Il dolce seno femminile

Che cos’è un seno femminile? È il dolce elemento materno che ci fa provare il primo dei piaceri della nostra intera esistenza quando, appena nati, veniamo attaccati al seno perché ci si possa nutrire. Ma facendolo veniamo in contatto con la persona che ci ha dato la vita. È la gratificazione è totale e crea un “imprinting” istintivo e primordiale che ci accompagnerà per tutta la nostra vita. Nutrirsi, da quel momento in poi, equivarrà per noi a volersi bene. Ogni volta che accosteremo il cibo alla bocca, un angolo recondito della nostra mente assocerà questo gesto alla sopravvivenza e all’accostamento col seno materno. Ma è anche un elemento di stimolo sessuale non indifferente. È la più fantastica ed armoniosa delle curve femminili, è il cerchio per definizione, l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine che si rincorrono senza mai raggiungersi, in un’armonia Ying e Yang perfetta. È un elemento di richiamo sessuale, è un elemento di turbamento, oggetto di desiderio, morbido guanciale; vi sono donne, e che donne! che parlano col seno. Tutta la loro stupenda femminilità viene espressa, celebrata, sublimata, da un seno che esprime sensazioni ed emozioni come mai riuscirebbero a fare mille parole. Stando alla tradizione il seno perfetto dovrebbe essere contenuto in una coppa di champagne, questa affermazione trae origine da Maria Antonietta d’Asburgo Lorena, arciduchessa d’Austria che divenne Regina di Francia sposando il futuro re Luigi XVI e che fu ghigliottinata al culmine della rivoluzione francese. Quando si trattò di definire le misure esatte per delle coppe di cristallo di Sèvres create per il “Petit hameau de la Reine” il ritiro agreste costruito per lei in una sezione privata del parco della reggia di Versailles, poco distante dal Petit Trianon, ci si chiese quale avrebbe dovuto essere la forma perfetta per le coppe destinate a contenere il pregiato champagne destinato agli augusti palati. Maria Antonietta decise che i suoi seni sarebbero stati il modello. Una coppa degna di tale nome avrebbe dovuto contenere perfettamente il suo seno. E così fu. È la dolce ossessione di Théophile Gautier poeta e scrittore francese che narra in un suo racconto dell’infatuazione provata da Octavien, giovane studente in visita al Museo degli Studi di Napoli, quando, giunto di fronte al blocco di lava che, raffreddatosi dopo la tremenda eruzione del Vesuvio che ricoprì Pompei di lapilli e cenere, rimase in estasiata contemplazione dell’impronta lasciata da una seducente sagoma di donna, impressa dal destino sulla scoria di un vulcano. L’eruzione sorprese la giovane donna patrizia romana, Arria Marcella, mentre dormiva e la cenere nera, coagulata, aveva conservato l’impronta perfetta del seno della giovane patrizia, un seno meraviglioso, la cui purezza di stile era paragonabile a quello di una statua greca. Un capriccio dell’eruzione ha conservato per oltre duemila anni un seno senza tempo, mentre interi imperi sono spariti nel frattempo senza lasciare traccia. Un sigillo di bellezza destinato a durare per l’eternità. È l’intervento al primo posto, nella classifica dei seicentocinquantamila interventi che, ogni anno, vengono effettuati in Italia dai chirurghi estetici. Ogni anno nel nostro paese, vengono inserite oltre 25.000 protesi in operazioni di mastoplastica additiva per dare a donne di ogni età un seno da ammirare o anche soltanto per farle sentire in pace con se stesse, per dare un significato a quello che è, per una donna, la prima fonte d’orgoglio, oggetto di ammirazione e di richiamo sessuale. È questo dualismo che ha sempre accompagnato, sin dalla notte dei tempi, e sempre accompagnerà, il seno femminile. Il suo immediato richiamo, alla maternità, al nutrimento, alla vita, all’affetto, al calore di una madre, alla protezione che solo chi ci ha dato alla vita può fornire. Simbolo di conforto, di fiducia, di calore, di tenerezza, di amore incondizionato e – insieme – eppur in contesti completamente diversi – simbolo di richiamo erotico, bandiera declaratoria di un sesso atteso e promesso o soltanto immaginato e desiderato, simbolo di emancipazione, nella sua dolce essenza, nella sua perfetta sfericità o nella sua erotica leggera asimmetricità. Parte anatomica che trasmette la sua forte essenza emotiva agli indumenti che lo contengono. Reggiseni di ogni forma, colore, misura e dimensione, elementi di rivoluzione sociale, quando nel ’68 le attrici del musical Hair invitavano, sin dalle locandine dello spettacolo a “Bruciare i reggipetti”. Il falò, reale o simbolico che fosse, era un elemento di liberazione sessuale. Il seno al vento era una Dichiarazione d’indipendenza declinata al femminile, era la libertà di mostrare una parte così intima, così considerata, così personale, a tutto il mondo e, nel mostrarla, riappropriarsene in modo diretto e totale. È l’oggetto di pratiche di tattoo e piercing che, nate intorno agli anni ’90 ora vedono una sempre maggiore diffusione, focalizzando l’attenzione sul seno, ma ancora di più e meglio, in maggior dettaglio, non solo sul seno, ma sulla sua espressione più eclatante, sul suo apice più delicato e seducente: il capezzolo, piccolo cerchio perfetto a sua volta e a suo modo, la vera fonte della vita, la fonte del latte materno. E un altro cerchio, che tra seno e capezzolo esalta e valorizza il tutto, l’areola, più o meno marcata, con tenerissime sfumature di colore che trovano, in ciascuna nuance, estimatori. Il seno, naturale o “ritoccato” per esaltarne la bellezza, unico elemento della sessualità femminile che è ben visibile anche se coperto da abiti, anzi, a volte più intrigante proprio per questo. Woody Allen ebbe a dichiararsi fortunato di non essere nato donna perché altrimenti avrebbe passato tutto il suo tempo a toccarsi il seno. Isaac Asimov, quando una rivista femminile gli chiese in un’intervista come avrebbe progettato una donna, se fossero dipese da lui le scelte della creazione, rispose che avrebbe creato le donne col seno sulla schiena. Allo sguardo perplesso e interrogativo della giornalista, si affrettò a specificare: “Sa, è per via del divertimento che si potrebbe provare quando si ballano insieme i lenti”. La rotondità del Sole, della Luna, della stessa Terra si rispecchiano nel seno. I massimi sistemi, si sa, dialogano tra loro.

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