
Il mio momento
Serie: Il diario del tirocinante
- Episodio 1: Il mio momento
- Episodio 2: Giro turistico
- Episodio 3: La treccia del software
- Episodio 4: La mela di Eva
- Episodio 5: Le colline al tramonto
- Episodio 6: Senza meta
STAGIONE 1
Le nuvole sono illuminate dai raggi del sole del tardo pomeriggio di un inverno che sa ormai di primavera. Dall’aereo il cielo sembra una distesa innevata con una collina e montagne in lontananza, un paesaggio fiabesco che mi rapisce e incanta, mi accompagna in questo nuovo capitolo della mia vita.
Sono passati appena dieci giorni dalla mia laurea, dieci giorni appena in cui finalmente dopo anni di tormento e sofferenza sono stato proclamato laureato alla magistrale in ingegneria meccanica. Niente festeggiamenti in grande stile, ho voluto che solo le persone più vicine a me condividessero questo momento, quelle che ci sono sempre state e sempre ci saranno nella mia vita.
Il tempo di mettere negli scatoloni quei libri e quaderni su cui ho versato il mio odio che era già tempo di preparare la valigia, salutare momentaneamente il mare di Cagliari e partire alla volta di Pesaro per il mio tirocinio.
In un Paese dove tutti si lamentano della carenza di lavoro, i giovani vogliono fuggire all’estero perché ci sono più opportunità, ecco che io vengo contattato da diverse aziende prima ancora di essere laureato e ancora prima di ricevere l’agognata pergamena ecco che ho firmato il mio primo contratto professionale attraverso la Regione Sardegna. Non solo ho un lavoro per il quale ho studiato, ma l’ho pure nella mia città. Almeno lo avrò dopo il periodo formativo di tre settimane nella sede centrale dell’azienda, a Pesaro.
Le turbine dell’aereo rombano più forte e destano la mia curiosità da ingegnere neolaureato, si attiva il segnale di allacciare le cinture e presto dall’altoparlante arriva la voce del comandante che annuncia la discesa verso l’aeroporto di Bologna.
Un brivido di eccitazione pervade il mio corpo.
L’aereo si infila tra le nuvole e il paesaggio fiabesco fatto di neve e panna montata diventa grigio e bianco prima di mostrarmi chiazze di neve sugli Appennini. L’aereo continua la sua discesa sempre più rapida, scendiamo di quota, i colli diventano lunghe distese di campi coltivati con casolari qua e là come isole in quel mare di coltivazioni e in lontananza, avvolta da una coltre di nebbia serale, ecco Bologna. Tocchiamo terra all’improvviso, e ho il cuore in gola. Un mare mi divide da casa mia e ora devo cavarmela da solo. Quel momentaneo senso di smarrimento si trasforma subito in determinazione, desiderio di avventura, di mettermi alla prova e affrontare sfide. Mi sento carico, non vedo l’ora di scendere dall’aereo e rivendicare il mio posto nel mondo.
Tolgo la modalità aerea dal cellulare e informo la mia famiglia e i miei amici che sono arrivato. La valigia arriva al nastro immediatamente e così chiamo subito il mio capo, che mi porterà a Pesaro in macchina.
Trascino quei venti chili di valigia dietro di me mentre a grandi falcate guadagno l’uscita, cerco il mio capo ma è lui a trovare me.
«Carlo!» mi saluta con una mano mentre con l’altra tiene il cellulare in chiamata.
«Sì, è appena arrivato, ha un valigione enorme» scherza al telefono con qualcuno, immagino sia il mio tutor di Pesaro o l’impiegata delle risorse umane che mi ha fatto il primo colloquio su Teams e poi si è occupata di tutta la parte burocratica del tirocinio e ha organizzato il mio soggiorno a Pesaro.
Gabriele inizia a parlare a ruota libera, con grande entusiasmo e io mi ritrovo in un lampo sull’autostrada verso Pesaro. Mi guardo attorno come se fossi Alice nel paese delle meraviglie mentre Gabriele continua a fare domande, ad indicare luoghi, fare programmi e preoccuparsi che tutto vada bene.
«Cosa?» chiedo ad un certo punto tornando alla realtà.
«Ho detto che oggi staremo in albergo, vicino agli stabilimenti, poi domani ci dedichiamo alle questioni logistiche, starai in un appartamento insieme ad un altro ragazzo, un ingegnere come te…» roteo gli occhi, gli ingegneri sono le persone più noiose al mondo e dopo anni circondato da aspiranti ingegneri ho bisogno di disintossicarmi da questi esseri.
«…e poi avrai una macchina, così non avrai problemi per andare al lavoro e magari ti fai qualche giretto nel finesettimana, che dici? Hai già fatto qualche programma? Che dici? Sei carico? Dai che ti divertirai un mondo!»
