Il nemico si svela

Serie: Reverb


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Adele reagisce alla

Mentre Reverb cercava di tracciare il messaggio, un’altra notifica apparve sul terminale.

«Connessione non autorizzata rilevata. Intrusione esterna in corso.»

Adele balzò in piedi. «Bloccala!»

Il ronzio di Reverb si intensificò, le luci della macchina che pulsavano a ritmo sempre più rapido. «Connessione esterna bloccata. Tentativo di estrazione dati fallito. Intrusione proveniente da rete globale. Probabile origine: organizzazione anonima.»

«Chi sono? Chi c’è dietro tutto questo?» La voce di Adele tremava, un misto di rabbia e paura.

Ma la macchina non rispose. I nemici rimanevano nell’ombra, mentre le loro azioni si facevano sempre più audaci. Adele si rese conto che non si trattava più solo di proteggere la linea temporale. Ora doveva proteggere sé stessa, la sua famiglia, e il futuro che aveva cercato di preservare.

E per farlo, doveva affrontarli. Diretto, nel passato o nel presente.

Il ronzio di Reverb si attenuò, lasciando spazio al silenzio teso del laboratorio. Adele si lasciò cadere sulla poltrona, il respiro pesante. Il monitor davanti a lei proiettava l’ultimo tentativo di intrusione: una scia di dati criptati che si disperdeva nel nulla. Chiunque fosse il suo nemico, aveva risorse e conoscenze che sfidavano il monopolio tecnologico di Reverb. Ma c’era un dettaglio, un segnale appena percettibile che sembrava sfuggito alla protezione dell’organizzazione.

«Reverb, puoi analizzare l’ultima traccia dell’intrusione? Cerca un punto di origine.»

«Rilevata anomalia nel tracciato. Segnale localizzato: città di Londra, settore economico avanzato. Tempo stimato: 48 ore nel passato.»

Adele si irrigidì. Londra. È lì che si nascondono? La sua mente corse veloce. Se il segnale era stato emesso 48 ore prima, era possibile tornare indietro e tracciare l’organizzazione alla sua fonte.

«Mostrami il contesto temporale di quel segnale.»

L’ologramma proiettò una scena: una stanza scura, un uomo seduto davanti a un monitor olografico. Non era solo. Altre figure, appena visibili, si muovevano alle sue spalle, immerse in un vortice di numeri e dati. La stanza sembrava una sala di controllo avanzata, con apparecchiature che rivaleggiavano con quelle del suo laboratorio.

«Identifica l’uomo al terminale.»

«Identità non confermata. Probabile alias: Victor Crane. Rilevato in database governativo. Posizione: consulente tecnologico per multinazionali private.»

Il nome non era nuovo. Adele aveva letto di Crane in un rapporto confidenziale mesi prima: un genio dell’intelligenza artificiale, con legami oscuri nel mondo degli armamenti e dei conflitti geopolitici. Se era lui a guidare l’organizzazione, le implicazioni erano enormi.

«Reverb, possiamo inviare un frammento di memoria per monitorare i loro piani?»

La macchina rimase silenziosa per un attimo. «Frammento possibile. Suggerimento: simulare una fuga di dati sensibili per indurre Victor Crane a rivelare i propri obiettivi.»

Adele annuì lentamente. «Prepara il frammento. Ma voglio che sia controllato. Non possiamo rischiare un effetto domino.»

«Confermato. Creazione frammento in corso.»

Mentre Reverb lavorava, Adele si concesse un momento per riflettere. L’organizzazione era più avanzata e radicata di quanto avesse immaginato. Se Victor Crane era davvero al centro di tutto, allora le loro intenzioni erano chiare: controllare il tempo, non per correggere errori, ma per piegare il mondo al loro volere.

Il terminale emise un suono acuto. Il frammento era pronto. Adele si sporse verso lo schermo, osservando la simulazione. Il piano era semplice: il frammento avrebbe suggerito a Crane l’esistenza di un traditore all’interno della sua organizzazione, inducendolo a svelare dettagli sui suoi collaboratori e sulle loro operazioni. Un rischio calcolato.

«Procedi con l’invio.»

Reverb emise un ronzio profondo, e le luci nella stanza pulsarono. L’ologramma mostrò il frammento mentre attraversava le linee temporali, una scia di energia che viaggiava nel passato fino a raggiungere il terminale di Crane. Adele trattenne il fiato, osservando l’immagine tremolare.

Poi, la scena cambiò.

Victor Crane era in piedi, le mani dietro la schiena, mentre fissava uno dei suoi collaboratori. La tensione nella stanza era palpabile. «Qualcuno qui dentro ha parlato,» disse con voce calma, ma pericolosa. «Voglio sapere chi.»

Adele si sporse in avanti, gli occhi fissi sulla scena. Il frammento aveva funzionato. Crane sospettava qualcosa, e la paranoia avrebbe fatto il resto. Ma il suo cuore si fermò quando il monitor olografico nella stanza mostrò un’immagine: il laboratorio di Reverb. Il suo laboratorio.

«Morandi,» mormorò Crane. «Sembra che tu abbia trovato un nemico all’altezza.»

Adele si alzò di scatto, il cuore che batteva all’impazzata. «Reverb, hanno localizzato il nostro laboratorio?»

«Probabilità di identificazione: 82%. Consiglio: attivare misure di sicurezza.»

Adele si passò una mano tra i capelli. Doveva agire in fretta. Crane non era solo un nemico: era un avversario che conosceva i suoi metodi e che non si sarebbe fermato davanti a nulla.

«Rafforza i firewall e monitora ogni segnale in ingresso. Nessuno entra in questo sistema senza il mio permesso» disse, la voce carica di determinazione.

«Confermato. Protezione avanzata attivata.»

Adele si fermò davanti a Reverb, fissando le luci pulsanti. Questa non era più una questione di linee temporali o di stabilità. Era una battaglia diretta, e il tempo era l’arma più pericolosa di tutte. Ma una cosa era certa: non avrebbe consentito a Crane di distruggere quello che aveva realizzato con fatica.

Serie: Reverb


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