
Il mito delle metà
Serie: Il fresco profumo di fieno
- Episodio 1: Nel bel mezzo del nulla
- Episodio 2: Ci sono le maniglie dietro, lo sai?
- Episodio 3: Se tua mamma si fida…
- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
STAGIONE 1
Fissa il soffitto da ore, nel buio della piccola camera, troppo piccola per un ragazzo tanto cresciuto. Davide si muove nel letto, inquieto, cercando una posizione comoda.
Sbuffa. Si era promesso di non pensarci più, di accantonare quella storia, ma la remota possibilità che il ragazzo sia interessato a lui non può che farlo sperare e allo stesso tempo torturarlo nel dubbio.
Sono passati quattro interminabili giorni da quando hanno raccolto le ciliegie, quattro giorni senza vederlo per suoi impegni lavorativi col padre.
Finchè un pensiero si fissa nella mente di Davide.
– Non passerò mai questo maledetto esame, se continuo così… – Sussurra piano a sé stesso. Gli dà uno strano conforto sentire il suono della propria voce, lo fa sentire meno solo.
Passano altri minuti, nel silenzio, finché decide di concedere a sé stesso una piccola proroga: per la notte, potrà pensare liberamente a Nicolò e fantasticare su di lui.
Basta qualche minuto che già sogna di sfiorarlo, di baciarlo. Un senso di pace pervade tutto il suo corpo, ed i muscoli, dapprima tesi, si rilassano. In poco tempo riesce ad addormentarsi serenamente.
La notizia che nel pomeriggio Nicolò lo verrà a prendere distrae completamente Davide per il resto della giornata. Lo studio, ovviamente, può aspettare.
Si fa trovare fuori dalla porta di casa, nel piccolo giardino che la precede, vestito con una semplice maglietta colorata ed un paio di pantaloncini blu scuro.
Nicolò fa il suo ingresso a cavallo del vecchio motorino, porgendogli il casco.
– Ciao Da – Taglia corto, ma non sembra imbronciato – Devo passare in un negozio giù in città, ti va di accompagnarmi?
Domanda retorica, alla quale Davide risponde con un ampio sorriso e un cenno del capo. Indossa il casco e prende posizione dietro di lui. Le gambe, inevitabilmente, sono a contatto con quelle di Nicolò; prova un certo imbarazzo, soprattutto sapendo di aver dichiarato la propria bisessualità, ma al tempo stesso sente un forte calore nel petto.
Non fa l’errore della prima volta, e si appoggia alle maniglie dietro al sedile.
Lungo la strada che porta alla città, lontana quasi venti minuti da casa, Nicolò raggiunge la velocità massima consentita dal veicolo. Davide cerca di guardare il suggestivo paesaggio che circonda quella stretta strada asfaltata. Vigneti a non finire, che si estendono per centinaia di metri su e giù per le colline. Il tempo della vendemmia è ancora lontano, motivo per cui i terreni sono deserti a quell’ora del pomeriggio.
Improvvisamente, il motore emette uno strano gemito. Nicolò esclama qualcosa, ma con il casco è difficile capire cosa dice. Preoccupato, Davide cerca di guardare la lancetta della benzina. Il motorino si spegne, fermandosi poco più avanti. Nicolò prova a mettere in moto ruotando la chiave più volte, ma il problema è evidente.
– Fantastico! Adesso dobbiamo farcela a piedi, suppongo! – Esclama irritato Davide. Scende dal motorino e slaccia il casco. Quando Nicolò si volta per guardarlo, sembra volerlo fulminare con gli occhi. Davide estrae dalla tasca il cellulare, porgendolo al ragazzo.
– Toh, usa il mio telefono…
Nicolò slaccia a sua volta il casco, afferrando il cellulare e componendo un numero che pare sapere a memoria. Si allontana di qualche metro, impedendo all’altro di sentire la conversazione al telefono, quindi ritorna imbronciato.
– Ho parlato con il cugino di mia zia, fa il meccanico in un paese vicino… Finisce un lavoro e viene subito da noi.
Davide tira un sospiro di sollievo, chiedendo: – E quanto passerà prima di questo “subito”?
Nicolò alza le spalle, mentre sposta il motorino a lato della strada in modo da non intralciare eventuali macchine di passaggio.
