Il destino di Omen
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Una luce nel buio
- Episodio 4: Oltre
- Episodio 5: Il destino di Omen
STAGIONE 1
Mentre la figura si avvicina, il mondo intorno a me sembra rallentare, come se il tempo stesso fosse incerto su come procedere. Il suo mantello scuro ondeggia, in un silenzio irreale, e il suo volto resta nascosto, un enigma che mi attrae e mi terrorizza allo stesso tempo. Quei capelli castano biondi, illuminati da una luce che sembra provenire da una fonte sconosciuta, risvegliano in me una sensazione familiare, ma distorta.
Mi paralizzo, incapace di decidere se fuggire o avanzare verso di lei. Qualcosa in fondo al mio istinto mi spinge a credere che quella figura sia legata all’albero, alla fossa, a Emily o forse è qualcosa di più profondo, di più antico. Ogni passo che fa verso di me sembra distorcere la realtà, come se i contorni del mondo stesso si stessero piegando alla sua presenza. La luce che avevo intravisto nella spirale di oscurità sotto di me inizia a pulsare, una promessa di salvezza o una trappola ancora più vorticosa.
«Sono io» dice l’ombra, con una voce che rimbomba nella mia testa. Non è un suono umano, ma qualcosa di primordiale, un eco che attraversa ogni fibra del mio essere. “Sono sempre stata io.”
Il mio cuore inizia a martellare, mentre cerco di afferrare il significato delle sue parole. C’è un magnetismo in lei, qualcosa che mi invita a fare un passo avanti, a lasciarmi andare, a immergermi in quella luce, tra le sue braccia.
Ma c’è anche un conflitto dentro di me, una resistenza che mi dice di non fidarmi. La spirale sembra attrarmi sempre più, e la luce al suo centro è abbagliante, irresistibile.
«Emily?» Sussurro, la mia voce trema incerta. La figura si ferma, e per un istante, il tempo sembra bloccarsi. I suoi occhi, nascosti dall’ombra del cappuccio, si sollevano verso di me, e in quel momento sento il mondo crollare.
«Emily non esiste più.» Risponde la figura, con una freddezza che mi paralizza.
«Quella che conoscevi è solo un ricordo. Un’ombra.»
Sta mentendo, sono convinto che questa cosa mi stia dicendo questo per uno scopo ben preciso, per allontanarmi dal mio vero amore.
La luce che pulsa sotto di me diventa più intensa, quasi accecante, ma non è una luce calda e accogliente. È fredda, distaccata, come se volesse consumarmi dall’interno. Cerco di allontanarmi dalla spirale, ma mi accorgo che ogni passo indietro è come affondare nelle sabbie mobili.
«Che cosa sei?» Chiedo con voce tremante. La figura sorride, o almeno sembra farlo. Non riesco a vederne i tratti, ma posso sentire un’energia sinistra che vuole divorarmi.
«Io sono ciò che resta quando tutto il resto svanisce.» Lo dice avanzando ancora di un passo.
«Sono la fine, e il principio. Sono il destino che hai cercato di evitare, e ora sei qui per compiere il tuo.»
Le sue parole mi colpiscono come un’ondata di gelo. Le mani che mi avevano tirato verso il basso, la fossa, Emily. Tutto inizia ad avere un senso oscuro. Questo luogo non è un semplice confine tra la vita e la morte, ma una prigione costruita dalle mie stesse paure, dai miei rimpianti, e ora capisco che quella figura è l’incarnazione di tutto ciò che ho cercato di fuggire. Sono imprigionato dalla mia stessa vita, dai miei pensieri e dalla mia paura. In realtà non posso morire, nessuno di noi muore mai davvero. La nostra vita è un eterno ritorno fino a quando non troviamo una soluzione per salire più in alto, per raggiungere stati dell’essere superiori.
«Non devi restare qui» dice con una voce che si fa dolce e ipnotica, molto femminile.
«Puoi lasciarti andare, immergerti nella luce, e trovare la pace che cerchi. Oppure…»
Esito. Ma qualcosa in me, una scintilla di resistenza, si accende. Non posso lasciarla vincere. Non posso arrendermi. Forse riesco a ritrovare Emily. L’amore del mondo, tutto quello che la Terra ha perso in questi ultimi decenni.
«Oppure?» Chiedo con una determinazione che non sapevo di avere.
