Il piano
Serie: IL TRENO DELLE ANIME
- Episodio 1: Il piano – 1
- Episodio 2: Il piano
- Episodio 3: Sabato 29 marzo
- Episodio 4: L’incontro con la madre
- Episodio 5: Il processo e il carcere
- Episodio 6: Mario
- Episodio 7: Lo scarafaggio
- Episodio 8: La proposta
- Episodio 9: La prova
- Episodio 10: Il concerto
STAGIONE 1
Arrivato al boschetto, trovò i suoi amici che l’aspettavano. Gianni aveva un’aria imbronciata; gli venne incontro e disse:
« Sia ben chiaro, noi accettiamo, ma io non sono per niente d’accordo.»
« E allora non rompere il cazzo e vattene » rispose Nico, dandogli una spinta con aria di sfida.
Gianni voleva proteggere Gigi, ma soprattutto non voleva fare la figura del codardo. Lui era sempre stato un modello per il fratello minore, proprio perché era sempre determinato e coraggioso, nel bene e nel male, e adesso non accettava che proprio Nico, così insicuro, diventasse il punto di riferimento di Gigi.
I genitori di Gianni e Gigi avevano divorziato quando loro erano ancora bambini, e i due fratelli non erano mai riusciti a sentirsi a loro agio, contesi tra due famiglie. Quindi Gianni aspettò che Gigi diventasse maggiorenne per andare a vivere insieme, da soli.
Anche se la differenza di età tra i due ragazzi era di soli tre anni, Gianni sentiva di dover proteggere il fratello.
La situazione di Nico non era tanto diversa: era figlio unico e lui e la madre vivevano da soli.
Era sempre stato insicuro, in questo Gianni non si sbagliava, non aveva tanti amici e a scuola lo prendevano in giro per la sua timidezza.
Quando poi compì diciotto anni, la situazione cambiò, ma solo in apparenza. Era diventato un bel ragazzo ed era sempre al centro dell’attenzione delle sue coetanee; lui ne era felice e ostentava una sicurezza inesistente
La verità era che, con le ragazze, aveva paura di intraprendere un rapporto più duraturo; pensava che, prima o poi, un’ipotetica fidanzata si sarebbe accorta di quanto fosse fragile e l’avrebbe lasciato.
Quindi, prima che ciò avvenisse, si eclissava.
Nico credeva di non essere il modello di uomo che la società impone e, sbagliando, pensava anche di non essere l’uomo che una donna al suo fianco desiderasse. E quindi sfidava se stesso.
Gigi, invece, non aveva tanti problemi, ma era vero che subiva l’influenza di chi appariva vincente: prima del fratello e poi di Nico, che cercava anche di emulare. Certo, anche lui era stufo della loro situazione economica.
Spesso, lui e Gianni erano costretti a scegliere tra una serata in pizzeria con gli amici o il biglietto del treno per andare al mare.
E così, Gianni, anche se temeva, giustamente, che quello che stavano per fare poteva essere la loro rovina, sentendosi sfidato, disse:
« No, io vengo con voi, non lascio da solo mio fratello in quest’avventura da dementi. Lui si è fatto convincere, ha solo diciotto anni, ma non posso fermarlo.»
«Tu hai solo paura e ti vuoi parare il culo con la scusa che vuoi proteggere tuo fratello» disse Nico.
Gianni era furioso, avvicinò il viso a quello di Nico e, mettendogli le mani intorno al collo, disse:
«Io non ho paura, ma se domani succede qualcosa a mio fratello, prima ti spacco questa bella faccia che hai e poi ti strangolo con queste mani… Adesso dicci cosa dobbiamo fare.»
«Queste sono le calze per coprirci il viso, io e te, Gianni. Gigi, tu coprirai il viso con un passamontagna… Devi guidare e fare da palo… Con la calza sul viso non vedresti in modo chiaro, poi qualcuno, vedendoti conciato in quel modo, potrebbe dare l’allarme… Anzi, dovrai tenere la testa china per non essere visibile più di tanto… E queste sono le pistole. Forza, incominciamo a puntare qualche barattolo, impugnamo bene le armi… Dobbiamo essere credibili… Noi non abbiamo esperienza, Gigi, incomincia tu.»
Fecero prove per diversi giorni. Gigi, la sera prima della rapina, rubò una vecchia auto. Ormai era tutto pronto e deciso.
