IL PARTO CESAREO
La convinzione è che il termine usato in ostetricia “Parto Cesareo” cioè l’aggettivo medico che identifica l’incisione chirurgica dell’addome e dell’utero della partoriente per l’estrazione del feto, abbia ben poco a che vedere col fatto che Caio Giulio Cesare sia nato in questo modo. Data l’altissima possibilità di infezioni e lo stato della anestesiologia, piuttosto primitiva a quei tempi, è più logico credere che si tratti di una leggenda, tra le tante che avvolgono la nascita del grande condottiero romano che, nel popolare quartiere della Suburra a Roma, il 13 luglio 100 a.C., venne alla luce da un’antica e nota famiglia patrizia, (Gens Julia) che si diceva discendente da Iulo, (più noto come Ascanio), figlio del principe troiano Enea, che secondo il mito era figlio di Venere e infatti, al culmine del suo potere, nel 45 a.C., Cesare iniziò la costruzione di un Tempio a Venere Genitrice in Roma, per sottolineare il suo legame con la dea. Secondo Plinio il Vecchio il nome Caesar sarebbe derivato dal verbo caedere, cioè “tagliare”, perché alla madre di Giulio Cesare avrebbero praticato un taglio – che per questo motivo si è poi detto “cesareo” – per favorire l’uscita del neonato.
Ma se fosse questa la convalida che si cercava, la si deve ritenere un’interpretazione infondata perché il nome Cesare esisteva da secoli, anche se si è diffuso grazie alla fama del condottiero, uomo politico e scrittore romano. Dopo la sua morte passò infatti come titolo ai successori, poi diventò un attributo imperiale e infine col Medioevo assunse il significato di “imperatore”, tant’è vero che in Germania “kaiser”, derivato da Caesar, era “l’imperatore”. Anche il russo “zar” o “tsar” deriva da “Caesar” attraverso l’antico slavo “tsesar”. Il nome Caesar era di origine etrusca e di significato ignoto. Comunque sia, la leggenda sulla nascita di Giulio Cesare si è perpetrata sino ad infrangere l’ultimo bastione dell’infallibilità accademica, l’Oxford English Dictionary. Inoltre il taglio cesareo era già ben noto prima che Cesare venisse alla luce. Si parla dell’operazione già nel Talmud ebraico e ve ne sono brevi cenni nel racconto epico persiano del decimo secolo Shah-nameh.
Nel 1608 il Senato della Repubblica Veneziana licenziò una legge che richiedeva l’esecuzione dell’operazione sulle donne che morivano nello stadio finale della gravidanza. In ogni caso non vi erano molte speranze di salvare la madre. Pur applicando l’anestesia di quei tempi – che implicava che il paziente venisse congelato, picchiato fino allo svenimento, asfissiato, o riempito di alcol fino a perdere i sensi – i chirurgi non sapevano esattamente come far rimarginare le ferite provocate dai loro strumenti primitivi. Nei rari casi in cui l’emorragia poteva essere controllata, il paziente andava incontro ad un’inevitabile morte a causa delle infezioni.
È certo invece che la madre di Giulio Cesare, Aurelia, sopravvisse per diversi anni a suo marito e divenne una specie di crocerossina ante-litteram.
Il primo parto cesareo riuscito, vale a dire un parto nel quale la madre sopravvisse per raccontare l’esperienza – si ritiene sia stato eseguito nel 1500 ad opera di un castratore di maiali svizzero, chiaramente un uomo di una certa esperienza e manualità. Il suo nome è stato dimenticato, ma l’operazione servì ad ispirare secoli successivi di macellazione. Ancora nella metà del 19° secolo, con tutti i progressi medici nel frattempo compiuti, alla madre veniva dato un 25 per cento di probabilità di sopravvivenza all’operazione.
Oggigiorno, ovviamente, i moderni antisettici e le tecniche di sutura avanzate hanno reso l’operazione niente più che una routine nei moderni ospedali.
Vi sono però due scuole di pensiero a riguardo: Una sostiene che il parto cesareo evita al bambino la lotta per aprirsi il varco nel canale materno. Meno dolore per il bambino e meno dolore anche per la madre con conseguente eliminazione del senso di colpa primario del nascituro (il senso di colpa che deriva dalla consapevolezza di avere fatto del male alla propria madre) e che il neonato, col parto cesareo, non viene colonizzato dai batteri presenti nell’utero della madre, come avviene nel parto naturale.
