
Il Peccato Universale
Serie: Raccolta di Voci e Volti
- Episodio 1: Zio Ergo
- Episodio 2: Randagio
- Episodio 3: Creatore D’Ogni Cosa
- Episodio 4: Il Peccato Universale
- Episodio 5: Chanel N.5
- Episodio 6: La donna dalle mani magiche
STAGIONE 1
Quando ho scritto questo breve pezzo ero appoggiata al muro di cemento armato di una delle numerose banche cantonali che avevano sede accanto al mio liceo. Era un pomeriggio grigio e non caldissimo; stavo aspettando un’amica, per poi andare a fare quello che ci si aspettava da delle mediocri sedicenni. Perché quello eravamo : non tanto belle, non più intelligenti di altre, senza ragazzini che girassero loro attorno, vergini. Una che veniva picchiata a casa, e l’altra che si feriva da sola. Condividevamo i banchi di scuola, qualche sigaretta, il deodorante dopo le lezioni di ginnastica ed il colore degli occhi.
Eppure ci facevamo trovare tutti i pomeriggi nello stesso posto, e qualcosa finivamo per combinare.
Il quaderno che tenevo appoggiato alle ginocchia era di cuoio rosso, con due larghe orecchie laterali che si allacciavano tra di loro grazie ad un cordoncino nero; le pagine fini, dagli angoli arrotondati. Fogli bianchi, senza linee, che sembravano rendere la mia calligrafia ancora più storta, aguzza. Non potevo mancare di osservare che virava pericolosamente verso il basso ad ogni nuovo paragrafo.
Ho scritto il tutto con un pennarello nero, dalla punta talmente sottile che temevo di romperlo nel metterci troppa energia, enfasi, troppo di me stessa. Ho messo le parole su quei fogli sottili come se stessi finendo il bicchiere d’un fiato, senza fermarmi a rileggere, perché la mia mano non faceva che seguire il dettare di voci che da tempo erano nella mia testa. Non dovevo che trascrivere quello che la mia anima aveva da dire e che per la prima volta sembravo essere in grado di ascoltare, nonostante stesse urlando da anni.
Ho firmato e datato la pagina, una volta terminata, e mi sono ritrovata rintronata a guardare il vuoto, esausta dallo sforzo di non perdere il filo del discorso alla quale mi era sembrato d’essere nient’altro che un’osservatrice silenziosa, attenta, ma forse ancora incapace d’interpretazione: un semplice scriba della conoscenza di un’anima millenaria.
Bel*****na, 17/10/201* LaSignoraNessuno
Altri: Cosa stai facendo?
Eva: Devo spegnere il cervello, e sono poche le cose che mi permettono di farlo, quindi non giudicate, se vedete che faccio cose che “non si dovrebbero fare”. Io posso.
Altri: E perché tu potresti?
Eva: Perché si. Punto e basta.
Altri: Tu puoi e noi no?
Eva: Anche voi potete, non ho mai detto il contrario. Ma se per un qualche motivo non avete abbastanza coraggio, o abbastanza follia; se non siete così disperati, o avete troppo rispetto per voi stessi… Se per qualunque ragione non fate quello che faccio io, non è una mia colpa, come non è un vostro merito. Non c’è colpa, non c’è merito: è solo la vita.
Ognuno ha la propria strada e va bene così, ma non pensate di poter definire o dirigere la mia, perché allora vi troverete nei casini.
Altri: Nei casini. Suona come una minaccia, anche se non farebbe paura nemmeno ad un bambino.
Eva: Non una minaccia, un avvertimento. Solo sono affari.
Altri: Solo affari?
Eva: Solo affari. Ed adesso basta parlare che mi state già un po’ rompendo.
Altri: Mi chiedo cosa avresti di più interessante ed importante da fare, tu.
Eva: Qualunque cosa che mi faccia spegnere il cervello.
Altri: Tipo?
Eva: Abbiamo detto niente giudizio, niente lezione di morale.
Altri: Si abbiam capito, mica siam scemi. Allora? Cosa fai per spegnere il cervello?
Eva: Molte cose. Dipende perché lo voglio spegnere..
Altri: Sempre più chiari con le spiegazioni vedo.
Eva: Serio?
Altri: Ma ci arrivi?
Eva: –
Altri: Allora! Perché devi spegnere il cervello ora?
