Il perimetro A

Con uno scatto felino Sibi si proietta all’entrata del tempio purificatore, che non è altro che un immenso gabinetto progettato dal gestore di un autolavaggio. Un getto d’acqua sferzato con assurda pressione si accanisce sugli avventori similmente ad una frusta, dopodiché enormi spazzole a rullo si scatenano vorticando sulle pelli rese ignude dalle fiammate del ‘laceravesti’, successivamente un diluvio vischioso di schizzi di sapone si riversa sui corpi, poi da bocchette cromate si attivano flutti di acqua bollente alternati a solventi chimici ed antiparassitari, poi spugne meccaniche frizionartici vorticano nella spalmatura dei gel disinfettanti. Un paio di maiali resta invischiato nella bolgia per qualche istante, ma repentinamente interviene un imbuto risucchiatore che li fa sparire. L’ometto dell’autobus arranca rovinosamente sul pavimento scivoloso nel tentativo di scovare Sibi, ma la giovinetta per ragioni di pudore se ne sta immersa nella schiuma e rannicchiata su se stessa attende che il ciclo igienico volga al termine. Braccia meccaniche convogliano le persone sopra un rullo trasportatore che avanza all’interno di un corridoio a ventilazione centrifuga, infine con l’ausilio di un cannone spara-cenci vengono distribuiti nuovi capi di abbigliamento.

Sibi è costretta ad indossare una tutina attillata color rosa confetto: lei ha sempre detestato il rosa, ma non può scegliere e non può fare altro che adeguarsi.

Il gruppo dei purificati può finalmente accedere al perimetro A. Sibi si imbatte nell’ometto che le stava dando la caccia, il quale non ha più ragione di perpetuare l’arresto poiché il capo d’accusa è declinato, infatti l’olezzo di sudore non è più percettibile. L’autobus riprende il tragitto e superato il posto di blocco entra nel perimetro delle persone superiori. È la prima volta che Sibi esplora questa zona ed i suoi occhi non avevano mai assistito ad una simile magnificenza. Ville sontuose e palazzi lussuosi immersi nel verde dei parchi si succedono a perdita d’occhio, le abitazioni a cubo tipiche dei quartieri periferici di ‘saponaria’ in confronto sembrano delle topaie.

Il bus si arresta alla fermata, Sibi scende e si incanta ad osservare lo scenario che la circonda e istantaneamente uno stato di ‘scazzo’ la pervade. La ragazza si incammina seguendo le indicazioni per il centro prestando attenzione a non dare nell’occhio, ma dopo pochi passi prende atto che la tutina rosa che le è stata imposta rappresenta un segno distintivo che la rende oggetto di scherno; oltretutto si domanda come sia possibile che agli abitanti di questo quartiere venga riservato il privilegio di passeggiare liberamente e di ridere a voce alta, ma la scoperta più scioccante si concretizza nell’istante in cui Sibi nota la presenza di un locale ove sia uomini che donne osano intrattenersi a scopo puramente ludico. Il cuore della fanciulla palpita freneticamente e le sue gambe sottili tremano di soggezione, con immensa riverenza Sibi posa i palmi delle mani e la fronte a ridosso di una vetrina che delimita un locale a lei finora sconosciuto: un bar. All’interno della sala un uomo si accorge dello sguardo laconico ed ebbro di stupore della piccina, quindi solleva leggermente l’indice compiendo un cenno appena percettibile, ne consegue che un individuo si appropinqui a riservare adeguata accoglienza alla ragazzina. L’energumeno le posa una mano sulla spalla, Sibi si gira di scatto e si imbatte nello sguardo ammiccante dell’uomo, che senza alcuna esitazione sfodera una pesante mazza di metallo e le assesta una decina di bastonate sulla schiena. Sibi stramazza al suolo tra gli applausi della gente divertita. Un passante attirato dal trambusto si piega per prestare soccorso e affinché Sibi riprenda conoscenza le getta sul volto un bicchiere di acqua ghiacciata seguito da un calcio in grembo; la ragazza ode nuovamente uno scroscio di applausi e con uno sforzo immane si alza in piedi, poi claudicante si defila per non prendere altre botte.

Così mentre una brezza fresca le scompone la lunga chioma castana, Sibi si rende conto che oltre all’obiettivo di assaggiare un pezzetto di gorgonzola deve portare a termine un’altra missione: spodestare la regina dell’universo.

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