Il leccalecca

Serie: La Curiosa - Seconda Stagione

Da quel giorno in poi lo indossò sempre, e tuttora lo indossa, tutte le volte in cui siamo soli, e qualche volta anche quando siamo tra la gente.

Come lo scorso luglio in un weekend al mare: Matilde, pardon, Nymeria in spiaggia attirava sguardi curiosi, indossando costume e collare. E ne attirò di più quando si cambiò il costume in piedi sul suo telo, ma questa è un’altra storia.

O come quella volta durante un’escursione sulle Dolomiti: in quel caso, dal collare partiva una catenella lunga un metro e mezzo che avevo agganciato ad una spallina del mio zaino. Ma anche questa è un’altra vicenda. Che se vorrete, vi racconterò a parte. Per ora, torniamo nel motel.
Le avevo dunque messo il collare. Ora avrei iniziato a disporre di lei. Volevo darle un assaggio di quello che avrebbe vissuto da lì in poi, ma senza strafare: la noia è il cancro di ogni rapporto, era quindi mia intenzione tenermi sempre qualcosa di nuovo per la volta successiva. Un’idea, un gioco, un compito, una sorpresa. E nemmeno voglio mettermi a raccontarvi per filo per segno tutte le cose che accaddero da quel sabato di due anni addietro fino a… un paio d’ore fa, prima che mi mettessi al pc e Nymeria andasse in cucina a preparare la tisana. In due anni, di ordini ne ha ricevuti ed eseguiti; ha avuto i suoi premi e le sue punizioni; elencare tutto non avrebbe alcun senso, probabilmente per molti di voi si tratterebbe comunque di cose già fatte, già vissute, o per lo meno già lette: passeggiate senza biancheria, orgasmi muti nel buio di una sala cinematografica, cene a lume di candela in una ciotola di plastica colorata, dispettosi ovetti vibranti che si accendono nei momenti meno opportuni per il divertimento di un Padrone giocherellone…

Ma anche giornate di pioggia a zonzo in macchina senza una meta ad ascoltare musica e ridere, pomeriggi in cui l’unico ordine era quello di non uscire di casa, perchè lo studio reclamava la sua parte; domeniche in un museo o di fronte ad un monumento, dimentichi dei propri ruoli reciproci, anime gemelle nel contemplare la bellezza e la purezza dell’Arte.

Ripensando a tutte queste cose, sono rimasto con un sorriso a guardare lo schermo senza scrivere. Nymeria, non sentendomi battere sui tasti, ha sollevato ora la testa dal suo libro e mi guarda, con quell’aria interrogativa che ancora oggi mi affascina. La sua curiosità è la cosa di lei che mi piace di più, sapete? Le sorrido, le dico di continuare a studiare per il suo esame di fisiologia. Ed io a mia volta, torno con voi a quel sabato pomeriggio, in quel motel vista bosco.

Le avevo appena messo il collare. Le dissi quindi di distendersi sul letto, e che l’avrei interrogata. Volevo, le spiegai, che mi raccontasse gli aspetti più intimi della sua vita. Visto che il nostro rapporto avrebbe avuto una forte componente sessuale, volevo sapere quali fossero state fino ad allora le sue esperienze in quel campo. Mentre le spiegavo queste cose, prima di iniziare con le domande vere e proprie, le feci sollevare le mani sopra la testa, e presa una corda dal mio zaino, le legai i polsi prima tra loro, e poi alla testiera del letto.

Mi tolsi di tasca quello che avevo preso al bar quando ero andato a pagare: un lecca lecca. Lo scartai, e mentre Nymeria mi osservava curiosa, lo infilai dentro di lei. Decisamente, non se l’aspettava. Presi quindi una benda, e gliela posi sugli occhi, legandola delicatamente dietro la sua nuca. Non volevo che guardandomi, si sentisse ancor più in difficoltà a rispondere. Puntai sull’effetto confessionale: quando non vediamo in faccia il nostro interlocutore, ci resta più facile dire cose per le quali altrimenti proveremmo imbarazzo.
Le chiesi quindi per prima cosa se avesse eseguito il compito di masturbarsi ogni giorno, senza però raggiungere l’apice, e mi confermò d’averlo fatto. Le chiesi se fosse abituata a masturbarsi, e con quale frequenza lo facesse. Mi disse di farlo ogni tanto, a seconda dell’umore. Le era capitato di farlo più volte nello stesso giorno come pure passare lunghi periodi senza farlo. E che a volte raggiungeva l’orgasmo, altre volte si fermava prima. Quasi nessuno dei ragazzi con cui era stata, però, l’aveva mai portata all’orgasmo in quel modo. Solo uno, uno dei due coi quali aveva fatto sesso, l’aveva fatta godere alcune volte usando le dita.

Parlando di ragazzi, con due era stata a letto. Con tre aveva fatto sesso orale. E con uno, quando aveva da poco compiuto sedici anni, aveva fatto le prime esplorazioni reciproche con le mani. Con nessuno, invece, aveva mai fatto sesso anale. Si era limitata a ricevere un dito qualche volta da uno che si era dimostrato volenteroso nel praticarle sesso orale. E tornando alla masturbazione, non aveva mai utilizzato giocattoli sessuali, ma aveva provato per curiosità il manico della spazzola. Le chiesi infine quali esperienze avesse avuto con gli orgasmi dei suoi passati partner. Seppi così che quando aveva fatto sesso, aveva sempre preteso di usare il profilattico, ed il più delle volte i suoi ormai ex ragazzi avevano concluso lì dentro. Qualche volta, durante il sesso orale, le era capitato di ricevere lo sperma in bocca, ed aveva inghiottito senza stare a controllare il sapore. In un paio di circostanze l’aveva ricevuto anche sul seno. Mai sul viso, o nei capelli, o dentro di sè.

