
Il male ritorna – 2
Serie: Le notti di Ottobre
- Episodio 1: La capra ferrata
- Episodio 2: I Dolci dei Morti
- Episodio 3: Pelle di Lupo
- Episodio 4: La Pantafeche
- Episodio 5: Il male ritorna – 1
- Episodio 6: Il male ritorna – 2
- Episodio 7: Il Ponte del Diavolo
- Episodio 8: La casa rossa – 1
- Episodio 9: La casa rossa – 2
STAGIONE 1
Sono dove potrò riposare per sempre.
Cosa voleva dire? Cercò di costringersi a non collegare quella frase con la morte, senza riuscirci. E il panico tornò a crescere dentro di lei, sopprimendole il cuore, fino a quando non si costrinse a pensare che la discussione con Fede, i ricordi e l’atmosfera tetra di quella sera la stavano influenzando negativamente. Era meglio non pensare, almeno fino a quando non fosse arrivata al teatro… dove non ci sarebbe stato nessuno al di fuori del portinaio.
Al diavolo, solo un’ingenua avrebbe potuto credere che non stava accadendo qualcosa di terribile.
Fu quando la disperazione iniziò a riprendere il sopravvento che la sensazione di prima, quella che aveva spazzato via tutti i suoi pensieri riportandola alla realtà, tornò, stavolta potentissima. La avvertì vibrante nelle ossa alimentando il terrore, e cresceva sempre di più. Al culmine, un urlo di donna squarciò la notte. Un lamento di dolore e disperazione; paura e rabbia.
Marta si immobilizzò – era ormai giunta alle porte di Piazza Sordello -, lo sguardo fisso verso l’imponente facciata del Palazzo Ducale. Ne era sicura: l’urlo veniva da quella parte. Restò in ascolto, e per un po’ vi fu solo il mormorio del vento.
Poi, il lamento riprese, stavolta sommesso, e continuo; in esso prevaleva la rassegnazione. La donna stava piangendo e Marta, per qualche strana ragione, sentiva di capirla. Avvertiva in quel lamento l’alternarsi della disperazione, della tristezza e della rassegnazione. Della rabbia, quella di quando si vuole con tutti se stessi cambiare una situazione che però non può mutare.
E Marta prestava attenzione a quelle emozioni, sentendole sue e riconoscendole in un’intimità che era quasi fastidiosa. Forse attratta da quei sentimenti che tanto riconosceva, si mosse in direzione del lamento.
Attraversò la piazza deserta, accompagnata dallo schiocco dei suoi tacchi. La voce sembrava provenire dal giardino del palazzo. Insolitamente per quell’ora, i cancelli erano spalancati e una volta giunta sulla soglia, indugiò ascoltando la ragazza, ora più vicina che mai. Guardò tra i cespugli, ma non vide nulla. Probabilmente è oltre le siepi, pensò Marta. Con il cuore in gola, si avventurò tra i cespugli potati con cura che di giorno dovevano essere deliziosi ma in quel momento, nella penombra, assumevano lineamenti terrificanti e si trasformavano in mostri di verzura.
Seguì il sentiero costeggiato dalle aiuole. Queste erano protette da una fine rete metallica la quale qualche metro più in là, dove il sentiero voltava a sinistra, sembrava riflettere una luce bianca proveniente dalla direzione in cui il sentiero continuava. Il lamento della ragazza era più vicino e così anche la fonte di luce. Ombre sinistre danzavano nell’oscurità.
Oltrepassò la siepe e svoltò a sinistra. E con il sangue che le si gelava nelle vene, la vide. Poco oltre il punto in cui il sentiero svoltava, una ragazza giovanissima sedeva su una panchina. China in avanti, si teneva le mani sugli occhi, e forse per quello sembrò non accorgersi dell’ospite. Marta notò che aveva i piedi scalzi, chiedendosi se non avesse freddo, ma ciò che la colpì era la luce che… rifletteva? No, non rifletteva alcuna luce: quella ragazza emanava un bagliore freddo.