L’altra sostiene che il corpo femminile è naturalmente predisposto per dare alla luce un bambino, dove ‘naturalmente predisposto’ significa naturalmente potente, naturalmente attrezzato, naturalmente sapiente e i sostenitori del parto naturale citano l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale raccomanda: “I Paesi con i più bassi tassi di mortalità perinatale al mondo, hanno tassi di cesareo sotto il 10%. Non c’è giustificazione in alcuna specifica area geografica per avere più del 10-15% dei parti con taglio cesareo”, e ancora: “Non c’è nessuna prova che dopo un precedente taglio cesareo trasversale basso sia richiesto un ulteriore taglio cesareo per la gravidanza successiva. Parti vaginali dopo un cesareo dovrebbero essere di norma incoraggiati”. In Italia la media dei casi di ricorso al taglio cesareo è oggi intorno al 30%) rispetto alle raccomandazioni dell’OMS sul parto naturale che, basate su ampie ricerche epidemiologiche, sembrano contrastare decisamente l’idea che la sicurezza sia un elemento correlato al ricorso al cesareo.
È certo che il parto cesareo sia indicato nei casi di parti plurigemellari, specie se difficili, nei casi di eccessiva obesità della partoriente, nei casi di bambini che si presentano in posizione podalica.
Alcuni studiosi ritengono che “L’estrazione forzata da parte del medico costituisce un’interruzione del processo naturale al quale il bambino si stava predisponendo e viene percepita come una vera e propria forzatura. L’individuo adulto tenderà dunque a voler dimostrare di poter fare tutto da solo, di non avere bisogno dell’aiuto di nessuno e procederà nella vita con molta determinazione, come se dovesse compiere quel “viaggio” così bruscamente interrotto per volontà altrui. Questa modalità di nascita può anche aver creato la convinzione di non essere in grado di farcela da soli senza l’aiuto degli altri, ecco allora che da un lato si cercherà inconsciamente il sostegno altrui (e si attireranno persone che vogliono intromettersi nella nostra vita), salvo poi rifiutarlo sdegnosamente allontanandosi da chi ci sta offrendo una mano. Il taglio cesareo è anche una scorciatoia e queste persone saranno in grado nella vita di trovare risposte e soluzioni veloci per affrontare i problemi, ma faranno fatica poi a portare a termine i progetti. La mancanza dell’abbraccio stretto e avvolgente del canale del parto fa sì che i cesarei sentano molto il bisogno del contatto fisico, abbracci, carezze contatto con la pelle. Un certo senso di colpa per essere nati senza fatica potrebbe spingerle all’iperattività.”
Se fosse vero è un quadro che ben si attaglia alla figura di Caio Giulio Cesare, di cui Svetonio scrisse: “Si dice che fosse, alto, ben proporzionato e di colorito chiaro. Aveva il viso troppo pieno e gli occhi neri e vivaci. Godeva di ottima salute, ma negli ultimi tempi soffriva di svenimenti e di incubi notturni: due volte, mentre svolgeva la sua attività, fu anche colto da attacchi epilettici”. Quale che sia la verità, tra storia, verità e leggenda, sembra essere certa la fine del grande Condottiero all’età di 56 anni, avvenuta il 15 marzo del 44 a.C. a causa delle trentatrè coltellate inflittegli da Bruto e dagli altri cospiratori. E, ricordando il brutale assassinio di John Fitzgerald Kennedy, non possiamo fare a meno di riflettere su come sia sempre stata una costante della nostra storia il vedere la vita di grandi personaggi spesso spenta a causa di gesta delittuose. Quasi che, di fronte alla grandezza delle persone o delle loro idee, l’assassinio sia sempre sembrato uno strumento valido, forse l’unico, per porre fine al tutto.
Quando, per ironia, proprio il gesto in se stesso e la sua brutalità, hanno spesso contribuito a far diventare una leggenda la vita di una persona nel momento in cui le vicende anagrafiche avevano bruscamente termine.
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Letto con grandissimo interesse, io, spettatrice coinvolta a mia volta. Alcune info tecniche non le conoscevo, molte curiosità nemmeno. Esaustivo e puntiglioso come tuo solito. Bravo