
IL NASTICON
Eppure non era possibile… Marco si grattava i capelli biondi, non smetteva di ripeterselo. Quella creatura era spuntata dal nulla fra l’erba alta e le cicale, li aveva visti, li aveva inseguiti per la campagna e adesso era sparita. E lui e Matteo non avevano trovato di meglio che nascondersi dietro questo gigantesco disco di pietra grigia che nessuno sapeva in paese da quanto tempo fosse lì. C’è chi diceva addirittura da mille anni, ma quella forse era solo una diceria troppo esagerata. Il sole di giugno picchiava duro, i volti sudati e una gran voglia di tornare a casa, non si vedeva anima viva.
«Schiodiamoci e diamo l’allarme» Matteo è seduto, la voce tremante a causa dell’ansia, «abbiamo aspettato abbastanza.»
Marco neppure lo guarda, intento com’è a scrutare l’orizzonte infuocato. La collinetta su cui si trovano gli dà una buona visuale, anche se ne farebbe volentieri a meno. Ha sentito dei rumori, ha visto diverse fronde muoversi nel bosco vicino, insomma niente di buono. Suo fratello però forse ha ragione. Da quant’è che stanno lì? Un’ora? Di più? Occorre darsi una mossa. Lui è il più grande, lui lo ha portato lì per nuotare nel fiume, deve decidere.
«Corriamo fino alla sterrata poi tagliamo per il ponte vecchio» Marco si volta, gli fa cenno di alzarsi. «Non ti devi fermare, per nessun motivo.»
Cenno di assenso di Matteo, gli occhi verdi ridotti a due fessure e nel cervello l’idea che a quindici anni nessun giorno è buono per morire. Neppure a diciassette a dire il vero, e infatti suo fratello sembra avere perfino più paura di lui. O forse è solo più prudente. Un’ultima occhiata intorno e i due ragazzi si mettono a correre. Fatti pochi metri però sono costretti a fermarsi. Un verso squarcia la calura sonnacchiosa del pomeriggio. Un verso gutturale, terrificante. Che gela il sangue, che inchioda i loro piedi al terreno brulicante di formiche e spaccato dal sole. E poi la vedono. Eccola lì. Appena uscita dal bosco di fronte a loro. La creatura, come l’hanno ribattezzata. Con quel suo colore strano, una specie di violetto psicadelico che a Matteo ricorda un film horror visto tempo prima. La creatura che pare fissarli intensamente con tutti quegli occhi grandi come mele che si ritrova addosso, che sembra fiutare l’aria con una specie di proboscide posta al centro della testa bitorzoluta. Che inizia ad avanzare, utilizzando i tentacoli al posto delle gambe.
D’istinto, Marco prende Matteo per mano e lo riporta indietro. Una sensazione inquietante gli attraversa la mente, quasi una premonizione. Di nuovo dietro il gigantesco disco di pietra, convinto com’è che lì si annidi la salvezza.
«Che facciamo?» Matteo tira fuori da una tasca dei jeans la sua inseparabile fionda. È deciso a combattere e a vendere cara la pelle, o almeno questo è ciò che vuole far credere a se stesso.
«Non lo so» la testa di Marco spunta fuori dalla pietra mentre Matteo cerca dei sassi fra l’erba.
«Se restiamo qui saremo al sicuro» Marco cerca di essere convincente.
«Lo pensi davvero?» sguardo perplesso di Matteo, si sposta un ciuffo di capelli rossi incollati sulla fronte.
«Forse vuole solo comunicare con noi, forse non ha cattive intenzioni» Marco tocca il disco come a cercare conforto, gli occhi azzurri si muovono frenetici.
«Quella specie di elefante-polipo? Levati, che provo a colpirla.»
«No, aspetta, si è fermata» Marco si sposta, esce allo scoperto. «Guarda, è come ti ho detto, forse vuole solo parl…»
Matteo si avvicina al fratello, sta per ribattere qualcosa quando di colpo la creatura inizia a trasformarsi. Aumenta le sue dimensioni, cresce e diviene altro. Ormai è quasi in cima alla collinetta, non ci sono dubbi.
«Eppure non è possibile…» fa Marco, lo sguardo vitreo e la certezza di essere finito in trappola.
«Cosa? Cosa non è possibile?»
«Ci hanno scoperto, porca troia!»
«Metaborg?»
Marco non risponde, sente la paura afferrargli le viscere. Matteo intanto sputa in terra. Sa bene che il processo di trasformazione durerà qualche minuto. Sa bene che quella creatura non è altro che un robot da combattimento mandato da Zoron per ucciderli. Venire sulla Terra quindi non è servito a niente, ora ne ha la prova.
«Che facciamo?» chiede a Marco.
«Non abbiamo scelta, useremo il disco come trasmettitore.»
I due ragazzi appoggiano le mani sulla pietra che ben presto inizia a illuminarsi di un’intensa luce gialla. Mentre la creatura ha superato i dieci metri di altezza e ha mutato la pelle in una specie di armatura in adamantio.
«Non faremo in tempo!» grida Matteo, osservando il mostro che sta assumendo un aspetto sempre più minaccioso.
«Concentrati cazzo, non ti distrarre!»
«Non riusciremo a invocare le stelle!»
«Lui ci salverà. Non perdere l’equilibrio della luce!»
È un attimo. Un fascio abbagliante di energia si sprigiona dal disco e attraversa il cielo insieme a un frastuono assordante.
