Il mago Pirolino 

Serie: Storie per bambini


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Per vedere quanto pesa una parola, bisogna farla entrare in una bolla. Se la bolla galleggia, allora quella parola è buona da dire e d'ascoltare. Altrimenti... bè, altrimenti c'è Fier Galoppo!

Lo annunciavano i manifesti, sul fondo platinato urlavano i caratteri celesti.

Era argomento preferito al mercato. Tra le bancarelle, merce assortita,  venditori e clienti si scambiavano ricette, preziosi consigli di cucina. Quella era la norma! Ma vuoi o non vuoi, oramai non si sentiva altro che il suo nome. Era come diventato pietanza preferita di tutti. Ma proprio di tutti! Ne parlavano anche i bambini e ne discutevano i vecchietti seduti ai tavolini. La notizia era una lieta sorpresa.

– È arrivato il mago Pirolino! – dicevano, – È arrivato il nostro beniamino!

Da tutti i cittadini era amato, perché nel mondo della magia era il più affermato.

Di aspetto era buffo, da sotto il cappello si diceva spuntava un lungo ciuffo. Lo teneva fissato al cilindro con una molletta, che guarda un po’! Aveva proprio la forma di una barchetta!

Chi già lo conosceva, lo descriveva così:

– Eh, sapessi! I suoi occhi sono grandi e assai rotondi, illuminano il pubblico per quanto sono giocondi. Nella sua barba bianca c’è di tutto e un po’: treccine, perline e intagli di bandierine. Al collo porta appeso un sonaglino, che tintinna ad ogni inchino.

Insomma, il mago Pirolino era un tipo molto singolare, eppure tutto il repertorio di un grande mago sapeva mostrare: un bouquet in coriandoli poteva trasformare, le carte da gioco faceva volare. I nodi delle sue corde che magicamente sparivano. E poi c’era quella grande moneta d’oro! La faceva passare tra le dita, la vedevi e poi non la vedevi piú. Strano davvero era e più strano ancora diventava, quando dietro l’orecchio di una signora ritornava.

Dalla manica della giacca tirava fazzoletti tra loro annodati, che formavano una catena. Sembrava infinita! Tirava, tirava, e tirava! Alla fine svelava una rosa appassita.

Quando poi presentava il suo assistente, dicevano essere la parte migliore. Il pubblico esultava e applaudiva di tutto cuore.

Partiva la musica, il presentatore annunciava:

– Il mago Pirolino e il suo parrocchetto Semolino!

Chissà dove l’aveva trovato quel pappagallino…

Di tutti i colori sapeva diventare, sbatteva le ali e lo sentivi parlare:

– Semolino, eccomi qua! Ti mostro la mia abilità!

E la sua magia faceva cambiando dal giallo al rosso, dall’arancione al verde e poi il blu. Il viola, il lilla e quanti ne vuoi tu. Un arcobaleno di colori quelle piume fortunate!

Alla fine il parrocchetto faceva una piroetta, apriva le ali, spiccava in volo sulla bacchetta, che il mago puntava in cielo in segno di vittoria.

Il sipario si chiudeva, lo spettacolo era già storia.

Serie: Storie per bambini


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Discussioni

  1. Ti confermo quello che ti avevo scritto in precedenza e ti faccio i complimenti per la scrittura scorrevole e per questi racconti che fanno assaporare un po’ il gusto dell’infanzia, anche se il tocco dell’autrice adulta si fa sentire soprattutto nel finale. In particolare, nella storia del mago Pirolino, si avverte inizialmente entusiasmo per l’attesa del divertente spettacolo e tutto viene descritto con la stessa meraviglia che potrebbe provare un bambino, poi però mi sembra di percepire un certo senso di nostalgia nel momento in cui l’esibizione è ormai conclusa (forse è anche la nostalgia che potrebbe provare un adulto nel ricordarsi i momenti spensierati della fanciullezza).

    1. La nostalgia è un sentimento che solo gli adulti possono comprendere. I bambini per loro natura non la percepiscono. È bello scoprire che una storia che hai ascoltato da piccolo assume una sfumatura diversa quando poi sei grande. Ti ringrazio per l’attenzione che hai rivolto alle mie storie e spero di leggerti ancora in futuro.

  2. Hai ricreato con grazia la magia del circo, il fascino degli artisti di strada, la semplicità di un mago che diverte i bimbi durante una festa di compleanno. Il tutto in rima, delicatamente e in mezzo ai colori fino a scivolare giù, alla fine che vorresti non arrivasse. Grazie 🙂

  3. C’è una certa intima delicatezza nel saper maneggiare l’effetto illusorio che il lettore-bambino può ricevere da questo racconto, un grosso complimento per la trama che lo so, non c’entra niente, ma io ci ho visto quella malinconia russa, un po’ sognante, che potrebbe far scendere una lacrima, nella visione sorridente e triste di un teatrino magico in grado di far felice un bambino e commuovere un anziano.

    1. La malinconia è nascosta tra le righe, David. Ci vuole un altresì delicatezza per carpirla nella gaia presentazione di questo personaggio. Sembra infatti che il mago Pirolino sia ricco, perché è famoso, ma non è che l’attrattiva circense di gente umile, che si stupisce con poco. Grazie per aver svelato questo aspetto della storia. Ho tratto ispirazione dal contesto che mi circonda, che non ha origini sovietiche, ma che avrebbe comunque bisogno della magia per ritornare a sognare.

  4. È un incanto Pirolino, sempre pronto a far sognare.
    Per lo sguardo di un bambino, tanti numeri stupendi
    Strizza l’occhio a Semolino, un simpatico giullare
    e si spreca in complimenti, verso Rita Mocerino.

  5. E’ questa la magia delle favole, no?
    Ci fa tornare bambini, ci stupisce e ci intrattiene con le sue meraviglie. E quando finisce la favola, ci alziamo tutti in piedi gridando insieme, e chiedendo alla favola di fare un altro gioco, di non andar via.
    Perché vogliamo continuare a stupirci e meravigliarci.
    Vogliamo restare bambini, tutti insieme, dentro quella favola.
    Grazie, sempre.

    1. La follia del mondo viene dal pensiero che la salvezza si possa raggiungere grazie alla saggezza degli adulti. Quando è con l’innocenza dei bambini che avremmo davvero una possibilità di redenzione.
      Sono lieta di riceve un apprezzamento tanto appagato, Giancarlo. Stupire e meravigliare è proprio ciò che voglio fare e mi fai pensare di star proseguendo verso la strada giusta. Grazie.

  6. Penso che da oggi in avanti commenterò le tue storie sedendomi sula tastiera: prima con il gluteo destro, successivamente con il sinistro… Sicurissimo che, anche così, a parte qualche lettera ripetuta un paio di volte in più e alcuni segni di punteggiatura posizionati non correttamente, le parole del testo saranno sempre e solo di elogio e infinito affetto per come riesci a scaldare il mio cuore con delle immagini tanto vivide quanto delicate.

    1. Dicono ci siano risate di cui non puoi fidarti, poiché vengono trascritte da autori incoerenti, che mentre battano sulla tastiera quelle due lettere hanno la stessa espressione che avrebbero se avessero in mano una bolletta della luce o del gas. Per questo non è possibile per me trascrivere una risata in questo momento. Non voglio ci siano fraintendimenti! I tuoi commenti mi strappano sempre le risate piú sincere, Emiliano. Impossibile esprimere questo stato di profonda stima e ilarità.