Marta si sentì avvolta da un mantello di piombo, il cuore che le batteva nel petto come un tamburo. Finalmente, si decise ad avvicinarsi, ma solo dopo qualche passo si bloccò. I capelli biondi della ragazza scendevano sulle spalle in modo da scoprire il collo, lasciando intravedere quello che sembrava un taglio profondo. La ferita non perdeva sangue, ma era di un colore rosso acceso che obbligò Marta a combattere contro i conati.
“Perché piangi?” chiese timidamente. Di colpo, la ragazza smise di piangere. Molto lentamente, staccò le mani dal viso, poggiandole sulle ginocchia e alzando lo sguardo verso la nuova arrivata.
Quello che Marta provò fu una sensazione tra il terrore e il disgusto. La cicatrice che aveva scorto tra i capelli proseguiva per tutta la circonferenza del collo, ed era molto più profonda di quanto sembrasse a prima vista. Ancor peggio, però era il suo volto. Non vi era segno di una lacrima, tuttavia l’espressione era di autentico dolore. Gli occhi erano blu, e la pelle era talmente pallida che gli si poteva vedere attraverso.
Marta, definitivamente immobilizzata e incapace di proferire parola, restò a fissare la figura (non riusciva a credere che fosse umana).
“Sono morta” disse.
Marta non rispose, trattenne il respiro. La figura sembrò notare lo sgomento e il terrore di cui traboccava. Poi, il suo sguardo cambiò, e sorrise. Marta sentì la spiacevole sensazione di qualcosa che si intromette dentro il suo corpo. Dentro la sua mente.
“Fa male, vero? Come ti capisco…” e così dicendo rimase a fissarla dritta negli occhi, il viso pallidissimo e velato.
Finalmente, Marta trovò la forza di rispondere: “Cosa pensi di capire?” disse lasciandosi scappare una punta del fastidio che provava per la violazione della privacy. Quella… cosa, sapeva di lei. Lo sentiva.
“Intendo dire” prese a spiegare con calma la figura, “che l’accusa di tradimento è dolorosa, quando sai che è tutta un’invenzione, orchestrata per distruggerti.”
Marta era interdetta. Era terrorizzata al punto da ridursi a una statua vivente.
La figura continuava a fissarla, gli angoli delle labbra leggermente alzati in un sorriso delicato. Ogni traccia di angoscia era sparita, ed era un elemento che per qualche motivo terrorizzava Marta ancor più del fatto che fosse trasparente. Sembrava aver trovato quello che cercava.
“Ti senti sola. E l’amore per il tuo Michael è un rifugio fragile, esso stesso è motivo di angoscia.”
Silenzio. Il cuore in gola batteva all’impazzata.
“E l’approvazione di tuo Padre che viene a mancare… lo sdegno nel suo sguardo, ti uccidono, vero.”
“Chi sei?” urlò.
Il fantasma – ormai per Marta ogni barriera di demarcazione tra realtà e follia era crollata – non disse nulla. Marta avvertì nascere dentro di se la sensazione che l’aveva colta poco prima di imbattersi nel lamento. E in una frazione di secondo, la sua vista si oscurò. Lo schermo all’interno della sua mente proiettò delle scene.
La folla inferocita, raccolta attorno a un lurido palco di legno allestito in breve tempo.
Una fanciulla giovanissima, vestita di bianco. È la vestaglia da notte. Non si è cambiata il vestito perché non ne ha avuto il tempo: le guardie hanno fatto irruzione nella sua stanza da letto che il sole non era ancora sorto. Un sacco di cuoio le avvolge il capo. Di cuoio è anche la maschera che copre il volto di un orribile uomo dalle braccia muscolose.
La folla incita l’esecuzione. “Traditrice! Adultera! A morte! A morte!” urlano all’unisono. Per loro, lei non vale nulla.
La ragazza piange, ma nessuno se ne accorge. Nessuno le vede il volto.
E la spada cala.
Dall’altra parte della città, la folla radunata attorno al patibolo è ancor più numerosa.
“Maiale!” urlano i villani, inconsapevoli di essere anch’essi vittime del gioco politico. “Alla forca! Alla forca!”
La leva viene tirata, e il diabolico meccanismo pone fine alla vita di un innocente.
Lo schermo si fa scuro. Di nuovo.
