Il Patto dell’Ombra – Ekate (p1)
Serie: Oscure Strategie
- Episodio 1: Il Patto dell’Ombra – Ekate (p1)
- Episodio 2: Il Patto dell’Ombra – Ekate (p2)
STAGIONE 1
PREMESSA
Insieme al mio amico Fabrizio B. abbiamo iniziato a scrivere il secondo volume di una trilogia fantasy. Tramite newsletter abbiamo rilasciato vari contenuti tra i quali un ebook intitolato “Oscure Strategie: Storie dei Malvagi di Owoc”. Mi piaceva l’idea di condividere con voi una parte di questa raccolta.
STORIA
Vivo sola, da secoli dimenticati, sull’isola di Aeloria, un lembo di paradiso perduto tra le acque turchesi del Mare del Passaggio, dove le palme ondeggiano come sacerdotesse in preghiera e la sabbia bianca brilla simile a neve d’estate. Nessun mortale può avvicinarsi, poiché il mio incanto ne impedisce la vista. Solo chi riceve l’invito e conosce la via, può osare raggiungermi. La mia dimora è una torre di pietra grigia, alta e silenziosa, che si erge al centro dell’isola come un dito puntato verso gli dèi.
Un pomeriggio stavo pigramente osservando il mare dalla sommità della torre. Le onde si frangevano lente, ma qualcosa turbò la quiete: una nave da guerra, con lo scafo nero come la pece, avanzava con vele gonfie. Sul pennone sventolava l’insegna del Marabù: il vessillo del regno di Anion.
Compresi che il tempo dell’attesa era finito. La mia vendetta verso Gabro si sarebbe compiuta. Quello stolto mi impedì di far parte del pantheon di Anion e questa sua decisione gli sarebbe costata molto cara.
Scivolai giù per le scale a spirale, i miei piedi nudi sfiorarono il freddo della pietra. Il mio corpo, alto e slanciato, si muoveva con grazia divina. Indossai la mia veste cerimoniale, una tunica bianca bordata d’oro. I lunghi capelli corvini mi ricaddero sulle spalle, e la mia coda, sottile e sinuosa, si agitò lieve, con la punta che pulsava come un sigillo d’incanto.
Giunsi al porticciolo a sud dell’isola, un piccolo molo di legno annerito dal sale, circondato da rocce levigate e lanterne di rame. Le acque quiete riflettevano il cielo alla stregua di uno specchio. La nave attraccò con un gemito e, dopo qualche minuto, dalla passerella scese la regina Erija.
Era splendida e letale. I lunghi capelli neri le scendevano sulle spalle simili a una cascata d’inchiostro e gli occhi verdi smeraldo ardevano di ambizione. Dietro di lei, quattro guardie in armatura scintillante la seguirono: silenziosi, pronti a morire per lei.
La condussi alla mia torre.
Le sue gambe affusolate si muovevano con la grazia di una pantera. I suoi occhi indugiarono sulle piccole corna che ho sulla fronte; le sorrisi amabilmente. La mia mano chiara si posò sulla sua pelle mulatta, come luce sul velluto. Lei mi seguì, senza dire nulla.
Quando varcammo la soglia, lo spiritello – che non vedeva un volto nuovo da secoli – si eccitò quanto un cucciolo della Bruma. Un fruscio d’aria tradì la sua presenza.
Io lo percepii, lei no.
Erija avanzò con passo regale, il mantello color cremisi che ondeggiava dietro di lei come una fiamma. Ogni suo movimento sembrava studiato per mettere alla prova la mia compostezza. Bastò un battito d’ali di Plic per far mutare la tinta del tessuto in un verde acido, poi in un viola sgargiante e di nuovo in un giallo solare.
Anni addietro, quando ancora la mia ambizione non aveva trovato forma, mi cimentai in un incantesimo che avrebbe dovuto piegare un Principe Demone alla mia volontà. La Sala di Neravet era immersa in un silenzio sacrale. Le candele al cuoio ardevano con fiamme bluastre e le rune solforose tracciate sul pavimento pulsavano quasi fossero vene vive. Sollevai le braccia, la voce modulata nella lingua proibita che lacera l’aria come un artiglio. L’energia si raccolse, densa, vibrante. Il pavimento di pietra tremò.
E poi… qualcosa andò storto.
Un lampo di luce violacea esplose al centro del sigillo e invece di un demone apparve una creatura alta quanto il mio avambraccio, con un corpo tondeggiante e traslucido, simile a una goccia d’acqua. Due occhi enormi, dorati e sferici, mi fissavano con un’innocenza ingannevole. Dalle sue spalle spuntavano ali minuscole, simili a quelle di una libellula, che vibravano con un ronzio irritante.
«Oh, per le ossa di Moloj…» sibilai. «Cosa diamine ho evocato?» imprecai. «Ti chiamerò Plic, ti piace?».
Lo spiritello emise un fischio divertito e, prima che potessi reagire, scomparve in un guizzo. Da quel giorno prese a infestare la torre al pari di un dispettoso gatto invisibile: nascondeva pergamene, spostava ampolle, intrecciava i miei capelli mentre meditavo. Non faceva alcun male, ma la sua presenza era un costante promemoria del fatto che anche una sacerdotessa come me potesse sbagliare.
E lui lo sapeva.
Oh, se lo sapeva.
La regina si immobilizzò. Lentamente abbassò lo sguardo sulla propria veste, poi sollevò gli occhi su di me, due lame di smeraldo che avrebbero potuto trafiggere un dio.
«Ekate…» mormorò, con una voce che vibrava quanto una corda tesa. «Vuoi spiegarmi perché sembro un pavone ubriaco?».
Mi portai una mano alle labbra, fingendo sorpresa, ma il sorriso che mi sfuggì era troppo languido per essere innocente.
«Oh, mia regina, forse è la tua innata eleganza a voler esplorare nuovi orizzonti cromatici».
Lei inclinò il capo e una ciocca nera le scivolò sulla guancia simile a un’ombra liquida.
«O forse è la tua torre che ha un pessimo gusto».
«La mia torre ha più gusto di molti sovrani che ho conosciuto» ribattei, avvicinandomi quel tanto che bastava perché potesse percepire il calore del mio respiro. «E di alcune regine».
Il suo sorriso si fece lento, tagliente, pericoloso.
«Attenta, sacerdotessa. Le tue parole potrebbero essere interpretate come un invito».
«E se lo fossero?» sussurrai, lasciando che la mia coda sfiorasse il pavimento con un movimento sinuoso.
Serie: Oscure Strategie
- Episodio 1: Il Patto dell’Ombra – Ekate (p1)
- Episodio 2: Il Patto dell’Ombra – Ekate (p2)
Coinvolgente e serrato, scorre via veloce incollando il lettore
Ciao Gabriele,
grazie per aver letto la prima parte di questa vicenda vissuta da Ekate.
Siamo contenti che ti sia piaciuta 😊
Sei forte Andrea
Grazie Gabriele 😉. Un abbraccio, a presto.