– Penso non meno di un’ora e mezza, conoscendolo.
– Un’ora e mezza?!? – Sbraita, incredulo. Poi cerca di pensare ad un piano, ad una soluzione.
– Non riusciremo ad arrivare in tempo e troveremo il negozio chiuso. – Constata Davide.
– Fa niente, ripasso un altro giorno. – Commenta Nicolò, mettendo via il casco ed iniziando a camminare verso il vigneto vicino.
Davide lo segue, capendo di non avere altra possibilità che aspettare.
Si accomodano poco sotto, in pendenza, in modo da vedere sia il cielo che le viti tutt’attorno. Uva rossa, forse da tavola. Non ha mai imparato a riconoscerla.
Nicolò si sporge verso un lato, strappando con fare innocente un grappolo d’uva; ne prende qualche chicco, poi lo passa al ragazzo accanto a sé.
Davide non può rifiutare, ama quel sapore dolciastro che rende le labbra appena appiccicose.
– Se sarei da solo, ero molto arrabbiato – Dice, Nicolò. La grammatica italiana si accascia a terra dolorante, ma Davide non può che perdonarlo quando, con quel tono calmo e misurato, afferma: – …per fortuna ci sei tu con me.
Davide, a quelle parole, arrossisce; vede il ragazzo voltarsi verso di lui con tutto il corpo, appoggiando la testa al braccio piegato come per guardarlo meglio. Si guardano negli occhi per qualche secondo, in silenzio.
– Sai cosa pensavo in questi giorni? – Domanda Nicolò. Deglutisce. – Pensavo che quando arrossisci sei… proprio carino…
Davide non riesce a reggere lo sguardo e ruota il capo per osservare sopra di sé le sfumature di azzurro del cielo.
– Grazie… – Dice Davide con un filo di voce. Prende un bel respiro, ma non riesce a parlare. Ci riprova. – Tu, invece, sei carino sempre… Cioè… non solo carino… bello.
Nicolò rilascia la tensione in una limpida risata.
– Non ci credi davvero, se non mi guardi negli occhi mentre lo dici… – Il tono suona ora di sfida.
Davide sorride imbarazzatissimo, mettendosi anche lui sul fianco. Sono faccia a faccia. Pochi centimetri li separano. Davide si perde in quegli occhi stupendi, più azzurri del cielo, più brillanti delle stelle.
– Sei… – gli manca il fiato – …bellissimo…
Il respiro si fa più pesante, dopo aver detto quelle parole, ed il cuore prende a battere all’impazzata. Il sorriso di Nicolò gli fa perdere di colpo quelle capacità razionali che hanno permesso all’Homo Erectus di diventare Sapiens.
– … dovrei dire qualcosa di indimenticabile, ora, come nei film, sai? – La voce di Nicolò è così morbida da farlo emozionare con quelle semplici parole. – Non riesco, però… mi togli il fiato.
Si avvicina lento, cercando disperatamente una forma di consenso nello sguardo di Davide. I due si guardano dentro l’anima. Davide accenna un sorriso, il cuore è una bomba pronta ad esplodere. Quattro… tre… due centimetri di distanza.
Sentono il respiro eccitato l’uno dell’altro.
Le labbra si sfiorano.
Delicate.
Roventi.
Davide chiude gli occhi, e così fa Nicolò.
Il loro primo, timido bacio precede una breve pausa, come per cercare il tempo di assaporarlo. Dopo qualche attimo, però, il desiderio di provare ancora quella dolce sensazione estraniante è così forte da avvicinare di nuovo le labbra dei due ragazzi, magneti indomabili. Il gusto della dolciastra uva corona le loro labbra.
La mano di Nicolò, forte, stringe verso sé il corpo di Davide che, al contrario, porta una mano al volto del ragazzo. Accarezza i duri lineamenti fino a scendere all’altezza del collo, caldo e pulsante di eccitazione. Il respiro si fa più intenso, il solo contatto delle labbra non basta più.
È Nicolò ad aprire appena la bocca per tentare di sfiorare con la lingua quella di Davide. Lui non oppone alcuna resistenza.