È notte fonda, e la carne sotto le unghie scorticate le provoca un male atroce. Sta scavando da più di un’ora nel prato di un parco. Scava nella terra ammorbidita dalla nebbia, terra sconsacrata, terra del diavolo. E quando la carne viva delle dita squarciate urta contro il coperchio di legno, urla di dolore.
“Sono Marta? È la realtà, questa?” si chiede.
La paura che sia reale è peggiore di quella derivante dalla consapevolezza di cosa troverà nella bara. Che nel frattempo è dissotterrata.
Alza lo sguardo: Agnese – il fantasma della ragazza, ora sa che si chiama così – è di fronte a lei, sul bordo della buca. L’ha osservata per tutto il tempo, e ora fa un cenno di assenso con il capo. Marta solleva il coperchio.
È tutto vero.
Michael giace con gli occhi ancora aperti. È rigido ed emana un puzzo nauseabondo. Il capo in una posizione innaturale: è per via del collo spezzato. Accanto a lui, Marta vede se stessa, con la testa tagliata e il vestito imbrattato di sangue.
Lo schermo si fa scuro.
* * *
Nel 1391, Angese Visconti venne accusata di aver tradito il marito, Francesco Gonzaga, con un tale Antonio, un cavaliere inserito proprio da Francesco tra il corpo delle guardie personali della consorte. Si trattò di un gioco politico con il fine di eliminare una figura ormai divenuta scomoda.
Con un processo ingiusto, Agnese e Antonio vennero giustiziati, per poi essere seppelliti insieme in terra sconsacrata.
Leggende popolari narrano che di notte, nelle stanze e nei cortili del Castello San Giorgio si aggiri il fantasma di Agnese Visconti: una figura disperata che emana una strana luce, e terrorizza coloro che hanno la sventura di incontrarla.
NB: Alcune parti del racconto non corrispondono con la vera storia di Agnese Visconti: per esempio, le esecuzioni avvennero segretamente.
Serie: Le notti di Ottobre
- Episodio 1: La capra ferrata
- Episodio 2: I Dolci dei Morti
- Episodio 3: Pelle di Lupo
- Episodio 4: La Pantafeche
- Episodio 5: Il male ritorna – 1
- Episodio 6: Il male ritorna – 2
- Episodio 7: Il Ponte del Diavolo
- Episodio 8: La casa rossa – 1
- Episodio 9: La casa rossa – 2
Ho apprezzato molto questa tecnica narrativa che unisce alcuni tratti della scrittura tipica delle sceneggiature allo stile narrativo più classico. In alcuni punti infatti aiuti il lettore descrivendo certe scene come si fa nelle sceneggiature e poi torni alla narrazione vera e propria. Ho trovato il tutto molto piacevole e ben giostrato. Sei anche molto ordinato nell’esposizione. A me questo racconto è piaciuto davvero molto, complimenti.
Che dire… sono rimasto a bocca aperta. Una leggenda che non conoscevo e molto interessante. Quello che posso dire sul racconto: hai descritto veramente bene lo spirito, piccoli dettagli che messi al punto giusto hanno creato un magnifico disegno, degno di un vero horror! Complimenti😄👏🏻
Il climax è frutto di una “costruzione” che non è stata semplice, sono felice che tu lo abbia apprezzato. Grazie davvero!
Ci credo, non sembra un racconto facile da spiegare ed hai dimostrato un ottima conoscenza della storia, spiegarla molto bene e coinvolgere il lettore.
Mi fa piacere che abbiate apprezzato!
Un degno finale per una storia molto bella.
Ottima l’idea del parallelismo fra i due personaggi, che hai saputo gestire molto bene.
Bravo, davvero! @Nicolarighetti00
Il parallelismo è proprio il centro del racconto. E pensare che l’idea mi è venuta per puro caso!
Un bel lavoro, ben strutturato e ben scritto. Complimenti Nicola, mi hai messo ansia!
Felice di aver centrato l’obiettivo 😉
Racconto ben strutturato e, come hanno già osservato altri, con il giusto climax che porta a questo finale interessante. Ci hai raccontato una storia attraverso un “parallelismo” moderno con due personaggi che subiscono la stessa sorte: hai fatto bene a prenderti lo spazio di due episodi, così come quello per le note a fine testo. Grazie Nicola! 🙂
Grazie mille!!