Gabriele è così, una vera macchinetta.
«Non vedo l’ora di iniziare!» rispondo con entusiasmo.
Arriviamo nelle Marche che è calata la notte e poco dopo ci fermiamo in un paesino poco distante da Pesaro, in mezzo alle colline e alla campagna.
Facciamo il check-in alla reception, Gabriele viene subito riconosciuto, viaggia spesso in giro per l’Italia e periodicamente nella sede centrale. Salgo in camera e ho un’oretta prima dell’appuntamento per la cena.
La camera è grande, ordinata e confortevole. Mi sciacquo il viso e poi chiamo i miei genitori al telefono, mando un vocale su Telegram al mio migliore amico e mi distendo sul letto matrimoniale.
In poche ore sono già successe tante cose, ho la testa che scoppia e non riesco a controllare le mie emozioni che saltano da una parte all’altra. Mi sembra tutto così surreale, troppo, come se non lo meritassi. Per anni sono stato abituato ad essere vessato da professori-baroni, quelli che sogghignano quando ti vedono in difficoltà, quelli che ti fanno dubitare persino di ogni fibra del tuo essere. Per anni sono stato abituato a sentirmi una nullità e un fallito che di colpo tutta questa premura e gentilezza nei miei confronti, un semplice tirocinante, uno che deve ancora dimostrare di meritarsi l’assunzione, sono surreali, come un unicorno che passeggia per Milano o un festival di Sanremo senza polemiche.
A cena Gabriele mi porta in una trattoria poco fuori il paese. Durante la cena ha ancora voglia di chiacchierare nonostante sia visibilmente stanco.
«Sono certo che andrà benissimo, poi a Cagliari ti porto in giro a vedere alcuni cantieri di cui ti occuperai, adesso vedo con Livia se possiamo anticipare la tua assunzione perché c’è tanto da fare e tu servi in Sardegna.»
Alzo le spalle e faccio un sorriso perché se aprissi bocca ho paura che urlerei di gioia.
Ingoio la mia forchettata di gnocchi con sugo di anatra e riesco a rispondere.
«Per me anche domani, ho tanta voglia di fare.»
Gabriele sbatte il pugno sul tavolo ed esplode in una risata.
«Ci fossero ragazzi come te! Già che sei venuto fin qui! Non sai quanto sia difficile trovare giovani disposti a spostarsi ogni tanto. Vogliono tutto sotto casa.»
Paga la cena con la carta aziendale e torniamo in albergo.
Mi fiondo sotto la doccia bollente, e mentre mi lavo i denti dallo specchio appannato compare il riflesso di un giovane pronto a prendere in mano il suo destino.
Non c’è più posto per la paura e l’insicurezza.
Adesso è arrivato il mio momento.
Serie: Il diario del tirocinante
- Episodio 1: Il mio momento
- Episodio 2: Giro turistico
- Episodio 3: La treccia del software
- Episodio 4: La mela di Eva
- Episodio 5: Le colline al tramonto
- Episodio 6: Senza meta
Mi hai fatto ripensare al mio arrivo in Finlandia 🙂 Ho adorato soprattutto la descrizione dell’atterraggio dell’aereo, sembrava di essere lì.
Grazie Arianna! Non sono mai stato in Finlandia ma avrei tanto voluto andarci in Erasmus, avevo programmato di andarci nella primavera del 2020 ma il Covid mi ha negato questa possibilità. Ho però usato l’immaginazione e mi sono ispirato a questa esperienza mancata per ambientare la mia serie Erasmus, nella cittadina di seinajoki. Se ti fa piacere, puoi buttarci un’occhiata
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Che bello questo inizio!Ora recupero subito gli altri racconti…mi è piaciuta moltissimo l’atmosfera gasatissima di inizio di questa nuova avventura…di un nuovo capitolo di vita, forse perchè ho provato sensazioni molto simili per un periodo della mia vita che ho trascorso fuori casa per lavoro anche io. Bello!Bravo Carlo e, in bocca al lupo!!
Grazie! Spero ti piacciano i prossimi episodi!
Mi piace il modo con cui condividi parte della tua vita con noi, quando ti leggo riesco ancora ad afferrare il meglio che ci può offrire. Determinante è il piglio con cui si affronta, dal tuo racconto emerge prepotentemente la curiosità e la purezza di pensiero. Vero che un pizzico di fortuna la rende più saporita, ma la vita è nelle nostre mai e siamo noi a costruirla. Seguirò con piacere le avventure del “protagonista” ;D
Ciao Micol! Grazie delle tue belle parole, concordo, un pizzico di fortuna aiuta, ma se non c’è pazienza, ce la si crea con la buona volontà, la perseveranza e la pazienza. In fondo, la fortuna aiuta gli audaci no? Spero di non deluderti con i prossimi episodi, ho aggiunto un po’ di fantasia, quella, si, non deve mai mancare nella vita! A presto!