Le sorrisi. Alcuni dei suoi “no, mai fatto”, presto sarebbero cambiati.

Mi sorrise, tanto preoccupata quanto curiosa: ne era consapevole anche lei.

L’interrogazione (o interrogatorio?) era finita. Decisi che era ora di mettere da parte la teoria e passare alla pratica. Tolsi prima la benda dai suoi occhi, e quindi il leccalecca da dentro di lei. Lo avvicinai con deliberata lentezza alla sua bocca, e lei istintivamente aprì le labbra. Il calore del suo corpo l’aveva parzialmente sciolto, e i suoi umori ne bagnavano la superficie. Chiuse gli occhi. Poi chiuse le labbra attorno al leccalecca, e lo succhiò. Lo rimisi dentro di lei, lo lasciai per qualche istante, lo tolsi, e questa volta fu il mio turno di assaggiarlo. Ripetei. Di nuovo. Ancora. Fino a quando lo consumammo tutto. E le labbra del suo sesso erano lucide per gli umori e per lo zucchero del leccalecca. E pensai che fosse ora per me di fare merenda. Mi assicurai che il nodo che le legava i polsi fosse ancora ben stretto.

Mi tolsi la maglia. Rimasi coi jeans addosso. E salii sul letto. Lei mi fissava senza parlare. Non dissi nulla, mi limitai a sorridere. Accarezzai le sue gambe, fermandomi sopra l’orlo delle calze. Ebbe un brivido quando i miei polpastrelli sfiorarono la parte interna delle sue cosce, risalendo fino al pube. Poi mi chinai su di lei. Solleticai il suo monte di venere con la mia barba, prima di scendere e appoggiare le labbra su di lei. Poi iniziai. Lentamente, con la punta della lingua, sulle grandi labbra. Il suo respiro si fece più pesante. Quindi mi insinuai nella parte più interna, scivolando lentamente sul suo sesso, ormai sempre più lucido di umori.

Mi accorsi che Matilde cercava di trattenere i mugolii che le venivano spontanei. Mi fermai, e le dissi di non farlo. Di lasciarsi andare. Le dissi che non volevo assolutamente che la sua bocca si chiudesse. Arrossì. Annuì.

Tornai a dedicarmi a lei. Seppi poi che nessuno dei suoi coetanei con cui era stata era particolarmente amante di questa pratica. Ed anche quelli con cui l’aveva fatto, si erano rivelati in realtà piuttosto sbrigativi. Per quanto mi riguarda, è una pratica che amo. Amo vedere crescere il piacere nella donna di cui mi sto prendendo cura. Amo esserne l’artefice. Quindi ci dedico tutto il tempo necessario, cercando di leggere le reazioni.

Alla fine, dopo un tot di minuti il cui numero è assolutamente irrilevante (cinque o cinquanta non importa…il tempo giusto è il tempo che ci vuole), mentre la mia lingua stava stuzzicando il suo clitoride, Matilde venne. Inarcando la schiena, piegando le gambe, lanciando un gemito. Venne. Continuai ancora un po’ a baciarla, su punti meno sensibili, lasciandole smaltire la sensazione. quindi le sollevai il baby doll, scoprendole il seno. Chiuse le palpebre, quando io chiusi le mani sui suoi seni. Le ordinai di aprirle, e guardarmi negli occhi. Sostenne il mio sguardo mentre le massaggiavo il seno, ora accarezzandolo ed ora stringendolo. Ebbe un momento di esitazione quando mi concentrai sui capezzoli, stuzzicandoli, pizzicandoli, trocendoli e di nuovo sfiorandoli. Da ultimo, usai la bocca, per baciarli, succhiarli e mordicchiarli. E sentire l’eccitazione in lei che saliva di nuovo. Le sciolsi le mani e le dissi di mettersi in piedi. Su gambe malferme, ubbidì. 

Serie: La Curiosa - Seconda Stagione
  • Episodio 1: Il biglietto
  • Episodio 2: Un buon pranzo
  • Episodio 3: Ordini
  • Episodio 4: Il Collare
  • Episodio 5: Il leccalecca
  • Episodio 6: La spesa
  • Episodio 7: La Corda
  • Episodio 8: Il sorriso
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    Discussioni

    1. Ciao Sergio 😀 Apprendo con molta perplessità e preoccupazione gli utilizzi anticonvenzionali dei chupa chups. Perplessità perchè sono la mia droga, ne mangio circa 4 al giorno (gusto cola) mentre sono al pc. Preoccupazione perchè ho parlato al negoziante sotto casa di Edizioni Open e temo che fra qualche tempo si chiederà perchè diavolo ne acquisto quattro pacchetti alla settimana…

      1. 😂😂😂
        Non facciamogli leggere questo racconto, allora!
        Oppure, vedila così: parla di EO anche al tuo dentista, credo che lui approverebbe più gli usi alternativi che sapere che ne mangi 4 al giorno! 😜

      1. Ti ringrazio Ale!
        Ti confido che ero un po’ indeciso circa il pubblicare o meno questa stagione, proprio perché decisamente più esplicita della prima, ma alla fine mi dispiaceva lasciar la vicenda in sospeso, ed ho cercato di essere “trasparente” senza essere volgare.