Il lamento del gufo

Sui rami di Witcham Street, al buio della notte più oscura e quasi maligna, un grande gufo si desta solitario. Il suo lamento è grottesco e tetro. Forse sta cercando qualcosa, vuole te. Torce il collo, le sue  piume sono morbide ma bagnate dalla pioggia. 

Il suo luogo preferito è il vecchio cimitero di Castle Deny Road, dove può cibarsi di piccoli topi e confabulare con altri esemplari come lui, compresi i barbagianni bianchi che stridono nel cuore della notte portando morte e delusione. 

Il gufo è conosciuto dalla comunità di Witcham Elf come ‘il segugio dell’angelo nero’,  colui che miete vittime e porta la pace solo se meritata. 

Il gufo dorme di giorno, nascosto dai tronchi dei salici e dai pioppi in cui ha il nido. È un volatile eccezionale. Si libra come un angelo o un’aquila ma morde con il suo becco e tagliuzza e scarnifica vivacemente senza alcuna pietà.

Tutti i bambini e le donne stanno alla larga dal gufo, dal segugio, e non osano allontanarsi dalle loro case o lasciare le finestre aperte.

Nel 1850 accadde però che Elizabeth Violet Astler, partoriente, lo vide mentre era in procinto di scrivere una delle sue dolci poesie e nel pensare ad un bel pennuto esso accolse la sua chiamata ed ella spirò la notte stessa.

La sua anima era tra le penne del gufo, tra le ali della sua potenza. 

Per sempre. Come per sempre risplenderanno i suoi occhi gialli che si socchiudono sul verde della brughiera Inglese, sul cimitero che è la sua dimora.

Il gufo della morte risiede ancora oggi sulla tomba di Elizabeth Violet Astler, sua devota, forse sua moglie in una vita passata.

L’amore non muore mai, ma quando le persone hanno la tristezza e la paura nel cuore, così come la superstizione e la cattiveria insita nell’anima, vedranno solo con gli occhi del pregiudizio e non con la mente del gufo.

Ancora oggi il suo lamento si ode per tutto il Witcham street, come di angelo nero che non trova pace o non vuol esser scordato. 

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