Eva: Indovina.
Altri: Hai finito?
Eva: Di far cosa?
Altri: Di dir cazzate!
Eva: Spengo il cervello per non impazzire.
Altri: Nel senso?
Eva: Spengo il cervello per non sentire la morsa di terrore soffocarmi prima di dormire. Spengo il cervello per non ritrovarmi spiaccicata per terra, ai piedi d’un grattacielo.
Altri: Pensare ti fa ammazzare?
Eva: A voi no? Pensare veramente farebbe ammazzare chiunque: c’è troppo orrore nel nostro mondo per poterne sopportare la conoscenza senza ammazzarsi.
Altri: Non capisco. Cosa ti fa così paura?
Eva: La vita. La vita e la morte. Il troppo vivere, e la completa assenza di vita. Vita e morte. Ho paura di lasciarmi andare, di vivere veramente, completamente ed intensamente perché non sono sicura di saper gestire quell’energia. Non sono sicura di saper restare a galla mentre mi trasporta.
Vedete, non sono sono sicura di riuscire veramente a vivere, ma amo troppo la vita per riuscire ad accettare l’idea della morte. Morte come fine d’ogni espressione, fine d’ogni istinto, fine di ogni sensazione, di ogni percezione, di ogni pensiero. Morte come buio, freddo ed ignoto oblio.
Amo troppo per poter immaginare di smettere di farlo. Capisci ora? Capisci perché devo spegnere il cervello per non impazzire!
Altri: Sei strana.
Eva: Sono umana. Della più grezza ed animale fattezza: un umano che vive di sensazioni e di stimoli, e che trema e va in crisi se solo considera l’idea che tutti questi impulsi possano finire.
Altri: Quindi spegni il cervello.
Eva: Quindi spengo il cervello.
Altri: E cosa fai per spegnerlo?
Eva: Cosa faccio?
Altri: Si, cosa fai?
Eva: Sesso. Confondo il cervello con il piacere.
Altri: Ma sei seria?
Eva: Fumo. Confondo il cervello con la chimica.
Altri: Sei fuori.
Eva: Ballo. Confondo il cervello con la frenesia.
Altri: –
Eva: Non sono le risposte che ti aspettavi?!
Altri: Nessuno si aspettava queste risposte..
Eva: Chiaro, non tutti possono capire.
Altri: Quindi tu per non pensare.. Scopi, ti riempi di fumo, e balli fino a morire? Questo è il tuo antidoto?
Eva: E mentre faccio tutto questo, mi ripeto: Non pensare, agisci!
Non lascio spazio ai pensieri di formarsi, non gliene do il tempo, non gliene do l’energia.
Altri: Non pensare, agisci
Eva: Non pensare, balla!
Altri: Non pensare, balla
Eva: Non pensare, aspira!
Altri: Non pensare, aspira
Eva: Non pensare, bacia e lasciati baciare!
Altri: Bacia e lasciati baciare
Eva: Tocca e lasciati toccare!
Altri: Tocca e lasciati toccare
Eva: Ama, e se puoi, fatti amare!
Altri: Ama, e se puoi, fatti amare
Eva: Bene. Ed ora ditemi, voi.. Quanti pensieri avete avuto nella mente in questo istante? Quante volte avete visto l’orrore del mondo?
Altri: Nemmeno una.
Eva: Vedete? Questo vuol dire spegnere il cervello, questo vuol dire respirare: l’unico modo per liberare il cuore e la mente dal terrore.
Altri: Ma dal terrore di cosa?
Eva: Di realizzare, quando arriverà la morte, di non aver mai vissuto.
Serie: Raccolta di Voci e Volti
- Episodio 1: Zio Ergo
- Episodio 2: Randagio
- Episodio 3: Creatore D’Ogni Cosa
- Episodio 4: Il Peccato Universale
- Episodio 5: Chanel N.5
- Episodio 6: La donna dalle mani magiche
Brava Fanni, ci hai portati in un’aula di tribunale virtuale dove, un essere umano di fronte a se stesso, disquisisce sulle questioni basilari dell’essere e del sentirsi vivo. L’ho molto apprezzato ed è stato per me spunto di riflessione.
“considero questo dialogo come l’altra parte del mio stesso volto.”
È quanto di più difficile un autore possa fare.