
Il fantasma-boscaiolo
Serie: La casa infestata
- Episodio 1: Quando tutto ebbe inizio
- Episodio 2: Sconti ed eccezioni
- Episodio 3: Il fantasma-boscaiolo
- Episodio 4: La casa abbandonata
STAGIONE 1
Non sapevo che i fantasmi si vestissero da boscaioli.
Perché quello che ho davanti adesso è proprio così che è vestito, da boscaiolo: porta un impermeabile scuro che gli copre parte del volto ma sotto si intravede una camicia di flanella a scacchi rossi e bianchi, dei pantaloni verdi mimetici, degli scarponcini consumati e un’inquietante accetta nella mano sinistra.
La figura alza la testa nella mia direzione e con la mano libera si toglie il cappuccio rivelando dei capelli bianchi che incorniciano un volto segnato dalle rughe e dallo scorrere del tempo, una bocca sottile leggermente piegata verso il basso e due piccoli occhi azzurri che mi scrutano da capo a piedi.
«E tu chi sei, ragazza?»
Mi chiede all’improvviso il fantasma-boscaiolo dopo alcuni secondi di silenzio.
Rimango sbalordita e alquanto confusa, sento ancora il mio cuore battere all’impazzata nel petto, come se volesse uscire e scappare il più lontano possibile da questo posto.
Cerco una risposta adeguata alla domanda, che sembra essere anche abbastanza semplice, ma non riesco a trovarla così mi limito a farfugliare:
«Io… io… io sono, ecco io…».
Il vecchio mi squadra ancora una volta, impassibile, poi abbassa l’accetta che teneva in mano e mi chiede ancora:
«Sei qui da sola?»
Annuisco rimanendo in silenzio.
Forse non avrei dovuto farlo, forse gli ho semplicemente facilitato il lavoro dandogli questa semplice informazione.
Perché così ora, senza testimoni, per lui è più facile ammazzarmi e nascondere il mio corpo.
«Va bene, seguimi» dice a bassa voce per poi girarsi e imboccare di nuovo il lungo corridoio.
O forse no, non nasconderà il mio corpo, al contrario, penso che lo esporrà come un’opera d’arte sul letto della grande stanza matrimoniale.
Sì, molto probabilmente farà così…
Ma nonostante questa consapevolezza così chiara e cristallina le mie gambe iniziano a muoversi da sole contro il mio volere.
L’anziano mi accompagna fino alla cucina che, stranamente, al contrario del resto della casa non sembra cadere a pezzi.
Mi fa sedere al tavolo di legno e mi chiede di aspettare qualche minuto, poi inizia a smanettare con un vecchio bollitore, un fornello da campeggio e dell’acqua e dopo poco mi raggiunge con due tazze fumanti di tè.
Il tè sembra essere abbastanza reale e questo mi dà la conferma che cercavo: il fantasma-boscaiolo non è un fantasma ma solo un boscaiolo, anzi, forse nemmeno quello.
Una volta seduto beve un sorso del suo tè, poi voltandosi verso di me esclama sorridendo:
«Tranquilla, non è avvelenato».
Il suo sorriso è stanco ma sincero, o almeno, così sembra.
Decido quindi di rischiare la sorte, osservo la tazza fumante davanti a me, la afferro e poi bevo un sorso del suo contenuto.
È caldo al punto giusto e sa di frutti di bosco, mi piace!
Alla fine, anche se ancora un po’ titubante, poggio la tazza sul tavolo e mi decido a parlare:
«Mi chiamo Giulia, Giulia Fantini. Abito in città, sono al quarto anno di liceo classico e ho 17 anni. Volevo scoprire il segreto di questa casa, per questo sono venuta qui» la mia voce si affievolisce sulle ultime parole.
Ora il vecchio mi guarda incuriosito, con una scintilla negli occhi che gli illumina lo sguardo: qualcosa di quello che ho detto sembra aver catturato la sua attenzione.
«Cosa intendi con ‘segreto’?»
«Beh, ecco…conosco la storia di questa casa, tutte le morti che sono avvenute al suo interno, ma non ho mai creduto che fosse infestata. Non credo sia colpa sua se tutte quelle persone sono morte, ma probabilmente sono l’unica a pensarla così in paese…»
Bevo un altro sorso di tè, inspiegabilmente sento i nervi del mio corpo iniziare a rilassarsi.
L’uomo annuisce pensieroso, ticchetta le dita sul vecchio tavolo di legno poi alza nuovamente lo sguardo verso di me.
«Va bene, se la pensi così allora seguimi, voglio mostrarti una cosa» mi dice per poi alzarsi dalla sedia.
Lo seguo senza farmi più troppe domande, del resto se avesse voluto uccidermi lo avrebbe già fatto avvelenando il tè.
Il pensiero stranamente mi rassicura così lo seguo e insieme saliamo di nuovo al piano superiore ma questa volta non imbocchiamo il corridoio, giriamo a destra superiamo alcune stanze e arriviamo in un vicolo cieco.
Questo signore sembra conoscere molto bene la casa, forse è un senzatetto che vive qui da anni o un boscaiolo che ogni tanto la usa come rifugio.
Il vecchio apre una porta alla sua sinistra che si rivela poi essere uno sgabuzzino, da qui afferra un lungo bastone con un gancio sul fondo e lo alza sul soffitto fino ad incastrarlo in una rientranza metallica tra le assi di legno.
Mi fa segno di stare indietro, poi con un movimento deciso tira il bastone verso di lui.
