
Il gatto della mia vicina
Serie: Embolie di un separato
- Episodio 1: Il gatto della mia vicina
- Episodio 2: Il ciuccio & Babbo Natale
- Episodio 3: Mi devi dire di no
- Episodio 4: Notti insonni
- Episodio 5: Da cosa ho capito che sarebbe finita
- Episodio 6: La comitiva
- Episodio 7: Il coraggio delle tre di notte
- Episodio 8: Stefano non c’è più
- Episodio 9: Il viaggio
- Episodio 10: La paura non fa sempre novanta
STAGIONE 1
Il gatto della mia vicina è un grandissimo bastardo. Scavalca il cornicione, mi passeggia nel terrazzo e, non contento, mi ci caga pure dentro. Tutte le sante sere, torno dal lavoro, tiro su la tapparella, per fare entrare un po’ di luce, e, quella cagata, me la ritrovo sempre lì, piazzata nel centro. Non so come ci riesca, vi giuro. Una precisione imbarazzante. Ci dovrà essere, per forza, una spiegazione scientifica, perché vi garantisco che se, per sbaglio, mi mettessi a tracciare due belle diagonali, che ne so, con una matitaccia o un gessetto colorato, sono sicuro, mi ci gioco le palle, che nel punto d’intersezione, io ci ritroverei la cagata di quel grandissimo infame. Spesso ci ripenso come i cornuti e mi dico: “Probabile funzioni come per noi”. Cioè, se io devo andare in bagno, non è che la faccio dove capita. Un giorno nel lavandino, uno, nel bidet, l’altro, sul tappeto. Io la faccio sempre nello stesso punto. Ovvio. Dove c’è il water. Ecco, la stessa cosa vale per lui, mi è venuto da pensare. È come se avesse preso il mio terrazzo per il suo bagno personale e, al centro, ci fosse una specie di bel cesso immaginario. Questa cosa mi manda in bestia. Le ho provate tutte. Ho provato coi repellenti. Quegli spray che si usano anche per i piccioni. Ho provato detersivi, sempre repellenti. Ho provato dissuasori acustici. Nulla. Una volta, in preda alla disperazione, c’ho piantato una sedia, di quelle bianche di plastica per esterno, sempre lì, in quel preciso punto. Non ci crederete. Avrebbe potuto farla ovunque. Mi ha cagato proprio sulla sedia. Anzi, al centro della seduta. Mi sono messo a guardarla da lontano. Tracciando un’ipotetica retta verticale, tipo proiezione, il punto sarebbe stato quello di sempre, sul pavimento del terrazzo. Roba da matti. Poi, mi sono detto: “Adesso gli faccio prendere un bello spavento”. Un giorno, l’ho pizzicato che se ne stava andando, camminava sul cornicione, dopo aver fatto i suoi porci comodi. Mi sono messo dietro dei gerani, quatto quatto, in silenzio, tipo Marines. Tre… Due… Uno… Bu! Lui non si è scomposto per niente, ha girato il muso, mi ha guardato con aria distaccata, con tono di sufficienza. A dirla tutta, mi ha proprio fissato, per qualche istante. “Ma a chi vuoi spaventare? Sei proprio un mentecatto… Ma non lo vedi che quei gerani sono tutti appassiti, ci si vedrebbe un tir col rimorchio attraverso…”. Se avesse avuto il dono della parola, quel gatto mi avrebbe detto questo, giuro. Testuali parole. Gliel’ho letto negli occhi. In effetti, quei gerani erano quasi tutti secchi. E ci stava. Me li ero portati dietro dall’altra casa. Prima della separazione. Erano della mia ex moglie. Non li avevo più annaffiati, di proposito, per ripicca. Un gesto brutto, lo so. Comunque, fatto sta che non ha funzionato nemmeno questo. Così, decido di giocare sporco. Compro i croccantini e comincio a buttarli sul balcone dell’altra vicina, di nascosto, la sera. Sì, perché io abito, da poco, in una piccola mansarda, all’ultimo piano di una palazzina tutta sgarrupata. Da una parte, c’è una ragazza che vive con questo gatto, dall’altra, una vecchietta un po’ rinco, che non esce mai di casa. Ho