Sotto alla zip dei pantaloni, proprio in mezzo alle gambe, percepiscono l’uno l’eccitazione dell’altro. Il tocco di Davide si muove fino a scendere all’altezza del bacino, andando poi a posizionarsi sulla coscia di Nicolò. Lui, in risposta, segue il suo esempio iniziando a tastare lentamente il sedere di Davide.
Un tenero sorriso da parte di Davide interrompe il bacio.
Aprono gli occhi, guardandosi in silenzio. Quel bacio è stato una carezza tra le loro anime, contatto astrale che cercano di vedere, invano, attraverso lo sguardo.
Il momento è perfetto, non servono parole tra i due. Sono un tutt’uno, prova che forse il mito delle metà di Platone non è solo una storia inventata dagli antichi greci. Le parole non possono spiegare quelle sensazioni, così forti e misteriose.
Nicolò e Davide restano così per diversi minuti, mescolati uno nell’altro, nel dolce silenzio dell’intesa. Una tenera carezza al volto di Davide, poi, precede un altro dolce bacio, più breve ma non meno intenso del primo.
Davide si stacca di nuovo, lascia che sia la propria irrazionalità a parlare per lui.
– Non so che cazzo sto facendo… ma, ti prego, non farmi svegliare da questo sogno…
Nicolò lo guarda, travolto da un fiume di emozioni.
– Io so bene cosa stai facendo… mi stai cambiando la vita per sempre.
Quando il meccanico arriva con la sua Ape da classico provincialotto, trova i due ragazzi sdraiati fianco a fianco intenti a parlare di qualcosa. Sembrano sereni, per quanto non riesca a sentire i loro discorsi.
– Nicolò, burlone che non sei altro! Che scherzo mi fai questa volta? – La voce squillante del parente, segnata dal forte accento toscano, attira l’attenzione dei due.
Nicolò si alza, con un sorriso enorme stampato in faccia.
– Ho provato a non fare annoiare Davide, tutto qui! – Con fare divertito lancia un’occhiata verso la sua direzione.
Un sentimento strano esplode nel petto di Davide: è sorprendentemente felice per il fatto che Nicolò non l’abbia definito come “suo amico”. Anche lui sorride, solare.
Serie: Il fresco profumo di fieno
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- Episodio 4: Cielo stellato
- Episodio 5: Succo rossastro
- Episodio 6: Il mito delle metà
- Episodio 7: Nitrato di potassio
- Episodio 8: Lenzuolo color porpora
- Episodio 9: Il fresco profumo di fieno
Pero’ cosi’ Davide non lo passa mica l’esame! 🙂
Bello questo episodio, credo che tutti noi aspettavamo questo momento. Concordo pienamente con Cristiana: “è questione che non sia più nemmeno oggetto di dibattito” e devo dire che nella scena del bacio, proprio perché non esclusivamente romantica, sei riuscito a trasmettere naturalezza, che sicuramente è lo scopo della serie.
Eh, la sessione di Settembre sarà tragica, ma perlomeno accompagnata da una storia da raccontare!
Sai cosa mi piace del tuo modo di raccontare le cose? Che tutto risulta assolutamente naturale e sincero, come deve essere. Non amo le troppe domande e non amo quando si fanno questioni o ci si pone interrogativi dove non è più il momento storico. Non è questione di accettare, è questione che non sia nemmeno più oggetto di dibattito, tutto quanto così semplice. Grazie Gabriele
Grazie a te Cristiana, il mio intento è proprio quello di portare alla luce spaccati di vita con cui tutti potenzialmente possano empatizzare, indipendentemente dal “colore” e dalla “forma” dello spaccato
Mi chiedo se questi due mondi hanno la possibilità di fondersi in un uno o se, questo amore, rimarrà un ” Sogno di una notte di mezza estate”: mi piacerebbe credere nella prima ipotesi, ma la realtà spesso obbliga ad amari risvegli.
Chissà! Domanda retorica, io lo so, ma voi lo scoprirete piano piano 😛
Giochi scherzosi rivelano intimità profonde come nel fil the dreamers di Bertolucci, mi fa piacere che hai scritto un passo successivo, un’evoluzione verso qualcosa che sembra comunicarci che il porpietario della vita è ogni singolo uomo. grazie
Grazie a te per il bel commento! Per forza doveva evolvere, tutta questa tensione, se non così, sarebbe stata scaricata in una rissa 😉