
Il passato non si cancella
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Incontro clandestino
- Episodio 2: Una visita inaspettata
- Episodio 3: Nuovi orizzonti
- Episodio 4: Tempo di risposte
- Episodio 5: A pesca
- Episodio 6: … Si ottiene tutto
- Episodio 7: Come tutto ebbe inizio
- Episodio 8: Si accendono i riflettori
- Episodio 9: 60 minuti
- Episodio 10: Un pianoforte in penombra
- Episodio 1: Con le buone maniere
- Episodio 2: Aria pesante
- Episodio 3: Piove sul bagnato
- Episodio 4: Topo di biblioteca
- Episodio 5: Salmone Affumicato
- Episodio 6: Arriva la cavalleria
- Episodio 7: Carnevale
- Episodio 8: Due lenti sono meglio di una
- Episodio 9: Il passato non si cancella
- Episodio 10: I problemi non vengono mai da soli
- Episodio 1: Alla base della piramide
- Episodio 2: Dietro le quinte
- Episodio 3: Pioggia di sangue
- Episodio 4: Nuovi incentivi
- Episodio 5: Destruction Derby
STAGIONE 1
STAGIONE 2
STAGIONE 3
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Avevo ricevuto una chiamata da Nadia poco dopo essere uscito da casa del nostro amico portuale: la donna si era messa in testa di scoprire qualcosa in più sul colpevole dell’omicidio e, così, aveva iniziato a guardare le registrazioni delle camere di sorveglianza. Mi aveva invitato a raggiungerla, il mio occhio clinico poteva esserle utile, diceva, credevo poco alla storia della capacità di analisi da detective ma non rifiutavo mai l’invito di una donna, nonostante non fosse il mio tipo e potesse essere mia madre. Sully non si era più fatto sentire da quando mi aveva scaricato di fronte alla casa di Vincent, speravo di non ricevere una chiamata dal commissario che mi avvisava della morte del mio collega: solo il Cielo sapeva perché non mi avessero assassinato come un maiale.
Chiamai un taxi per farmi riportare all’ufficio e recuperare l’auto. Il freddo ti penetrava nelle ossa come una serpe silenziosa: all’inizio avresti quasi detto di avere caldo, poi ti ritrovavi a battere i denti come in mezzo ad una bufera di neve. Man mano che l’orologio camminava verso l’inesorabile meta le auto si mettevano in moto e volti stanchi si dirigevano al proprio posto di lavoro. Mi ero allontanato di un chilometro buon dall’abitazione del sospettato: era meglio non dare troppo nell’occhio, visto che non potevo sapere quando sarebbe saltata la mia copertura. Il numero di scarpe non significava poi molto, nessuno avrebbe sostenuto una prova del genere in tribunale senza altro che potesse condurre all’identità del colpevole. Le prove circostanziali contano come un calzino bucato, se hai solo quelle sei in un mare di merda in tribunale e, poi, non avevamo nemmeno la “calzatura del delitto”, quindi, si trattava di aria fritta. Sperai che le registrazioni del Club potessero aiutarci, anche se era abbastanza oscuro il modo in cui avrebbero potuto farlo. Quando la vettura mezza sgangherata fece il suo arrivo sul marciapiede accanto a me, sorrisi soddisfatto; il conducente indossava un cappello sgualcito che per poco non gli toccava la punta del naso, una sigaretta all’angolo della bocca.
“Posso?” indicai il sedile posteriore.
“Sì, certo. Lei è il signor Marlow?” la smorfia insofferente, di sicuro era a fine turno di notte e la voglia di mettersi sotto le coperte era altissima.
“Esatto” aprii la portiera posteriore, un cigolio poco rassicurante mi diceva che quel coso non vedeva una seria sessione di manutenzione da un bel po’ di tempo. La puzza di tabacco stantìo invadeva l’abitacolo, la pelle dei sedili era strappata in più punti, mi sembrò di scorgere una traccia di sangue accanto a me, decisi di non farmi troppe domande.