Era la sera precedente al sabato prefissato per la rapina. Nico era rientrato tardi; aveva incontrato ancora una volta Gigi e Gianni per gli ultimi accordi su quello che dovevano fare il giorno dopo. La madre gli aveva lasciato la cena sul tavolo; non aveva fame, ma si sforzò di mangiare, non poteva permettersi di non avere forze. Poi si mise a letto; avrebbe voluto dormire, ma era inutile. Era agitato, impaurito, ma provava anche una strana eccitazione, forse perché quello che voleva fare l’indomani era una sorta di rivalsa verso la vita che, sino ad allora, non era stata generosa con lui. Da piccolo sognava di diventare un pianista e i suoi professori dicevano che aveva tutti i requisiti per diventarlo.
Poi il padre era morto, e i pochi soldi che guadagnava la madre non bastavano; quindi, appena adolescente, aveva rinunciato agli studi e cercato lavoro, ma era stata solo una collezione di delusioni e umiliazioni. Quante volte si era sentito dire che non era capace di qualcosa? Troppe, forse, e aveva finito per crederci anche lui. Ormai i suoi sogni di bambino non gli appartenevano più. Nico si girava e rigirava nel letto, ma non riusciva a prendere sonno. Si alzò per prendere i tranquillanti della madre: «Proviamo con questi, devo dormire, domani devo essere lucido.» Pensò.
Poi si rimise a letto; le ore passavano, ma il sonno non arrivava.
Quando vide le prime luci dell’alba rischiarare la camera, la sua paura aumentò. Si erano fatte le sette; pensò che era inutile restare ancora a letto. Si alzò e prese dall’armadio un maglione, un giubbotto imbottito con cappuccio e dei guanti. Era già fine marzo, ma faceva ancora piuttosto freddo.
C’era però un altro motivo per cui aveva scelto quegli indumenti: pensava che lo avrebbero fatto sembrare più grosso, più adulto, più esperto.
Voleva incutere paura, essere credibile. Chiuse a chiave la porta della sua camera, indossò gli abiti che aveva scelto, quindi infilò i guanti e mise la calza sul viso.
Poi impugnò la pistola e puntò alla sua immagine riflessa nello specchio per provare l’effetto che avrebbe fatto sulla gente, ma fu come vedere la morte che lo guardava.
La madre lo chiamò: «Nicooo, vieni a prendere il caffè, che si fredda!» Sentendosi chiamare, ripose in fretta i guanti, la pistola e la calza in uno zainetto, riaprì la porta, bevve il caffè in fretta, disse alla madre che quella sera sarebbe rientrato molto tardi e, senza guardarsi indietro, chiuse la porta e uscì. Non sapeva che non sarebbe mai più rientrato nella sua casa.
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- Episodio 1: Il piano – 1
- Episodio 2: Il piano
- Episodio 3: Sabato 29 marzo
- Episodio 4: L’incontro con la madre
- Episodio 5: Il processo e il carcere
- Episodio 6: Mario
- Episodio 7: Lo scarafaggio
- Episodio 8: La proposta
- Episodio 9: La prova
- Episodio 10: Il concerto
Non sarebbe mai più rientrato in casa sua??😱 Ecco, lo sapevo che questa storia finisce male! (Ho adorato la “scena” dello specchio)
Grazie Arianna. Anch’io che l’ho scritta, amo la scena dello specchio…ma poi i personaggi prendono vita da soli, e a volte fanno quello che vogliono.🙂🙃🙂
Attraverso un linguaggio molto semplice ci stai raccontando una storia di miseria, di voglia di riscatto e d’incoscienza giovanile.
Di ragazzi come questi tre ce ne sono tanti in giro ed è troppo banale definirli soltanto delinquenti.
Grazie, è un bellissimo commento. È proprio quello che cerco di fare, raccontare con parole semplici, le storie di tutti…con un pizzico di fantasia e speranza.
Prevedo grossi guai, me lo suggerisci con l’ultima frase che certamente crea aspettativa ma in parte la svela. Brutta bestia il disagio giovanile, argomento difficile che riesci a presentare bene. Attendo sviluppi!
Grazie Giuseppe. Hai colto benissimo il senso.
Un interessante racconto Concetta. Sono curioso di leggere anche il seguito. Complimenti!! 👏👏
Grazie Alfredo.C’è la prima parte dell’episodio il ‘”Piano” pubblicata per errore, come un libro a parte.