
Il nuovo Inquisitore
“Ho ucciso un uomo.”
Mentre pronuncia queste parole è fermo, quasi una statua di pietra, immobilizzato nell’atto di accendere una sigaretta. Lo guardo restare così per almeno una ventina di secondi, che a me appaiono però molti di più. Io aspetto, paziente, braccia conserte e occhi fissi su quello che dovrebbe essere il mio interlocutore quando, improvvisamente, pare riprendersi. Conclude l’azione che sembrava aver iniziato eoni fa e si accende finalmente la sigaretta. Sbuffa volute di fumo nell’aria mentre teso sparge cenere distrattamente su tutto il tavolino al quale siamo seduti, senza neanche curarsi di provare a centrare il posacenere.
“Ho ucciso un uomo”, ripete.
“Questo l’ho capito, ma se vuoi il mio supporto, ho bisogno della dinamica dei fatti. Cosa hai fatto, come lo hai fatto, quando lo hai fatto. Ci siamo passati tutti, sono qui apposta. Ma devi essere collaborativo. Aiutami ad aiutarti.”
Congiunge le mani e assume un’aria pensierosa. Sono anni che faccio questo lavoro e ne ho viste di tutti i colori. Ognuno reagisce a proprio modo alla prima entrata in azione, ma c’è una cosa che accomuna tutti. Quell’aria, quell’espressione. Sembrano riflettere più del dovuto su quello che hanno appena fatto. Perché sono umani, direbbero le persone comuni, ma l’essere umani c’entra ben poco in questo ambiente. Io oramai ci ho fatto il callo e ho capito che l’importante è non pensarci. Non rifletterci. Fallo e basta. Sei pagato per questo. Un operaio riflette più di tanto quando aziona il tornio? Un postino ha forse dilemmi filosofici interiori quando lascia cadere la busta nella cassetta delle lettere? Non credo proprio. E lo stesso deve valere per noi. Trova chi sgarra, premi il grilletto, incassa i soldi. Inizio, fine, tanti saluti. Che il motivo sia futile, poco importa. Almeno, poco mi importa. Sinceramente, anche dopo tanti anni di servizio, questa politica non l’ho ancora compresa del tutto. La figura che ho in mente del nostro leader, non avendolo mai visto, è quella di un grosso bambino capriccioso e piagnucolone, che vuole la gente zitta e muta. E lo fa con un meccanismo sadico, quella sadicità di cui sono capaci solo i bambini cattivi. Ma io, tutti questi pensieri, me li tengo per me. Il Governo paga bene, la gente impara a stare più in silenzio, le strade sono più sgombre. Tanto di guadagnato per tutti. Per quel che mi riguarda, tanto di guadagnato per me.
“Ho ricevuto la segnalazione, e mi sono recato sul posto.” Finalmente si è deciso. “Il soggetto era lì, come ci aspettavamo. Mi sono avvicinato e lui mi ha s…” Si ferma per un attimo, gli occhi sbarrati, la faccia carica d’ansia. Controlla rapidamente il suo Taccuino e riprende a parlare, visibilmente rilassato. “Dicevo, mi ha sorriso in maniera affabile, ma era ben chiaro che cercava di dissimulare qualcosa.”
Prudente il ragazzo. Mi piace. Ha fatto bene a controllare il Taccuino, una delle Parole Incriminate del giorno era proprio sorriso, ma solo se usata come sostantivo. Piccolezze come questa fregano molta gente, per nostra fortuna e delle nostre tasche. Eccola, la sadicità: il silenzio non è imposto, ma è una conseguenza. Non conoscendo le Parole, che in più cambiano di giorno in giorno, al popolo conviene stare semplicemente zitto. In breve: se parli, lo fai a tuo rischio e pericolo. Inoltre, le Parole di oggi le avevo scelte io personalmente, scritte di mio pugno sul mio Taccuino e, per trasmissione istantanea, automaticamente inviate a tutti gli altri. Mi diverto assai a creare questi piccoli sotterfugi quando posso, una forma di sollazzo personale. Privilegi da Inquisitore Anziano.
“Gli comunico che era stato sorpreso a nominare la PI347/12 alle ore 17:41 di quello stesso giorno, mostrandogliela. Ovviamente ha tentato di negare. Ho allora applicato come da procedura il Bottoncino e i suoi occhi si sono illuminati come fari, proiettando tutte le parole da lui dette quel giorno. È stato tremendo e affascinante allo stesso tempo. Finora lo avevo visto accadere solo nei filmati di addestramento. In ogni caso, la Parola era tra quelle. Gli ho intimato di inginocchiarsi mentre tiravo fuori la pistola. I suoi occhi mi imploravano di non farlo, capisce? Ma io dovevo. La mia famiglia, Inquisitori da generazioni… Non è concesso voltare le spalle a questo mondo… Ma è stato così difficile. Quando mi hanno visto tornare, la mia faccia doveva essere terribile. È stato allora che mi hanno indirizzato a lei.”