Marco e Matteo cadono a terra, mentre la creatura ha ormai completato la sua metamorfosi e li ha raggiunti. Hanno fatto quanto potevano, non resta che affidarsi alla volontà degli Dei Supremi.
La creatura distrugge con pochi colpi di proboscide il loro riparo, ma Marco e Matteo riescono miracolosamente a gettarsi fra i cespugli, un secondo prima che i pezzi di pietra del disco li colpiscano. Ora però non hanno più difesa, ora sono davvero alla sua mercè.
«È la vostra fine, maledetti astoriani!» la voce cavernosa della creatura è una lama che taglia. «Credevate davvero che il mio signore non vi avrebbe trovato?»
«Metaborg bastardo!» Matteo esce dai cespugli, deciso ad affrontare il robot. Zoron si è preso il suo mondo, il suo universo, non permetterà che il Sistema solare faccia la stessa fine. La Terra era sembrata agli Anziani il luogo più sicuro dove inviare gli ultimi astoriani sopravvissuti alla Guerra Cosmica ma forse si erano sbagliati. L’esarca non era stato d’accordo, neppure il Lord protettore di Astor ma alla fine si era deciso lo stesso di seguire il consiglio di quel consesso di saggi. E adesso che il loro errore era stato dimostrato cosa sarebbe accaduto? Avevano appena inviato il segnale della fratellanza, avevano appena chiesto l’intervento del Nasticon – il dio guerriero dalle sei braccia – e questo poteva significare una cosa sola: una nuova guerra qui sulla Terra. Probabilmente l’ultima, fra ciò che rimaneva di Astor e il suo implacabile nemico di sempre, ovvero i ragariani governati dal malvagio re Zoron.
Matteo carica la fionda, sa bene di non avere alcuna possibilità contro quel nemico corazzato alto più di un grattacielo, sa di essere perfino ridicolo… ma cosa crede di fare? Però non gli importa, combatterà anche a mani nude, tanto è forte l’odio che nutre verso i ragariani. Marco intanto gli grida di scappare e solleva spesso gli occhi verso il cielo. La salvezza non può che arrivare da lassù, ancora una volta.
La creatura si avventa su Matteo, decisa a schiacciarlo come si fa con un insetto ripugnante. Matteo riesce a spostarsi un attimo prima di essere investito da una pioggia di raggi laser, si getta in una buca e da lì bersaglia il nemico con la fionda. La creatura avanza minacciosa, travolgendo e distruggendo tutto ciò che le si para davanti. Marco cerca di distrarla ricoprendola d’insulti e lanciandole contro dei sassi, ma deve subito mettersi al riparo dietro un tronco caduto. Ormai il mostro incombe su Matteo che nel frattempo è stato ferito a una gamba. Fuggito dal rifugio improvvisato, cammina a fatica e sa di non avere scampo. Mentre tutto intorno a lui dimostra il passaggio di quella letale macchina di morte e la campagna reca i segni della sua ira.
«Preparati all’annientamento, astoriano» la creatura punta l’intero arsenale contro Matteo che – gettata via la fionda – si è fermato e la guarda in segno di sfida. Stranamente, non ha più paura di morire. È pronto a seguire il suo destino.
Marco corre come un pazzo verso il fratello, deciso a morire insieme a lui. La creatura sembra indugiare per alcuni secondi, sembra godersi il momento. Marco fa in tempo ad abbracciarlo, fa in tempo a guardare i resti del disco di pietra sparsi sul terreno e quel tratto di campagna stravolta in un lampo. È ciò che capiterà alla Terra, pensa, mentre chiude gli occhi e aspetta la fine, è ciò che succederà se nessuno verrà ad aiutarla.
Poi una voce cambia tutto.
«Per la pace del cosmo combatterò i ragariani e con l’aiuto degli astri vincerò. Se non hai paura di questa forza, combatti!»
Marco riapre gli occhi giusto in tempo per vedere il Nasticon sferrare un calcio poderoso sulla testa della creatura per poi bersagliarla con una serie di missili e di raggi fotonici. Il robot ragariano sembra davvero sorpreso da quell’improvviso colpo di scena, ha già perso due tentacoli e non riesce a riorganizzarsi. Non sarebbe sopravvissuto allo scontro, questo era chiaro. Così com’era chiaro che si era appena aperta una nuova partita contro i ragariani. E stavolta, chissà perché, Marco e Matteo erano convinti che avrebbero vinto loro.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Sci-Fi
Ciao Simone, anch’io faccio parte del team mecha anime. Mi è piaciuta questa versione sci-fi del mito di Davide contro Golia 😀
Grazie mille!
Ciao Simone, grazie per aver partecipato al LAB e di averci regalato questo brano bello e adrenalinico, che mi ha riportato indietro a cartoni dei Robottoni Giaponesi, che tanto amiamo.
Sarebbe bello saperne di più dei due fratelli Astoriani.
Grazie mille! Saperne di più sui due fratelli astoriani mi sembra però impegnativo.
Ciao Simone, non manca niente in questo Lab! Mi piace come sei riuscito ad inserire il disco nella storia che ha un punto centrale. Fantasia d colpi di scena in abbondanza! Alla prossima lettura
Sono molto contento che ti sia piaciuto. Grazie!
Racconto cinematografico, fantasioso e ben scritto. Mi è piaciuto! Un saluto.
Grazie mille!