IL GRANDE ALBERO

Gennaio 2009

Quanta fatica per poche curve in salita, per superare la collina mentre il sole si nasconde, mentre il cielo perde colore. Quanta fatica passare il cancello di ferro, mentre la sera non è ancora domani. Ancora ore per parlare, per progettare, sotto al grande albero, ad aspettare lo scatto della porta a vetro e il momento di entrare.

Non piove mai sotto al grande albero; perfino i raggi del sole fanno fatica a passare. La neve si è adagiata sui lunghi rami, e lentamente si è dissolta; il vento, di sera, lo smuove appena. Chissà quali possenti radici affonda nella terra, con quanta forza cresce ogni giorno, verso il cielo, il tronco leggermente inarcato, profumato di resina e di foglie nuove.

Sfida i giorni e le stagioni, il grande albero, le notti gelate e i pomeriggi assolati; quanta ombra regala agli uomini, quanta bellezza. Ah, avessimo la sua stabilità dietro la nostra sottile corteccia; potessimo vivere nella tranquillità del suo quotidiano respiro, sapessimo rispondere con energia al dolore e alle avversità, sapessimo affrontare la nube grigia del domani… allora, come il grande albero, potremmo ogni sera innalzare una silenziosa preghiera verso il dio del nostro pianeta, del nostro cuore vivente.

Quanta fatica sulla seggiola di plastica ad ascoltare le difficoltà della giornata: i compagni di stanza da accettare, il futuro che non vuole arrivare. Ma poi quanta dolcezza nelle parole per cercare di spiegare, nelle impietose lacrime, nei passi misurati dentro al confine ma oltre il dolore. Quanta dolcezza in questi figli del desiderio della vita, simili a foglie troppo verdi, fragili come sogni di cristallo.

E allora quanta speranza che il viaggio in fretta arrivi al porto, che la vela si gonfi di vento e conquisti la riva, dopo il mare aperto. Quanta speranza che questo osso acerbo del nostro amore prenda il volo, come un uccello libero, oltre il fruscio del grande albero, verso il sole.

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Discussioni

  1. Una delle cose che mi piace maggiormente quando leggo quello che scrivi è il fatto che ogni volta mi sembra sempre che dietro quelle parole ci sia una persona diversa rispetto a quella di cui ho letto la volta precedente. Molto bella.

  2. Quando liberi il tuo animo di poeta, allora ci regali perle di bellezza. La metafora dell’albero che protegge è un’idea che scalda e culla, fin da bambini. Le immagini da sottolineare sono molte. Una su tutte ‘Quanta dolcezza in questi figli del desiderio della vita, simili a foglie troppo verdi, fragili come sogni di cristallo’ parole del genere fanno pensare e sognare. Una parola anche su di te come scrittore. Amo molto la tua versatilità. Credo sia un dono

    1. Non so mica più come ringraziarti, Cristiana.. i tuoi commenti mi mettono quasi in imbarazzo, pure se mi fanno enorme piacere.
      Oltre la metafora, nella foto compare l’ingresso del Centro di riabilitazione psicosociale per adolescenti.

        1. Il coraggio di un autore di aprirsi ai suoi lettori è qualcosa di unico, da afferrare con la mano e tenersi stretto. Grazie

  3. Bellissimo racconto green, poetico. Amo gli alberi, piú degli animali, che, comunque, rispetto e facilmente mi affeziono. Degli alberi e soprattutto dei grandi alberi secolari, mi innamoro a prima vista e li ringrazio di esistere, abbracciandoli o ammirandoli e invocando Dio o l’universo o chi gli sta intorno, di proteggerli. Agli alberi ho dedicato anch’io molte pagine, per esempio in “La divina bellezza”, che spero vogliate leggere appena verrà pubblicato il libro.
    Grazie, quindi, a nome mio e degli alberi, vecchi e grandi o esili e giovani, per questo tuo breve, ma gradito racconto.

  4. Quanta dolcezza, quanta malinconia, quanta speranza e quanta commossa accettazione del naturale corso delle cose emanano da questo scritto, furioz. Emozioni intense e universali, che attraversano veloci il mondo e arrivano a tutti coloro che, come me, le leggono.
    Alla mia età non ho paura di dire che mi sono commosso. Grazie.