Il tragitto era abbastanza breve ma dovevamo muoverci in direzione del traffico mattutino, pessima idea, purtroppo. Odiavo guidare a quell’ora, in quel caso, però, potevo godermi il tempo che passava e non ero nemmeno obbligato a preoccuparmi di inserire la marcia e muovermi di mezzo millimetro. Fuori dal finestrino il cielo violaceo era nascosto dalle nuvole che pascolavano come tanti animali di diverse forme. Agli angoli delle strade chioschi di cibo poco salutare vendevano colazioni di vario tipo, alcune provenivano da remoti angoli della Repubblica, altre erano piatti tipici terrestri.
“Ha già fatto colazione?” domandai per rompere il silenzio, ormai diventato troppo fastidioso persino per un tipo come me.
“No, sto per staccare, quando sarò a casa berrò un paio di bicchieri di gin e poi mi sveglierò stasera, poco prima di rimettere il culo su questa merda del cazzo” tirò giù il finestrino e un’incredibile massa di saliva finì a due metri di distanza.
“Come non detto.”
La nostra agonia continuò per un’oretta, la radio passava solo musica noiosa e i DJ erano simpatici come un burocrate che ti spiega l’ultima legge emanata dal nostro glorioso stato. Chissà se un giorno avrei rivisto qualche pianeta diverso da questo, la risposta già la conoscevo, in cuor mio, ma era meglio seppellirla nella coscienza senza troppi convenevoli. Il tassista mi scaricò di fronte alla porta d’ingresso dell’ufficio, le chiappe mi dolevano non poco.
“Tenga il resto” fu solo questo che riuscii a dire, il tipo era già partito, metà dei copertoni era rimasta ai miei piedi.
Camminai fino all’auto e utilizzai la carrozzeria per fare qualche allungo, prima o poi avrei dovuto cominciare a fare un po’ di esercizio fisico, ma non era quello il giorno adatto per programmare qualcosa a lungo termine. Pochi minuti dopo, senza che i dolori fossero scomparsi, il mio culo era di nuovo seduto in macchina, direzione “Rising Star”.
Nadia mi attendeva all’ingresso, la pelliccia, stavolta, era cambiata ma il portamento da pantera era rimasto lo stesso, volute di fumo le uscivano dalla bocca e finivano per comporre strani disegni astratti, prima di dissolversi come i pensieri annebbiati dall’alcool.
“Ce ne ha messo di tempo, l’ho per caso svegliata?” il sorriso ironico diceva tutto.
“No, ma, sa, il traffico in questa città è uno dei problemi più grandi da risolvere, di sicuro persino più complicato del nostro caso di omicidio.”
Una volta raggiunto l’ufficio ci chiudemmo dentro, la donna aveva acceso l’oloschermo più grande per consentirmi di osservare nel dettaglio tutte le scene. Vedemmo circa un mese di registrazioni a velocità doppia, visto che il pubblico era sempre seduto non c’era necessità di soffermarsi troppo sui dettagli. Nessuno mi colpì tranne Vincent e un altro uomo. Si trattava di un ragazzo con gli occhiali, un codino lungo e abiti costosi, seppur un po’ sgualciti, se ne stava sempre tra i primi tavoli e non staccava gli occhi di dosso da Mary. Era stato presente per almeno tre settimane, poi era sparito all’improvviso nei giorni precedenti e successivi all’omicidio della ragazza.
“Lo conosce quello lì” indicai il sospettato.
“Direi proprio di no, in effetti. Posso lasciarle una copia delle registrazioni, se lo desidera. Oppure può aspettare che arrivino i dipendenti al lavoro. Sapranno di certo aiutarla più di quanto non possa fare io.”
Serie: Agenzia Sullivan & Soci
- Episodio 1: Alla base della piramide
- Episodio 2: Dietro le quinte
- Episodio 3: Pioggia di sangue
- Episodio 4: Nuovi incentivi
- Episodio 5: Destruction Derby
“volute di fumo le uscivano dalla bocca e finivano per comporre strani disegni astratti, prima di dissolversi come i pensieri annebbiati dall’alcool.”
Questo passaggio mi è piaciuto
“l’ultima legge emanata dal nostro glorioso stato”
..o un DPCM 😂