pensato: “Butto un po’ di croccantini sul balcone della vecchietta, lui li sente, va lì, se li mangia e ci fa tutto il resto”. Col cavolo, i croccantini sul balcone della vecchietta spariscono, ma le cagate restano sempre sul mio terrazzo. Maledetto. Una mattina, nell’androne dello stabile, vedo la padrona del gatto, in lontananza. In realtà, l’avevo già intravista, qualche giorno prima, ma nel via vai generale non c’era mai stata occasione di presentarci. Prendo coraggio e mi dico: “Adesso ci vado a parlare e mi sente”. Continuo a farmi tutto un bel discorsetto in testa e quando mi ritrovo faccia a faccia col lei, rimango come un coglione. Quella ragazza era un pezzo di fica assurda. Ho provato a dire qualcosa, a sbiascicare qualcosa, credo di avere, addirittura, balbettato. Una gran figura di merda. Lei mi fa: “Ciao, tu devi essere il nuovo inquilino. Piacere, Patrizia”. “Ciao Patrizia… Alberto… Scusami, guarda, ma ora vado proprio di fretta… Dai, ci vediamo alla prossima riunione di condominio!”. Alzo i tacchi, sorrido e me ne vado. Che stronzo. Ma dico io, uno se ne può uscire con una boiata del genere? ‘Ci vediamo alla prossima riunione di condominio’… Come si fa a dire una roba del genere? Un deficiente totale. In macchina, ripenso a tutta la scena, a quelle parole, mi sarei sprofondato. E penso alla mia vicina. Che botta di culo. Avere una vicina bona, fa sempre piacere. Mica perché deve succedere qualcosa, ci mancherebbe. Però, fa piacere. Mi fermo ad un semaforo, in preda ai pensieri. Chissà se è fidanzata? Se ha un uomo? Che lavoro farà? E così via. Sto ancora fantasticando, quando scatta il verde e faccio per ripartire, ma freno subito di botto. Inchiodo. Un altro po’ e mi tamponano. Vengo assalito da una valanga di clacson e imprecazioni. Mi sfreccia un gatto davanti alla macchina, in mezzo alla corsia, così d’improvviso. Per fortuna non era nero. Tacci sua. Però, era un gatto. Un altro gatto.
Serie: Embolie di un separato
- Episodio 1: Il gatto della mia vicina
- Episodio 2: Il ciuccio & Babbo Natale
- Episodio 3: Mi devi dire di no
- Episodio 4: Notti insonni
- Episodio 5: Da cosa ho capito che sarebbe finita
- Episodio 6: La comitiva
- Episodio 7: Il coraggio delle tre di notte
- Episodio 8: Stefano non c’è più
- Episodio 9: Il viaggio
- Episodio 10: La paura non fa sempre novanta
Ciao Alberto. Questi gatti! Ma il tuo è uno spasso, geometra, botanico, spassoso, freddo e intelligente. La tua scrittura, il tuo modo di presentare lo, poi lo rende alla fine molto simpatico. Con una padrona nonché vicina bona potrebbe cagare anche dentro casa, che dici no? Dì al tuo personaggio, ma credo si tratti della stessa persona dell’autore, che i gatti si arrivano anche ad amare se necessario. 😂 Bravo e grazie
Bellissimo racconto! Mi piace particolarmente questo stile di scrittura leggero e diretto, e trovo che affrontava perfettamente l’annosa questione delle liti condominiali! Senza dubbio sono invogliata ad andare avanti, voglio proprio scoprire cosa succederà ad Alberto😁
Benvenuto Alberto. Il tuo ‘monologo’ è davvero spassoso, nonché scritto molto bene. Il flusso di coscienza di un ‘poveraccio’ che pare aver perso in partenza la sua battaglia, figuriamoci la guerra. Con i gatti (maledetti, concordo con te) si perde in partenza e pure con le vicine bone. Per i gatti, mia mamma ci metteva le bottiglie di plastica riempite di acqua pensando che il gatto si riflettesse e, spaventato dalla propria immagine, fuggisse via. Figurati! 🙂 🙂 🙂
Bentrovato, Alberto. Mi è molto piaciuto il tuo monologo, ben scritto e interessante. Seguirò i prossimi racconti!
