Il concorso
Sono le 18.58 di venerdì.
Il regolamento prevede che i vincitori del concorso “Una stella scarlatta per il bambinello” verranno contattati telefonicamente entro le 19.00 di quel giorno.
Io ero scettico sin dall’inizio.
Mi era bastato leggere i nomi dei componenti della giuria e sfogliare gli elaborati dei vincitori delle precedenti edizioni per capire che si trattava dell’ennesima stucchevole sagra del politicamente corretto. Sapevo che per copione preconfezionato sarebbero stati privilegiati testi zuccherosi e privi di originalità, provenienti da autori plastificati dal volto pulito e la condotta di vita irreprensibile. Come potevo pretendere che il mio brano, intriso di grottesca violenza e sarcasmo cinico e velenoso, potesse essere preso in considerazione?
Peraltro, trattandosi di un concorso ormai storico, era sicuramente soggetto a quei nepotismi, tresche ed accomodamenti che trovano la propria naturale sponda in burattini ammaestrati disposti ad essere i galoppini del potente di turno. Queste tristi marionette eseguono infatti pedissequamente le direttive editoriali, forgiando il prototipo di opera idoneo a rispettare supinamente i canoni imposti dalla scuderia di riferimento.
D’altronde si sa che il servilismo delle scimmiette ammaestrate è preferito al talento dei purosangue. È infatti nella loro natura ricercare una guida al cospetto della quale appecorarsi. La loro ottusità li porta a difendere strenuamente un sistema che, in contropartita, li foraggia con premi riconoscimenti ed onoreficenze di vario genere. Essi non hanno l’acume per capire che nulla del loro successo è autentico. Tuttavia si ostinano nella patetica convinzione che tali riconoscimenti siano il giusto premio al loro inesistente talento. Inutile spiegare loro che si tratta delle briciole cadute dalle tavole dei potenti. Tali marionette, catalizzando ad arte le luci della ribalta, sono però preziose per i loro burattinai, in quanto distolgono da loro il focus dell’opinione pubblica, lasciandoli liberi di ordire sottobanco le loro oscure trame.
Osservo l’orologio.
Sono le 19.03.
È passato l’orario ed il telefono non ha squillato.
La vittoria sarà stata sicuramente assegnata a qualche servo del sistema il quale avrà concordato il testo con i giurati in modo da incentivare ancora più iscrizioni per gli anni a venire.
D’altronde è nella natura delle scimmie ammaestrate accettare di buon grado che le loro opere siano manipolate per fini commerciali. A loro si chiede solo di avere il volto pulito, dichiararsi virtuosi, essere accondiscendenti ed accettare di attribuirsi la paternità di opere forgiate ad arte dalla scuderia di appartenenza, in cambio di qualche scampolo di gloria effimera e fasulla.
Squilla il telefono.
Con passo reso incerto dalla bottiglia di amaro ormai sgonfiata rispondo.
È Simeone, detto Flagello, il sempiterno amico disagiato. Flagello è il mio compagno di ribalderia. Flagello è affetto dalle mie medesime deliranti manie persecutorie. Io e Flagello condividiamo un invalidante disturbo bipolare non diagnosticato ed una preoccupante tendenza all’ etlismo.
“Ciao Veleno” esordisce in tono serioso.
“Ciao Flagello” rispondo con tono a mia volta greve.
La pesantezza del dubbio dell’ennesimo complotto a nostro danno cala sulla conversazione.
“Novità?” azzarda Simeone il quale da sempre mi sostiene e spera nel successo di uno di noi come sorta di riscatto da sbattere in faccia ad una società ostile che rifiuta di riconoscere il nostro talento.
“Mi hanno fottuto un’altra volta fratello” vomito rabbiosamente in un fiato.
Nuovo silenzio.
“Fottuti bastardi” sibila astioso Simeone.
“Non ce la faccio più Flagello” riesco appena a sillabare con la voce incrinata da un incipiente pianto isterico.
“Non demordere Veleno. Non arrenderti mai! Vedrai che prima o poi il mondo si accorgerà di noi!” urla lo squilibrato megalomane di Simeone con vigore tale da scatenare l’irata reazione del padre che lo rimbrotta con un feroce “Chetati mitomane sciagurato!”, nitidamente udibile in sottofondo.
“Lo pensi davvero?” domando in cerca di conferme.
“Veleno” principia Simeone con voce greve; è il preambolo di un’ammonente arringa.
“Dimmi Flagello”
“Solo un consiglio”
“Quale?”
*La prossima volta, maledetto sociopatico, evita di iscrivere un brano intitolato “Memorie di una baldracca” ad un concorso letterario parrocchiale chiamato “Una stella scarlatta per il bambinello”. Te lo chiedo per favore”.
Improvvisamente focalizzo.
Improvvisamente capisco perché l’altro giorno la perpetua ed il diacono si davano le gomitate per richiamare la reciproca attenzione e poi additarmi.
Improvvisamente comprendo lo sguardo disgustato di Don Gigi incontrato casualmente al supermercato.
Improvvisamente realizzo che quella sera ci sarà la premiazione, verranno letti i brani in concorso, ma soprattutto che nella platea degli spettatori ci saranno anche i miei genitori.
“Flagello?” azzardo con tono incerto.
“Si?” domanda l’amico già pronto alla richiesta.
“Stasera temo di dovermi eclissare”
“Ma davvero? Solo stasera? E solo te? Ti ricordo, razza di delinquente, che i tuoi genitori saranno alla premiazione di stasera insieme ai miei. Tutti quanti insieme ascolteranno la lettura, da parte di Suor Marisa, delle tue farneticazioni relative alle prodezze di una baldracca mentre tenta di sedurre il parroco del quartiere per ottenere un alloggio” sibila con la voce atona di chi ha accettato il suo inesorabile destino di morte o esilio eterno.
“Simeone” azzardo.
“Eeeh” risponde esasperato l’amico.
“Che facciamo?”
“Quello che facciamo sempre quando dobbiamo affrontare i problemi”
“Ovvero?”
“Mi sembra ovvio. Ci ubriachiamo”
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Una volta hai scritto:
«Ma noi, caro Amico, noi che ancora ci svegliamo al confine tra lo scemare della notte e le prime luci dell’alba ansimanti e con la fronte imperlata di sudore, conosciamo la verità.»
Questo era il momento di restituire.
Bravo e urticante, come sempre.
PS salutami Flagello…chissà come sta…
Sempre lucido e chirurgico nei tuoi commenti. Simeone si è saputo riciclare con intelligenza, ma il suo spirito, seppure camuffato dall’involucro di insospettabile borghese, galleggia vivace, in attesa di varchi per esplodere la propria ribalderia
Mi ha fatto ridere davvero. Il momento in cui arriva il titolo del racconto, “Memorie di una baldracca” al concorso parrocchiale, è una di quelle trovate che sembrano semplici e invece richiedono una costruzione precisa per funzionare così bene. Hai un talento genuino per la comicità nera. E Flagello è un personaggio memorabile con una sola battuta.
Grazie Lino per l’apprezzamento.
Sono sinceramente contento di averti strappato una risata.
Posso solo dire che ho avuto la fortuna di incontrare tanta realtà che mi ha agevolato 😅