«Oppure puoi continuare a lottare, a vagare in questo limbo, prigioniero delle tue illusioni e dei tuoi sogni infranti. Ma sappi che nessuno torna indietro da qui. Se non accetta di lasciarsi andare.»
Questo limbo è la terra dove ho sempre vissuto, non sono morto, il mio limbo è anche quello che sta vivendo il lettore di queste parole. Dobbiamo fare qualcosa per abbandonarlo. Perché non è questo il vero luogo che spetta alla nostra coscienza.
Sento il suo richiamo, sento la promessa di pace, ma c’è anche qualcos’altro: un richiamo dall’interno, una volontà che mi dice di resistere, di non cedere a quella tentazione. Perché in fin dei conti siamo legati al dolore tanto quanto al piacere, siamo tutti dipendenti di qualcosa che ci fa male fino a farci sanguinare e non lo lasciamo per l’ignoto anche se potremmo trovare il sollievo eterno.
Con le forze che mi restano, faccio un passo indietro, allontanandomi dalla luce e dalla figura. Il terreno sotto di me trema, come se la realtà stessa si ribellasse alla mia decisione. Inizio a tremare anch’io, come in una crisi da attacco di panico. Sto delirando.
«No» dico con un fiato spezzato. «Non lascerò che tu mi consumi.»
La figura si ferma, il suo sorriso scompare. «Allora continuerai a soffrire».
Dice con una voce che è ormai pura oscurità. «Soffrirai ancora molte vite».
Ci sono coscienze che hanno uno scopo da assolvere sulla terra e per assolverlo possono volerci più vite, altre reincarnazioni.
Io non rispondo. Continuo a camminare all’indietro, allontanandomi dalla spirale, dalla luce. Ogni passo è una lotta contro la tentazione di fermarmi, ma non mi volto. La luce alle mie spalle diventa sempre più intensa, ma non la guardo. È come una copia di Emily, ma so che non è esattamente lei. L’universo è uno specchio delle nostre emozioni. Nient’altro.
Poi all’improvviso tutto si dissolve.
Mi ritrovo di nuovo al centro di un campo vuoto, il cielo sereno sopra di me.
Ogni giorno la vita di Omen si trasforma in un incubo o in un sogno. Il destino è ciò che accade a chi è predestinato e che quindi non ha successo nella vita. Chi ha successo non ha un destino, il destino è per chi muore e basta. Il presagio di Omen, il suo presagio oscuro, è quello di scomparire per sempre dalla memoria di ogni persona che ha amato. Omen vuol dire “presagio” ma anche “malaugurio”, Omen è maledetto e deve superare la sua prova personale sulla terra per poter amare ed essere amato. Il suo destino è essere dimenticato per sempre, come se non fosse mai esistito. Il suo successo è quello di trovare tutto l’amore del mondo che in realtà si merita e così superare il limbo di questa terra in cui viviamo tutti. La storia di Omen è la storia di tutti noi.
Il presagio, potrebbe trasformarsi in successo.
All’improvviso mi ritrovo in qualcosa che mi sembra familiare. Il coraggio mi fa percepire le cose così come realmente sono e i contorni del mondo si riappropriano di fattezze vive e normali. Le percezioni hanno infinite sfumature che possono completamente cambiare il modo in cui vediamo ciò che è presente all’esterno, il velo di Maya dev’essere spezzato.
Serie: La storia di Vecchio Borgo
- Episodio 1: La maledizione del Vecchio Borgo
- Episodio 2: Sempre nel Vecchio Borgo il giorno dopo
- Episodio 3: Una luce nel buio
- Episodio 4: Oltre
- Episodio 5: Il destino di Omen
Un finale che, in realtà, rappresenta un inizio o, quantomeno, un augurio che possa esserlo per il lettore.
Un’allegoria ben costruita e alla quale hai anche dato una spiegazione nel paragrafo conclusivo.
Ho apprezzato questa serie.
Grazie!
“L’universo è uno specchio delle nostre emozioni. Nient’altro”
Scava molto ‘dentro’ questo finale a dir poco sconcertante. Niente sicurezze né certezze per chi ti legge. Niente finale definitivo per quanto tragico o spaventoso. Solamente tanti dubbi che si inculcano, discussioni in merito che potrebbero essere infinite. Mi lasci moltissimo su cui riflettere.
Riflettere ogni tanto magari può essere di aiuto. Come dicono gi inglesi: bisogna vivere here and now… nel presente.