Ciao Giancarlo! Grazie mille per le tue parole e il tempo che vorrai dedicare alle mie storie! A presto!
“È come se avesse preso il mio terrazzo per il suo bagno personale e, al centro, ci fosse una specie di bel cesso immaginario. “
Sono morta dal ridere.
Ho avuto un’esperienza simile con il gatto del mio vicino, risolvendo mettendo una rete in tutto il terrazzo.
Racconto molto carino e simpatico, non vedo l’ora di sapere se con la vicina succederà qualcosa!
Ciao Rachele, grazie mille per le tue parole! In realtà, il prossimo racconto parlerà di altro… Però, non si può mai sapere!
Ciao Alberto, benvenuto!
Sono bastate le prime frasi del tuo racconto per iniziare a sorridere e non ho più smesso fino alla fine. Davvero bravo, complimenti!
Scusa, ho realizzato con un secondo di ritardo che Alberto è il nome del tuo personaggio. Sono stordita!
Non ti preoccupare, ci mancherebbe… in realtà, Alberto è anche il mio nome!!! 😉
Ciao Melania, ti ringrazio per le belle parole! Grazie di cuore!
Non tutti sono d’accordo, anche qui su Open, ma, per me, le foto in copertina e i titoli delle serie o dei racconti singoli, possono essere determinanti nella scelta delle nostre letture, soprattutto quando non si conosce ancora bene l’autore. In questo caso, infatti, nonostante avessi una decina e più di cose da fare, tutte molto urgenti, e avessi l’ intentezione di dare solo una sbirciatina veloce, questo tuo racconto mi ha colpito subito sia per l’immagine che per i titoli. Attratta e catturata, anche per questioni legate alla mia recente “gattofilia”.
La tua storia é come una di quelle barzellette raccontate alla Gigi Proietti. Non si può resistere senza soffermarsi a sentire di che si tratta, e tantomeno, dopo aver saputo l’incipit, non essere curiosi di conoscere il seguito e di scoprire come andrà a finire.
Ciao M. Luisa. Innanzitutto, ti ringrazio. Ma ti ringrazio di vero cuore! Sono atterrato da poco, qui, su Open e questo è il mio primo racconto. Tu sei la prima (forse unica!) persona che lo ha commentato. Ma per quanto mi riguarda, anche un solo commento è oro colato. L’idea è di continuare su questa linea, sperando di regalare qualche istante, non dico tanto di felicità (sarebbe troppo e presuntuoso), ma di serenità a chi avrà piacere di soffermarsi qualche minuto sulle mie storie. Entrando nel merito di quello che hai scritto, mi trovi, ovviamente, in totale accordo. Secondo me, la forma, soprattutto in un’epoca come questa, dove i minuti (anzi secondi) sono cruciali (e tu sei la prova provata), diventa un aspetto fondamentale. Non che la sostanza non conti, ci mancherebbe. Posso essere pure bravo con le immagini e i titoli, ma se poi, quando scrivo, faccio cagare (e potrebbe essere comunque), coi primi ci faccio ben poco. Tra pochi giorni, pubblicherò un’altra storia, spero tu abbia tempo e voglia di leggerla. Ti ringrazio anche per aver nominato uno dei miei più grandi idoli e cioè, il mitico Gigi Proietti. Non credo che sarò mai alla sua altezza. Però, il solo fatto di avermici accostato, anche così per gioco, mi riempie il cuore di una gioia infinita.
A presto!!! E ancora grazie!!!