“Ed è proprio per questo che sono qui. Faccio questo mestiere da tanto tempo, so bene cosa provano i ragazzini alle prime armi come te, come reagiscono quando si esce e si entra veramente in azione. E soprattutto so bene di cosa avete bisogno. Spesso solo di un buon consiglio. Per essere sicuri, però, uno di questi non fa mai male.”
Mi chino e sollevo da terra la mia valigetta, la poso sul tavolo e la apro davanti ai suoi occhi dubbiosi. Dieci scomparti dividevano quel compatto parallelepipedo di metallo, ognuno dei quali conteneva, ordinatamente allineati, una serie di diversi circoletti dallo scintillio argenteo. Bottoncini. Ma di un tipo particolare.
“Questi Bottoncini sono simili per aspetto a quelli dati a voi in dotazione, ma sono creati specificatamente per essere usati sugli Inquisitori. Diciamo che ti aiuteranno a restare sulla retta via e ad evitare… brutti pensieri che potrebbero distrarti dal tuo obiettivo.”
Glielo posiziono in fronte e lo attivo. I suoi occhi si illuminano per un brevissimo istante, per poi spegnersi e riaccendersi di uno sguardo più determinato. Ora sarebbe stato estremamente ligio al dovere. Sono incredibili i passi da gigante che ha fatto la tecnologia in questi ultimi anni, spinta dalle manie di controllo del leader. Non gli bastava avere sotto agli occhi l’intera cronologia del parlato delle persone attraverso i Bottoncini ordinari, come se gli uomini fossero stati dei semplici computer, voleva anche la manipolazione totale degli agenti nel momento in cui essi mostrassero anche il minimo cenno di titubanza. Prima dovevo attuare la persuasione direttamente, ed ero ovviamente il migliore nel mio campo, ma da quando ho a disposizione questi gioiellini, tutto è molto più semplice.
“Bene, direi che qui abbiamo finito.” Ci alziamo e ci stringiamo la mano. L’espressione da ragazzetto impaurito è svanita, ed è un piacere vederlo così. La cosa mi fa anche acquistare formalismo nei suoi confronti. “Spero di non doverla rivedere troppo presto, se non per qualche eventuale collaborazione di servizio. Mi sembra un ragazzo coscienzioso e ho molta fiducia nelle nuove leve.”
“Grazie mille, signore, è stato un onore averla incontrata”. La mano che prima agitata mandava cenere ovunque era ora rigida e salda nello stringere la mia.
“Si riguardi e si impegni, giovanotto.”
“Come, scusi?”
La presa rigida e salda diventa all’improvviso una morsa. “Cosa sta facendo, camerata? Mi lasci immediatamente.”
“Mi perdoni, ma potrebbe ripetere quello che ha appena detto?”
“Certo: mi lasci. Ora.”
Lui, impassibile, tira fuori dalla tasca destra il suo Taccuino. “Signore, credo proprio che sia stato colto in flagranza di pronuncia della PI121/12. La prego di non opporre resistenza e di inginocchiarsi.”
“Ma di che cosa stai parlando?” Lo squadro, furioso ed allibito. Come si permette questo poppante? “Pensi che non sappia le parole di oggi, giorno 12? Le ho scritte io! La PI121/12 è…” Non sono così stupido da pronunciarla ovviamente. Estraggo il mio personale Taccuino – dove quella stessa parola era stata scritta da me in stesura originale, prima di essere trasmessa a tutti i taccuini delle forze dell’ordine – per mostrargliela. 119, 120, 121… eccola lì. La parola è sì, affermazione… O avrebbe dovuto esserlo. Non era accentata. Sul mio taccuino, e di conseguenza anche su tutti gli altri, compariva scritto… si.
“No, fermati, aspetta, ci deve essere un errore. Non è questo quello che intendevo…” Rivoli di freddo sudore mi corrono lungo la schiena. Una distrazione così stupida come dimenticarsi di accentare una vocale. E non mi ero neanche preso la briga di ricontrollare. Nella mia testa era l’affermazione la Parola Incriminata!
“Mi dispiace signore, il dovere prima di tutto. Lei dovrebbe saperlo bene.” Mi punta la pistola alla fronte, esattamente nel punto in cui io ho posto sulla sua il Bottoncino. “Addio. Lunga vita al Governo!”
“Oh, no,” sussurro, i miei occhi increduli specchiati nei suoi, oramai liberi da ogni remora.
“Oh… Sì.”
Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa
Idea interessantissima e ben scritta. Spaventosa questa dittatura in cui “il silenzio non è imposto, ma è una conseguenza”. Amara, e vincente, ironia finale. Bravo!