Una botola si apre sopra le nostre teste e un attimo dopo una scala arrugginita si srotola per terra con un tonfo.
L’uomo poggia il bastone alla parete poi controlla che la scala sia abbastanza resistente, inizia a salire e quando è a metà mi invita a seguirlo avvisandomi di stare attenta a dove metto i piedi.
Eseguo gli ordini alla lettera fino a quando non mi ritrovo in una vecchia soffitta piena di scatoloni rovinati e oggetti ricoperti da teli sporchi.
Al centro del piccolo sottotetto ci sono due poltrone impolverate ricoperte da un vecchio velluto verde scuro.
Mi invita a sedermi, poi inizia a frugare in uno dei tanti scatoloni mezzi rotti, tira fuori alcune pile di lettere giallognole e vecchie cartelline rilegate in pelle e a passi lenti mi raggiunge accomodandosi sulla poltrona libera di fronte a me.
«Hai detto che conosci gli omicidi che sono avvenuti qui dentro.»
Annuisco.
«E che non credi alla storia della casa infestata.»
Annuisco di nuovo.
«Perché?»
Rimango in silenzio, a pensare.
«Non lo so, forse è perché non credo alle presenze demoniache o ai fantasmi» gli dico.
Anche se fino a pochi minuti fa ho creduto che lui stesso fosse un fantasma.
Scuoto la testa.
«Non lo so- ribadisco -non ho mai creduto a questo genere di cose e basta.»
L’uomo annuisce lentamente come se non si aspettasse una risposta poi tanto diversa da quella che gli ho dato.
«Qualunque sia il motivo che ti spinge a credere ciò, posso dirti che hai ragione.
La verità è ben lontana da quello che si è sempre detto in giro su questa casa e ora te lo dimostrerò» afferma mentre apre uno dei raccoglitori e ne esamina attentamente il contenuto, dopodiché ne estrae un fascicolo un po’ sgualcito, me lo porge ed io, incuriosita, inizio a sfogliarlo.
Sulla prima pagina c’è la foto di un giovane ragazzo con l’aria da teppistello mentre di fianco quella di un uomo in divisa da poliziotto, sotto scritti a mano due nomi:
Riccardo Saveri-Angelo Saveri
L’anziano indica la foto dell’uomo in divisa:
«Questo è il poliziotto che si recò qui in seguito alla chiamata della signora Clelia dopo il ritrovamento del corpo del marito in fondo alle scale».
«Sì, la polizia chiuse il caso dicendo che si era trattato di un semplice incidente per via dell’età di Bruno Emiliani» ribatto io interessata.
L’anziano annuisce, poi aggiunge:
«Esatto, questo è quello che venne dichiarato ufficialmente ma questo- indica la foto del ragazzo- è il figlio del poliziotto che arrivò sulla scena quel giorno, Riccardo Saveri.
La verità è che all’epoca Riccardo era un ragazzo problematico, conosciuto da tutti in paese per spaccio di droga, piccoli furti e atti vandalici.
Venne messo dentro più volte con l’accusa di reati minori ma quel giorno, quando Angelo arrivò qui, vide la moto del figlio parcheggiata tra gli alberi dietro la casa e non ci mise molto a scoprire che era stato proprio lui a spingere giù dalle scale Bruno Emiliani, dopo un tentativo di furto finito male».
Incredula sfoglio il resto delle pagine e trovo la copia di alcuni rapporti confidenziali che riportano per filo e per segno la confessione del giovane Riccardo e la descrizione dell’intera vicenda.
«Angelo riuscì a convincere il comandante di polizia, nonché suo grande amico, ad aiutarlo ed insieme insabbiarono il caso
proteggendo così la reputazione del poliziotto ed evitando al figlio una condanna per omicidio colposo.»
Serie: La casa infestata
- Episodio 1: Quando tutto ebbe inizio
- Episodio 2: Sconti ed eccezioni
- Episodio 3: Il fantasma-boscaiolo
- Episodio 4: La casa abbandonata
La trama rimane interessante e si arricchisce di questo nuovo elemento che spinge a volerne sapere di più.
In alcuni momenti ho avuto come l’impressione che ti dilungassi leggermente più del dovuto nelle descrizioni delle azioni. In generale, quando puoi, evita le descrizioni, preferendo, al contrario, la narrazione più fluida. Non c’è sempre bisogno di dare al lettore tutte le informazioni, come faresti in una rappresentazione cinematografica, ma diluisci tutto nella narrazione, in modo da incrementare il coinvolgimento emotivo e sensoriale del lettore stesso.
Grazie del consiglio Giuseppe, ne faccio volentieri tesoro per le prossime volte!
Questa storia mi piace per via della vivacità che la protagonista sembra emanare in qualche modo… le sue azioni, le sue parole e il suo atteggiamento generale danno l’idea di una giovane ragazza incuriosita dal mondo e dai misteri, e ricorda in un certo senso la spensieratezza dell’infanzia e della prima adolescenza. A dispetto della verosomiglianza, il piccolo mistero che anima il racconto si fa sentire e tiene in piedi la narrazione 🙂
Mi fa davvero piacere che sia passato questo lato un po’ “infantile” e per certi versi “sconsiderato” della protagonista, come dici tu la sua giovane età gioca decisamente un ruolo fondamentale.
Grazie come sempre per il commento 🫶🏻
“Non sapevo che i fantasmi si vestissero da boscaioli.”
Potrei aver riso più del dovuto ahaha