👏 👏 👏 Bravo Carlo! Una ripartenza alla grande. Hai toccato molti temi importanti, con il tuo solito stile scorrevole, trasmettendo le sensazioni provate dal protagonista, con una piacevole narrazione coinvolgente. Per i lettori piu` giovani, credo che passi un messaggio positivo di fiducia nelle proprie risorse, nell’ impegno e nel merito che a volte ripagano di tutti i sacrifici compiuti durante gli anni di studio. Un incoraggiamento a non arrendersi mai anche quando la strada per la realizzazione professionale e` piena di ostacoli e “buche”. Ai diversamente giovani credo faccia piacere che nel nostro Paese con tanti “bamboccioni”, come sosteneva un noto personaggio, esistono tantissimi giovani di buona volonta` che si fanno strada nel mondo con la loro intelligenza, la tenacia e lo spirito di sacrificio. Il primo episodio di questa nuova serie lascia ben sperare, non solo sulla storia che continuerai a raccontarci, ma anche sulle prospettive reali, del nostro futuro prossimo.
Cara Maria Luisa, come sempre cogli nel pieno quello che voglio trasmettere. Grazie, denota una lettura bella attenta. Sai, è vero, ho riscontrato nella mia generazione i due estremi, o quelli che partono direttamente all’estero, spesso Londra o Germania, o, la maggior parte, quella che non si vuole spostare dal proprio paesello o città. Ancora più triste è che noto una certa arroganza, spesso noto che si vuole accedere direttamente a posizioni di rilievo senza prima fare un minimo di gavetta. L’umiltà è forse la cosa che ho imparato maggiormente dall’università. Spero di non deluderti con i prossimi episodi! Buona serata e un caro saluto alla nostra Sardegna, che rivedrò tra due settimane 😉
“che di colpo tutta questa premura e gentilezza nei miei confronti, un semplice tirocinante, uno che deve ancora dimostrare di meritarsi l’assunzione, sono surreali, come un unicorno che passeggia per Milano o un festival di Sanremo senza polemiche.”
Questo passaggio mi è piaciuto molto, l’unicorno a spasso per MIlano poi…👏
“Mi guardo attorno come se fossi Alice nel paese delle meraviglie”
Delizioso ! Fai sembrare Bologna una San Francisco 😂
Caro Carlo, bentornato alla scrittura anche da parte mia ! Questo inizio di serie è bello, fresco e gioioso, une bella ode al ‘viaggio’, ad una nuova partenza, ad una nuova fase. Poi il titolo -Il mio momento- è forte ed assertivo, mi è piaciuto. Ovviamente leggerò con gioia i prossimi episodi (c’è bisogno di dirlo) ? 😄
Ciao Nyam! Grazie mille, spero di non deludere e di mantenere il tono gioioso e fresco. Penso che il viaggio più importante sia quello interiore, il passaggio definitivo all’età adulta, alle responsabilità e tutto. Insomma, spero che piacerà il seguito, saluti ovunque tu sia in questo momento al fianco di una o due angeli 😉
Buongiorno Carlo e ben tornato con una nuova serie che già presenta tutte le caratteristiche che piacciono a me. La freschezza della giovinezza, l’avventura, il viaggio, le esperienze. Quella gran voglia di positività e del volere assaggiare la vita a grandi morsi. Nonché quel tocco di autobiografico che rende ciò che scriviamo intrigante. Ricordo che anche la serie precedente iniziava su un aereo, è forse lo stesso ragazzino che diventa grande? Ti seguirò molto volentieri anche questa volta, perché se chiudo gli occhi e faccio un tuffo indietro, quello stesso ragazzino mi somiglia molto. Bravo Carlo hai dato un tocco di novità e positività a questo fine settimana che inizia!
Ciao Cristiana! Sono veramente felice che ti piacciano queste caratteristiche. Ricordi bene, ho pensato anche io a quella serie, che vorrei proseguire nei prossimi mesi, ho già scritto i primi 5 capitoli della seconda stagione. Con me è abbastanza facile capire quando è o non è autobiografico: se la narrazione è in prima persona vuol dire che più del 50% delle cose scritte sono autobiografiche. Il ragazzino è lo stesso, cresciuto, e sono appunto io! Nella precedente serie la storia narrativa aveva molti episodi veri collegati da episodi di fantasia, mentre in questo caso dovrei essere molto più fedele, di tanto in tanto magari metterò qualche cosa di fantasia, ma per ora non credo sia necessario. A presto!