Il LIBRO
Quella giornata di quasi estate si presentava stupenda e il sole, filtrando fra gli alberi, creava strani disegni di luce ed ombra sul sentiero. Era domenica, giorno di riposo anche in quegli anni difficili, soprattutto dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia.
In realtà la situazione economica della famiglia di Marianna si era già complicata con la morte del padre e lei aveva cominciato a cucire per gli altri, come si diceva allora, alludendo abbastanza francamente ad una discesa nella scala sociale.
Poi, la guerra. Al momento non se ne vedevano ancora le devastazioni che sarebbero seguite, ma per Marianna comunque la notizia era esplosa come una bomba. Ormai erano quasi finiti i due anni di colonia in Africa di Fulvio e lei aveva cominciato a sognare il matrimonio.
Adesso era calato il buio e anche il sole che giocava fra gli alberi non poteva nulla contro i pensieri cupi della giovane che saliva veloce il sentiero per raggiungere la casa dei suoceri, o, per meglio dire, dei promessi suoceri.
*****
Il viaggio verso il tanto sospirato mare si stava rivelando abbastanza scorrevole e, anche se Giulietta era partita con almeno un’ora di ritardo, sarebbe sicuramente arrivata per il pranzo a casa della cugina. La sola idea di sistemarsi nella piccola dépendance in mezzo agli orti le dava quella sensazione di relax che ricercava invano da molti giorni nel caldo di Roma. Aveva appena imboccato l’autostrada a Rosignano quando la musica dei Rolling Stones era stata interrotta da una telefonata. Era piuttosto raro sentire qualche canzone dei vecchi tempi in radio e Giulietta aveva esitato un attimo prima di rispondere, ma poi:
«Ciao Grazia, come va lì al lago? Luisella ti ha raggiunto?»
«Si, è venuta ieri e stiamo benissimo, tu sei già arrivata?»
«No, un po’ di ritardo, non riesco mai a partire all’ora che mi prefiggo, però mi giustifico perché cerco sempre di portarmi dietro molte cose, soprattutto questa volta che conto di stare almeno tre settimane…»
«Già, tre settimane… beh avrai tutto il tempo di rivedere il libro e decidere poi a chi farlo leggere…»
«Il libro come dici tu non è un libro, un tempo avremmo detto un manoscritto, adesso come potremmo dire? Un computer-scritto? Un digital-scritto? Forse un e-scritto oppure un e-written, ci sono, un ew…»
«Giulietta, ti prego, non partire come al solito per la tangente! Sappiamo entrambe di cosa stiamo parlando! Hai intenzione di proporre questa cosa che hai scritto a qualcuno o no? E intanto non potresti farmela leggere?»
«Ho già cercato di spiegarti… ho scritto questa cosa soprattutto per me ed è molto intima, coinvolge troppo una storia che ha condizionato la mia vita ma che non mi appartiene…»
«Avevi detto però che avresti cambiato nomi e luoghi.»
«Si, ma c’è comunque qualcosa che mi frena, ne riparleremo, aspetto una telefonata ed è meglio che chiudiamo. Ciao.»
«Si, certo… Ciao.»
*****
A tavola, sulla terrazza di Angela, pur mangiando e chiacchierando lo sguardo di Giulietta finiva sempre per immergersi in quel mare che conosceva fin da bambina con quelle sue isolette verdi che spiccavano sull’azzurro. E, mentre per lei si avviava la pellicola dei ricordi, Angela raccontava degli ultimi eventi di figli e nipoti vari e si informava:
«Verrai al mare con noi domani? E domani sera ci sarebbe un concerto in villa…»
«Non so dirti ancora, sono molto stanca e poi devo anche sentire gli altri cugini, sai com’è, i primi giorni sono sempre un po’ di orientamento.»
«Lo so, lo so, non preoccuparti, sei qui e faremo sicuramente tante belle cose, c’è tempo.»
*****
Gli altri cugini erano quelli da parte di padre, l’estate era l’unico periodo in cui si riusciva a vedersi e così l’indomani Giulietta risaliva il sentiero fra i boschi che portava alla casa della cugina Ester. Come sempre fin dai primi passi affiorava il pensiero di Marianna, che aveva percorso lo stesso sentiero per anni nell’attesa della fine della guerra o almeno di una lettera, e questa volta si presentava così intenso che quasi le pareva di avere la madre al suo fianco mentre risaliva la collina.
Ester era molto orgogliosa della sua nuova casa a metà collina e dopo il giro dei vari ambienti aveva condotto Giulietta ad una finestra con l’aria di mostrare qualcosa di speciale,
«Guarda lassù, vedi la casa del nonno? È un po’ trascurata adesso che è morto anche lo zio, però quanti ricordi eh?»
E Giulietta, combattendo a fatica la vertigine che l’aveva assalita, quasi in trance si era sentita dire:
«Si… tanti ricordi… e chissà quante storie ricorda quella casa…»
«Quali storie? Io ricordo solo che si andava su dal nonno a giocare e fare merenda ed era sempre una festa per noi ragazzi quando si andava su!»
«Sì, veramente io pensavo a prima, una vecchia casa che ha visto anche la guerra…»
Era riuscita a riprendersi ma quel senso di vertigine la accompagnava ancora ridiscendendo il sentiero.
*****
Di nuovo a Rosignano ma in verso contrario, tornando a Roma, riposata ma non più leggera.
E quasi subito, puntuale, la telefonata di Grazia.
«Allora? Stai tornando? Quando arrivi? Questa sera siamo tutti a cena da Marco. Vieni?»
Giulietta esitava a rispondere, sapeva benissimo che Grazia dopo un po’ di convenevoli e osservazioni varie avrebbe posto la solita domanda. Meglio levarsi subito il pensiero:
«Forse, se arrivo a Roma abbastanza presto… comunque Grazia non so se farò leggere a qualcuno il mio ew. Appena penso ad una persona, e saresti tu in questo caso, o addirittura ad un editore mi ritrovo fra i boschi, è come se avessi accanto mia madre come l’ho vista nelle sue foto da ragazza. E penso che lei non ha mai voluto raccontare la sua storia e mi chiedo perché adesso dovrei raccontarla io.»
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