Il mistero della scultura

Serie: Il silenzio del custode


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: L'ispettrice interroga il custode, ma quest'ultimo continua a rimanere imperterrito nelle sue poche parole sul delitto.

Marta sentì un brivido lungo la schiena. La storia della donna scomparsa nella villa, “l’Ombra”, poteva essere solo una leggenda, ma in quel momento le sembrava troppo legata a quello che stava investigando per ignorarla. Fece un respiro profondo, cercando di ordinare i suoi pensieri.

“Questa donna… sai quando è successo? Chi era?” chiese, fissando Carlo con insistenza. L’anziano custode, con lo sguardo ancora rivolto verso la villa, rimase in silenzio per un istante, poi si voltò verso di lei.

“Non lo sa nessuno. Alcuni dicono che fosse una cameriera, altri una nobildonna. La villa ha cambiato molti proprietari nel corso dei secoli… Ma quella storia è sempre rimasta.”

Marta si alzò dalla sedia, lasciando che il silenzio scendesse tra loro per qualche istante. “Hai mai visto qualcosa di strano qui, Carlo? Qualcosa che non puoi spiegare?”

Carlo scosse la testa, ma stavolta con un’ombra di esitazione. “No, signora. La villa è solo vecchia, e la gente ha paura di ciò che non capisce. Le storie si raccontano da sole.”

Marta sapeva riconoscere quando qualcuno le stava nascondendo qualcosa. “Se c’è altro che pensi possa essere utile all’indagine, lo devi dire. Anche se è solo un sospetto o qualcosa di piccolo.”

Carlo non rispose. Il suo volto era tornato inespressivo, la schiena incurvata come se il peso della villa e di tutti i suoi segreti gli gravasse sulle spalle. Marta non insistette, capendo che non avrebbe ottenuto altro in quel momento. Si congedò con un cenno del capo e uscì dall’alloggio del custode, camminando lentamente lungo il sentiero che riportava verso la villa.

Il vento era aumentato e portava con sé un fruscio sinistro tra gli alberi. Mentre camminava, ripensava alle parole di Carlo e al biglietto trovato accanto al corpo di De Santis. “Ombra.” Era possibile che la morte di De Santis fosse legata alla leggenda? Forse il collezionista aveva scoperto qualcosa di troppo?

Una volta tornata alla villa, Marta fu accolta da uno degli agenti della scientifica, che le consegnò un fascicolo con i primi risultati delle analisi. “Ispettore, abbiamo controllato la camera di De Santis e il resto dell’hotel, ma non abbiamo trovato impronte significative o segni di colluttazione. Tutto sembra ordinato, come se nessuno fosse entrato o uscito dopo di lui.”

Marta prese il fascicolo e lo sfogliò velocemente. Tutto sembrava condurre a un vicolo cieco. Ma lei sapeva che, in ogni indagine, il diavolo si nascondeva nei dettagli.

“De Santis aveva qualcosa di valore con sé, vero?” chiese all’agente.

“L’ultima volta che ho controllato, sì. Pare fosse venuto qui per una trattativa legata a una scultura antica, un pezzo molto raro.”

Marta ricordò che la scultura non era stata trovata nella stanza. “E la scultura? Non c’è traccia?”

“No, signora. È scomparsa. Nessuno sa dove possa essere finita.”

Marta sospirò, sentendo che quel mistero si stava complicando sempre di più. Un oggetto di valore scomparso, un biglietto enigmatico e una leggenda dimenticata. Tutto sembrava intrecciarsi, ma ancora non riusciva a vedere il quadro completo.

Decise di tornare nella stanza di De Santis per dare un’ultima occhiata. Entrò con cautela, come se sperasse che la scena del crimine potesse rivelare qualcosa che le era sfuggito. Si avvicinò al letto, dove il corpo di De Santis era stato trovato. Notò che il comodino era leggermente fuori asse rispetto al resto della stanza. Si chinò e lo spostò con attenzione. Sotto di esso trovò qualcosa che le fece accelerare il battito del cuore.

Era una piccola chiave, consumata dal tempo.

Marta la raccolse, domandandosi cosa aprisse. Forse un cassetto? Un armadio? Ma nella stanza non c’era nulla che sembrasse avere una serratura compatibile. Tenendo la chiave tra le dita, il suo sguardo cadde su una vecchia porta di legno alla fine del corridoio, una porta che sembrava essere stata lì per secoli.

Con passo deciso, si avvicinò a quella porta e provò ad inserire la chiave nella serratura. Fece un leggero scatto. Marta spinse la porta, che si aprì con un cigolio prolungato, rivelando una scala stretta e buia che scendeva nelle profondità della villa.

Una sensazione di inquietudine le strinse lo stomaco. Chiuse gli occhi per un istante, poi accese la torcia e iniziò a scendere.

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Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “La villa è solo vecchia, e la gente ha paura di ciò che non capisce. Le storie si raccontano da sole”
    Che bella questa frase! Forse la chiave di lettura di molti generi, dal thriller all’horror, al mistero, che ci appassionano tanto. Certamente la bravura di ogni autore sta nel saper inculcare nel lettore quella giusta dose di paura dell’ignoto. La chiave è un elemento geniale. Bravissimo