
Il ciuffo spettinato
La retta che unisce le punte dei miei pollici si allinea perfettamente agli occhi azzurri di Başak quando sento che i capelli mi cadono sulla fronte. Non lo sopporto.
Non pensavo che in Turchia le ragazze potessero avere degli occhi così chiari, e nemmeno di poter essere così idiota da bloccarmi per un ciuffo spettinato. Ma con i capelli cade l’incantesimo. I nostri respiri si desincronizzano e ripiombo allo sferragliare del minuscolo ventilatore dietro di me. Non fa altro che smuovere aria calda. Gli occhi di Başak brillano di due punti di domanda. Sei stanco? Non ti piaccio? Mentre il fiato incespica cerco di sorriderle. Non è nulla, non m’importa. Con un soffio mi sposto il ciuffo di lato, cercando di spegnere la fiamma che ci ha fatto svegliare. Ricerco il ritmo e mi immagino il fumo di una candela che prende i tratteggi della tapparella sopra di noi.
Quando il fumo delle nostre sigarette si colorava della luce dei neon dei ristoranti di pesce alla griglia ancora non sapevo se Başak mi avrebbe seguito. Però lo ha fatto. Başak ed io abbiamo già risalito le scale del mio ostello, sfidandoci a svestirci di un indumento per ognuno dei tre piani. E adesso perché mi blocco ancora per il bisogno di aggiustarmi i capelli? Io so, e lei pure, che non ci andrò mai a trovarla a Berlino, che non ci sarà una terza coppia di mojito, un altro bacio scoccato mentre guardiamo la figurina del taxi che si avvicina sullo schermo. Narcisismo? O è che Başak mi piace più di quanto non le abbia già detto? Il prurito della confusione mi sale alla testa. Devo grattarmi, sistemarmi il ciuffo.
Ma Başak non me ne dà il tempo. Ci fa scambiare di posto. L’enorme lampada spenta sul soffitto ha i contorni di un’aureola dietro ai suoi capelli. Il soffitto a cui è appesa è blu, la nostra pelle è blu. Ma gli occhi di Başak sono azzurri. Başak mi piace. Voglio piacerle. Mi blocca premendo le mani sui miei polsi. Stai buono li. Contrattacco. Un colpo di reni e ci troviamo faccia a faccia. Lei ha le gambe sopra le mie, io le braccia dietro la sua schiena, le mani che stringono le sue. Il sorriso di Başak si congela. Voglio piacerle, perché io mi piaccia. Bacio le sue labbra a chiazze di rossetto e sistemandomi i capelli penso che la distanza fra la mia nascita e la mia morte sarà attraversata da una ed un una sola retta, ma passerà per occhi di tutti i colori.
Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Il ciuffo, come metafora di un blocco emotivo è interessante.
Che bravo Giuseppe. Un racconto che è quasi un gioco di specchi in cui le immagini si riflettono e si distorcono, assumono colori diversi in base all’angolazione da cui vengono guardate. Gli occhi azzurri di lei e i capelli da sistemare di lui, diventano leitmotiv come elemento caratterizzante di un testo breve, ma efficacissimo. Mi rimane impressa nella mente la frase di lui ‘voglio piacerle’. Davvero molto bello.
Grazie mille Cristiana!
Ottimo ritmo, ottima descrizione dei dettagli. Ottimo!
Bravo, proprio ben scritto, e bello anche il contenuto in termini di sensibilità. Un talento indubitabile.
Ho l’impressione, da prendere come tale, che questo sia un abbozzo di stile. Voglio dire che, pur nella bravura che ci scorgo, mi sembra la partenza di un percorso.
Il finale, certo d’effetto, non aumenta la bellezza della storia che già è bella di per sé: un giorno scriverai la trama più banale del mondo, con il finale più semplice che ci sia, lasciandoci a bocca aperta. Se io dicessi che questa è una profezia mi darebbero dell’arrogante; facciamo allora che sia una scommessa. Ma sto puntando su un vincente.
Bel colpo.
Che bello ricevere un commento così attento e incoraggiante! È un tentativo molto acerbo ma mi hai fatto venire voglia di provarci ancora subito. Grazie!