
Il pastorello scemo
Serie: Parole di Dio, voci di uomini
- Episodio 1: La vedova
- Episodio 2: Il pastorello scemo
- Episodio 3: Yochanam contro Legione
- Episodio 4: Tana per Zaccheo
- Episodio 5: Giovane leone
STAGIONE 1
Io sono Beniamino. Sono un bambino e sono scemo.
Così mi chiamano tutti gli altri bambini. Io sono diverso da loro che hanno la testa piccola e gli occhi grandi. Io, invece, ho la testa grande e gli occhi piccoli come tutti gli scemi. La mia imma dice sempre che sono speciale. Il mio abba dice che sono un gigante; grande come la casa, come la montagna, come le colline.
Io e abba andiamo sempre sulle colline; ci andiamo con le pecore perché il mio abba è un pastore, e io sono Beniamino e sono un pastore, ma di quelli piccoli, con la testa grande e gli occhi piccoli. Quando sono con abba guardo le pecore sul prato. Sembrano nuvole. Le guardo tutte e le conto. Hanno tutte un nome, ma io non me lo ricordo, perché sono molte. Abba, invece, le ricorda tutte. Per forza, lui è il pastore. Io lo seguo e faccio ciò che mi dice, anche se non capisco sempre. Abba parla veloce.
È forte il mio abba e sa sempre cosa c’è da fare con le pecore. Io provo a imparare quello che sa lui, provo a mettere tutto dentro la mia testa, ma non ci riesco. E così a volte abba si arrabbia perché perdo la conta o perché mi fermo ad accarezzare una pecora; e c’è da camminare, e c’è da fare.
Una volta si è arrabbiato perché alla conta della sera mancava una pecora. Le pecore stanno sempre insieme, ma se una si allontana, poi va a finire che non trova più le altre e resta sola; e se resta sola è persa.
«Persa!»
Così dice abba. E poi si gira e conduce il gregge a casa borbottando lungo la via, e la pecora più non torna.
Allora io sto alla coda del gregge perché nessuna pecora si perda. Io non voglio che abba si arrabbi e borbotti lungo la via.
Cammino alla coda del gregge e tengo i miei piccoli occhi più grandi che posso. Ma io sono speciale e le pecore sono tante, così tante. E una volta l’ho persa. Era quella più piccola, la nuvoletta. Era persa. Era sola chissà dove. E abba era di spalle e camminava verso casa. Si sarebbe arrabbiato. Avrebbe camminato e borbottato.
Allora sono partito e mi sono messo a cercarla dappertutto. Tra l’erba, dietro la collina, sotto gli alberi, dietro le rocce. Ho cercato anche nei cespugli cattivi, quelli appuntiti che non vogliono essere toccati.
Alla fine l’ho trovata.
Era sola. Era persa.
E io l’avevo ritrovata.
L’ho presa in braccio e sono tornato alla coda del gregge.
Che felice che ero.
Abba si è arrabbiato.
Era preoccupato perché non sapeva dov’ero.
«Non puoi fare così, Beniamino» ha detto. «Hai lasciato le pecore senza avvisarmi, senza dirmi niente.»
Ma io non sono sicuro di aver capito tutto quello che abba diceva. Abba parla veloce e io sono speciale.
«Hai abbandonato il gregge. Le hai lasciate incustodite. Beniamino, non devi lasciare le pecore da sole» urlava.
«Infatti non l’ho fatto» ho risposto. «Nuvoletta era da sola e io sono andato a cercarla.»
Abba allora ha fatto un bel respiro e si è messo a spiegarmi tante cose, usando mooolte parole, un po’ come fa il rabbino di sabato in sinagoga.
Che grande il mio abba e quante cose sa.
Alla fine ho detto che avevo capito, anche se non era vero, così abba è tornato davanti al gregge e io alla coda e abbiamo camminato verso casa.
Penso che fosse felice anche lui che la pecora era tornata, perché lungo la strada non borbottava, cantava.
La sera ho raccontato tutto a Jeshua.
È mio amico, Jeshua. Ha gli stessi miei anni e vive vicino a me. È l’unico bambino con la testa piccola e gli occhi grandi che non mi chiama scemo, ma Beniamino. Passa molto tempo in sinagoga e ascolta tutte le storie che racconta il rabbino.
Anche se il suo abba è un falegname, ho capito che a Jeshua piacciono molto le pecore; ma le storie, quelle gli piacciono mooolto di più. Si diverte a inventarle e raccontarle. Si ricorda tutti i racconti della Torah ed è capace di recitarli a memoria.
Ma io mi chiedo, come fa a ricordarsi tutte quelle cose un bambino con la testa piccola, e io, che ho la testa grande, non mi ricordo mai nulla?
Quando gli ho parlato della pecorella che si era perduta, lui ha sorriso tutto contento.
«Sai, Beniamino, mi hai fatto venire in mente un passo del Profeta Ezechiele che dice: vanno errando le mie pecore su tutti i monti e su ogni colle elevato e nessuno va in cerca di loro. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita. Pensaci, Beniamino, hai fatto la stessa cosa che avrebbe fatto Dio.»
