
Il naso freudiano
Serie: Stazione Termini
- Episodio 1: Il ribaltamento
- Episodio 2: Il naso freudiano
- Episodio 3: Stazione termini
- Episodio 4: D’un botto, l’amore
- Episodio 5: E poi l’amicizia
STAGIONE 1
Si era seduta davanti al professore, contenta delle altre interrogazioni che erano andate molto bene, il professore di Civica, era l’ultimo, Serena si sentiva leggera e sorridente dentro, si sentiva innamorata, aveva alzato gli occhi, stava per dire buongiorno, poi aveva visto il suo naso, grosso, lungo, un naso enorme, grosso e lungo.
All’improvviso il fattaccio le apparve come se fosse appena accaduto, vedeva il professore che muoveva la bocca, ma non sentiva nulla, voleva rispondere, dire qualcosa, ma non usciva niente, era terribile, la voce era strozzata nella gola, vedeva gli occhi interrogativi del docente, non seppe se passarono ore o minuti, il terrore sembrava non finire mai, poi riuscì a dire che doveva andare in bagno, scappò quasi rovesciando la sedia e poi infine riuscì ad andarsene insieme a Cinzia.
Cinzia aveva capito al volo che era successo qualcosa di grave, aveva visto il sangue gocciolare dal braccio, si era fermata nel bagno di un bar e ne era venuta fuori col rotolo di carta asciugatutto.
«Ma hai rubato il rotolo della carta.»
«Dammi il braccio, te lo avvolgo, così smetti di graffiarlo.»
«Cosa ti è successo, mi sembravi tutta presa da Francesco, non posso credere che tu non sia andata bene nelle interrogazioni, sei talmente secchiona che fai paura.»
«Aspetta, togliamoci da qui.»
Cinzia riprese il motorino e si avviò verso il Cimitero Inglese che era assai vicino al Parco dell’Appia Antica ed era il loro rifugio segreto.
«È stato il naso, all’improvviso ho notato il naso del professore, grande e grosso, ho pensato che più è grande il naso, più grande è il “coso”.»
«Quale coso intendi? Quello tra le gambe? E allora?»
«Ma non capisci? Accadrà la stessa cosa con Francesco, deluderò anche lui. Anche Francesco è un intellettuale, un razionale, un non macho, non hai visto che ha il naso alla francese, piccolo, quasi da donna?»
«No Serena basta, hai fatto una sciocchezza un anno fa, perdonati, guarda adesso vado a ripescare Francesco e lo racconti a lui, vedrai che ti dirà che ciò che hai fatto è stata solo una sciocchezza, che le maligne sono state le compagne di scuola, che ti hanno fatto un tranello perché invidiose di te.»
Cinzia era partita a razzo e Serena intanto che aspettava ripensava ai due mesi da sogno, prima del fattaccio.
I loro sguardi si erano incrociati mentre al semaforo Serena attraversava le strisce pedonali, se lo era ritrovato davanti poche centinaia di metri più in là mentre saliva sull’autobus e quando era scesa alla sua fermata lui era lì, si erano guardati e poi erano scoppiati a ridere.
Era cominciata così, Marco aveva qualche anno in più di lei, lavorava e allo stesso tempo frequentava l’Accademia Internazionale di Teatro, era alto, aitante, moro e riccioluto con gli occhi verdi e le spalle da nuotatore, e quando strizzava gli occhi e sorrideva era qualcosa di talmente bello da mozzare il fiato.
Questa apparenza strepitosa nascondeva una specie di repulsione per le ragazze che considerava sciocche, non sopportava quelle che gli facevano le avance, lo facevano sentire un oggetto, mentre Serena era per lui la ragazza da amare e da proteggere, senza grilli nella testa, amante del silenzio, dei libri, dello studio e soprattutto la scelta era stata reciproca, naturale come l’acqua, il fuoco, l’aria o un fiore.
Marco il suo nome, la vita non era stata tenera con lui, aveva abbandonato gli studi perché in casa mancavano sempre i soldi, entrambi i genitori lavoravano, ma i soldi del padre finivano in alcol e gioco; quelli della madre nei gratta e vinci, così aveva lasciato la scuola e si era messo a fare il cameriere, poi aveva ripreso gli studi, preso il diploma e poi l’Accademia, continuando a fare il cameriere, perché trovava questo mestiere assai interessante come indagine sociologica e caratteriale.
Guadagnava molto soprattutto con le mance, che arrivavano generose, in quanto oltre a essere un figo pazzesco, era sempre sorridente e sapeva strizzare l’occhio in modo ammiccante e irresistibile, in più recitava agli inglesi versi dalle poesie di Keats o di Wordsworth, mentre a tutti gli altri declamava in italiano il Foscolo e le terzine di Dante e a volte i monologhi o i versi creati da lui.
«Teresa, mia Teresa, vispa Teresa, vespa, Vesta Teresa baciami, portami in paradiso, succhiami il collo che io te lo mordo e saremo vampiri persempreepersempre… tatattà… bum bum… friulì, friolà…»
«Non chiamarmi Teresa che porta male, lui si suicida e lei sarà per sempre triste.»
«Teresita mia bella, per questo il nostro amore sarà uno splendore, hanno già sofferto loro per noi.»
E ridevano, ridevano tanto facendosi il solletico, quanto ridevano, finché i sensi non si risvegliavano e allora iniziavano i baci e non ridevano più, diventavano molto seri, molto, molto impegnati…
Così scherzavano e facevano le fusa, quando Serena e Marco facevano all’amore nel piccolo appartamento che lui divideva con un amico.
Marco chiamava Serena col nome di Teresa la ragazza di cui Jacopo Ortis, il personaggio letterario foscoliano, era innamorato profondamente, purtroppo il loro amore finì male.
Per entrambi era il primo amore e la prima esperienza, sebbene Marco avesse ventidue anni, non l’aveva mai fatto prima e anche per Serena era la prima volta anche se lei era nella norma non essendo ancora diciottenne.
E poi venne il fattaccio.
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- Episodio 3: Stazione termini
- Episodio 4: D’un botto, l’amore
- Episodio 5: E poi l’amicizia
Bellissimo. Secondo me anche sottilmente ironico.
Grazie Cinzia… se c’è una cosa che ammiro degli abitanti della ‘perfida Albione’ è proprio l’ironia
Secondo me dovresti candidare le tue poesie per Librick, soprattutto quella che recita friuli’ friola’. Mi sono molto divertita! 😁
In effetti amo molto la poesia ( in cui esagero lasciandomi andare nel leggerissimo e poi buttandomi nel profondo amo accozzare alto e basso, come la musica la posia mi poiace lieve e leggera come come il softrock o Haydin oppure roboante come la nona di Beethoven e la cavalcata delle Wachirie… amo il violino e il flauto traverso e vibro per il basso e la batteria )