavoratore. Sono certa che vi sarà grato e che vi darà una mano nei campi o in qualsiasi altra cosa abbiate bisogno.

Grazie, mamma e papà, per quello che farete per lui.

Io sto bene, anche se qui nella capitale la vita è sempre più complicata. Prometto di stare attenta e voi promettetemi altrettanto. Date un bacio da parte mia ai miei cari fratelli.

Con tanto amore,

Helena


Terminata la lettura, ripose la lettera nella busta, consegnandola nuovamente alla donna. Lacrime copiose, che lei non dissimulava, le scendevano lungo le guance. Si alzò e uscì dalla stalla.

Pietro rimase solo e, finalmente, dopo il lungo viaggio, posò la testa sulla paglia e si addormentò.

La mattina successiva, si alzò riposato e con il cuore colmo di speranza. Uscì dalla stalla e respirò l’aria che aveva un sentore di eucalipto e terra bagnata. Le montagne della Sierra Chica, colorate dai toni caldi delle foglie cadute, si stagliavano contro il cielo azzurro.

Le settimane trascorsero serene: Pietro aiutava nei campi, imparando a usare attrezzi che non aveva mai visto e familiarizzando con il ritmo rurale, lento ma impegnativo. I Morales conducevano una vita semplice, e le loro giornate erano scandite dalle esigenze imposte dalla natura.

La famiglia era composta dai genitori di Helena e dai suoi fratelli. Juanito, il minore, frequentava la scuola per poche ore al giorno e si occupava principalmente degli animali; Miguel e sua moglie Marta aiutavano nei campi. Nonostante il lavoro fosse molto duro, Pietro godette da subito di quel clima sereno e di collaborazione che si respirava fra le persone.

Le serate trascorrevano nel patio, dove le famiglie si riunivano dopo il lavoro per condividere il mate e suonare musica tradizionale. Si ballava ai ritmi della Valle, condividendo difficoltà e gioie.

«Signor Pietro» lo chiamò una sera Juanito, con la sua vocina sempre allegra «perché non ci canta una canzone italiana?». Il piccolo corse nella casetta e tornò con la chitarra di Miguel, porgendola a Pietro.

«Non disturbarlo e non metterlo in imbarazzo!» disse la madre con un tono piuttosto brusco. «Nemmeno sai se sa suonare.»

Pietro sapeva farlo perché suo padre glielo aveva insegnato fin da ragazzino e, con la chitarra in mano, intonò una melodia malinconica che parlava della sua terra. Gli occhi del bimbo brillarono di meraviglia, udendo quel canto in una dolce lingua che non conosceva, e in pochi istanti il patio si affollò di persone attirate da quelle note che evocavano luoghi lontani.

Pietro ascoltò il suono della sua voce, come se fosse un dono. Chiuse gli occhi e si abbandonò a un canto liberatorio.

Trascorse due mesi con i Morales, fino a quando decise che era arrivato per lui il momento di partire. La sua anima inquieta lo chiamava a esplorare i luoghi della valle.

Informò la famiglia e salutò tutti con abbracci calorosi e la promessa di tornare.

«Aspetta Pietro, ho una cosa per te.» Miguel, solitamente molto taciturno, ruppe il silenzio di quel momento carico di commozione.

«Voglio che la tenga tu» gli disse porgendo la chitarra.

«Non posso accettare, Miguel. È troppo per me» rispose Pietro allontanando da sé lo strumento.

«Ti prego, accettala come segno della nostra amicizia. Me la potrai restituire al tuo ritorno. Portala con te e suona la musica della tua terra. Sarà come accompagnarti nel viaggio.»

Pietro si commosse profondamente per quel gesto inaspettato. «Sei il fratello che non ho mai avuto. E tutti voi siete la mia nuova famiglia. Ci vedremo al mio ritorno.»

Con lo zaino sulle spalle e la chitarra come compagna, Pietro si avviò verso orizzonti sconosciuti, portando con sé il calore di quella famiglia che gli era entrato nel cuore.

Continua...

Serie: Di ombre e luce


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Questo è amore: dare senza chiedere niente, rischiare dando fiducia ad uno sconosciuto. Il mondo ricco si è incattivito, ci si stupisce come i poveri siano più accoglienti dei ricchi. Dovrebbe essere al contrario, ma il mondo va al contrario. Spero che Pietro abbia cantato la canzone che ha vinto Sanremo, chissà come l’hanno accolta, penso bene. A me, invece, mi ha buttato giù di Morales: “Che fastidio!”
    Leggerti, Cristiana, per me è sempre garanzia di qualità. E non finisce domenica.

  2. Questo capitolo è stato come una boccata d’aria fresca! Mi sono chiesta come mi sarei comportata al posto di Pietro e cosa avrei provato a dormire in una stalla. Al mattino, al suo risveglio, ho colto tutta la magia di quella vita semplice ma genuina.

  3. Complimenti per la capacità di riuscire sempre ad evocare i sensi: il profumo di eucalipto e della terra bagnata, il suono della chitarra, il calore del mate…
    Come sempre leggerti è un piacere.

  4. Perdonami Cristiana, ma adesso mi dilungo e racconto un poco gli affari nostri: ti ricordi l’altro giorno, quando avevo quella visita che mi spaventava, e ho scritto a te e Mary di aver trovato una ragazza che mi ha consolata e incoraggiata? Non mi conosceva, era lì anche lei per lo stesso motivo, eppure ha trovato modo e tempo di starmi vicina, rincuorarmi, e aspettare il referto insieme a me per accertarsi che fosse andato tutto bene. E io che vivo cinica e non credo mai in niente, ho avuto la prova che al mondo non esistono soltanto disonesti, ma anche persone bellissime, e l’universo lo sa, e ce le manda quando ne abbiamo bisogno.
    Ecco. Questo episodio mi ha ricordato il cuore e i sentimenti belli. Il modo in cui Pietro, per un attimo, ricorda e forse “riconosce” la madre, in questa signora che ha pochissimo da offrire, eppure lo accoglie a braccia aperte. È disarmante la fiducia della signora, si abbandona a questo estraneo e lo tratta come un figlio, forse proprio perchè in qualche modo rappresenta una sorta di legame con la figlia lontana. mentre Pietro leggeva la lettera, pensavo: non è mica scontato questo coraggio. Non saper leggere, doversi fidare. Quanti truffatori ci hanno addestrato a evitare? Siamo abituati a vederli ovunque, veri o no che siano, e ha ragione, ovvio. Ma anche a torto, troppe volte. Chissà a quanti abbiamo chiuso la porta, e ne avevano bisogno davvero. Poi, la apriamo alle persone sbagliate, e va a finire che per “esperienza” ci chiudiamo del tutto. ma non dovrebbe accadere il contrario? La gente non dovrebbe essere nella posizione di poter insegnare ( e imparare) che il mondo è un bel posto per viverci?
    Queste persone non hanno nulla, eppure leggendone mi hanno riempito il cuore, come chi ha tutto e non ha bisogno d’altro. Si comportano come ogni essere umano dovrebbe fare sempre, eppure mi sono apparsi speciali, e fortunati. Questo fa riflettere, su cosa conta davvero e su come, troppo spesso, ce ne scordiamo. Grazie Cristiana, perchè stai narrando un’umanità che merita di non andare perduta.
    E poi, la fame di vita di Pietro, insaziabile, quasi “cura e condanna”, “medicina e antidoto”, come è giusto che sia. ❤️❤️❤️❤️