Che forte il mio amico Jeshua, ha sempre Dio in testa.
Come riesca a farcelo stare, per me è un mistero.
Forse anche lui è diverso.
Forse anche lui è scemo.
Serie: Parole di Dio, voci di uomini
- Episodio 1: La vedova
- Episodio 2: Il pastorello scemo
- Episodio 3: Yochanam contro Legione
- Episodio 4: Tana per Zaccheo
- Episodio 5: Giovane leone
Un’unica, grande allegoria, come una parabola d’altri tempi, scritta e ideata in maniera impeccabile.
Davvero bravo!
Sono davvero contento ti sia piaciuta, Giuseppe. Per me è stato un piacere scriverla.
Una rivisitazione molto dolce della parabola della pecorella smarrita con un’incursione a sorpresa: quell’unico bambino che chiama Beniamino per nome, quell’unico bambino che ha tutto Dio dentro di sé. Eppure, a me pare che anche Beniamino ce l’abbia tutto dentro di sé, anche se forse non lo sa ancora. Davvero molto bello.
Mi trovi d’accordo. D’altronde non è forse proprio in quei testi che Dio si identifica con i più piccoli? La piccolezza è la sua misura, la sua scelta.
Che mano favolosa che hai Guglielmo! Hai dipinto un quadro di una bellezza che lascia senza fiato. Grazie, grazie, grazie!!!
Non hai idea di quanto mi sono divertito a scriverlo, Giuseppe. L’idea di questo pastorello mi si è praticamente “imposta” nell’immaginazione. Ha lasciato senza fiato anche me. Grazie del tuo commento.
Che sorpresa leggere questa storia. E’ come sentirla raccontare direttamente da Beniamino, con un ritmo spezzettato (sincopato in senso musicale, si potrebbe dire), che dice molto del personaggio. Ottimo!
Grazie, Antonio. Ci tenevo che sembrasse proprio lui a parlare. Grazie
Davvero un’idea brillante e moderna raccontare di quel mondo lontano delle storie della bibbia e del vangelo. Ne verrebbe fuori un libro davvero originale. Complimenti.
Ti ringrazio, Francesco.
Bellissimo racconto Guglielmo. Dolcissimo e nello stesso tempo profondo. Scrivi veramente bene ed è un piacere leggerti! Una bellissima conferma!!
Piergiorgio, grazie. Sei gentile.
Ciao Guglielmo, stavo scorrendo le storie in bacheca per capire cosa mi fossi persa.
È bastata la prima frase di questa storia per sentire una stretta al cuore e voler continuare a leggere.
Andrò a recuperarmi l’episodio precedente, davvero bravo👏
Grazie di cuore Melania.
Mi è piaciuto molto il ribaltamento di pensiero che ci induci a fare. L’uso della parola “scemo” per definire l’intero mondo dei sensibili, dei diversi, dei non compresi (insomma, di chi brilla di quelle luci che ai più non è dato di comprendere) è magistrale. Le togli l’accezione negativa che gli altri le vogliono dare, e ce la restituisci densa del significato che, per chi sa guardare oltre, davvero contiene.
Mi piace tantissimo come scrivi. Suoni una musica tutta tua, ed è un piacere stare ad ascoltare.
Ti ringrazio Dea per le tue parole. Leggendole io ho perduto le mie. Solo grazie.
“Che forte il mio amico Jeshua, ha sempre Dio in testa.Come riesca a farcelo stare, per me è un mistero.Forse anche lui è diverso.Forse anche lui è scemo”
un concetto profondo espresso con una semplicità disarmante. potentissimo. complimenti.
“Io sono diverso da loro che hanno la testa piccola e gli occhi grandi. Io, invece, ho la testa grande e gli occhi piccoli come tutti gli scemi.”
Fantastica descrizione!!!👏 👏 👏
Caro Alberto, grazie
Questo episodio mi ha colpito. Nessuna trama intrigante, nessun tema affascinante; eppure, nella sua semplicità, ha qualcosa di speciale, di insolito, che attira l’ attenzione e induce alla riflessione. Credo che leggerò il prossimo episodio.
Ciao M. Luisa. Grazie di aver lasciato un commento. Come hai giustamente notato il racconto non ha una vera e propria trama, ne volevo con esso proporre una riflessione su un tema. L’ho scritto pensando ad un ragazzino che prova fare un ritratto di sé e di come vede il mondo. Ammetto inoltre che mi intrigava e mi commuoveva l’idea che il racconto della pecorella smarrita, presente nel vangelo, potesse essere stata ispirata da un bambino, magari con una disabilità che lo rende strano agli occhi di molti, ma stupefacente agli occhi di Dio. Grazie ancora.
Ma bravo! Un argomento originale e scritto in maniera immediatamente fruibile. Complimenti.
Grazie del tuo commento, Francesco.
Leggero i tuoi racconti nel modo in cui li scrivi è semplicemente bellissimo.
Caro Roberto, un grazie sincero.