
Il Ponte del Diavolo
Serie: Le notti di Ottobre
- Episodio 1: La capra ferrata
- Episodio 2: I Dolci dei Morti
- Episodio 3: Pelle di Lupo
- Episodio 4: La Pantafeche
- Episodio 5: Il male ritorna – 1
- Episodio 6: Il male ritorna – 2
- Episodio 7: Il Ponte del Diavolo
- Episodio 8: La casa rossa – 1
- Episodio 9: La casa rossa – 2
STAGIONE 1
Il fiume scorreva in mezzo alle due strade, mantenendo la sua eleganza fra le montagne rocciose e la fitta vegetazione attorno. Ogni tanto, i rumori della natura interrompevano il pesante silenzio.
Era la mattina del 31 ottobre e, affacciato alla finestra, guardavo la pioggia che scrosciava fra i viottoli. Faceva freddo e una leggera spolverata di nebbia avvolgeva il ponte davanti a me, come lo sfondo di un paesaggio incantato di certe favole sepolte nei vecchi tomi delle biblioteche di paese.
C’era un cane, grosso e nero. La sua stazza era decisamente più grande di quelli che di solito si incontravano per la strada, mendicanti di una carezza di tanto in tanto. Non lo avevo mai visto prima, eppure sembrava muoversi come se conoscesse bene il posto.
Il Ponte del Diavolo, così chiamato per via di una vecchia e oscura leggenda di secoli fa, era divenuto nel tempo il simbolo del paese. Ogni tanto qualche forestiero che passava da queste parti mi chiedeva di raccontargli la storia del ponte, ma io mi sono sempre rifiutato. Sono storie per mocciosi quelle, anche se devo ammettere che è proprio quel genere di storia a rendere famosi posti come questo.
Vivevo nella casa di mia nonna: mi ci ero trasferito dopo la sua morte essendone l’unico erede vivente. Avevo scoperto molte cose di lei che non sapevo, come i suoi diari nascosti in un cassetto dello scrittorio chiuso a chiave. Eleganti, rilegati in una copertina di stoffa colorata e scritti con una calligrafia ordinata e dall’estetica intrigante. Erano scritti in latino, per cui mi furono incomprensibili nonostante la grande sorpresa di constatare la cultura di mia nonna. Ma non potevo accettare di non conoscerne il significato, ero inquieto, agitato e continuavo a sfogliarli uno dopo l’altro, seduto alla sua vecchia sedia a dondolo, sperando di decifrarli.
E poi c’era quella fotografia… in bianco e nero, la quale ritraeva mia nonna con un abito bianco: il suo viso avvolto in capelli di un nero corvino e l’espressione sorridente. Era poggiata sui mattoni sconnessi del Ponte del Diavolo, e in un punto in lontananza dell’inquadratura spuntava un grande cane nero. Dietro la fotografia vi era una data scritta a mano: 31 ottobre 1951.
La suggestione iniziò ad attirarmi nel suo tranello.
La leggenda veniva raccontata di generazione in generazione, tramandata dagli anziani ai giovani e dai giovani ai bambini. Storie che donano una macabra magia, domande a cui nessuno sa od osa rispondere, giustificazioni a fenomeni inspiegabili che nel tempo invece di svanire, rimangono incastrate fra le case ammassate delle vie, aleggiando come spettri notturni.
Avevo messo un po’ di musica, una di quelle canzoni francesi tanto di moda negli anni ‘50. Ero di nuovo affacciato alla finestra, davanti a me il Ponte del Diavolo, con lo sguardo assorto nella nebbia; tuttavia ora non vi era traccia del cane.
In paese tutto era pronto per la festa di Halloween e come sempre si aspettavano centinaia di persone da tutta la Toscana. E ognuno aveva una personale versione della leggenda del Ponte…
“In antichità, un noto costruttore, doveva realizzare un ponte per facilitare l’attraversamento della valle. Un brav’uomo che non aveva mai fatto del male a nessuno. Nel corso del lavoro, i problemi non tardarono ad arrivare. Se non avesse consegnato in tempo l’opera, sarebbe stato giustiziato. Sull’orlo della disperazione, fu avvicinato dal diavolo, che si offrì di completarlo in una notte a patto di prendere per sé la prima anima che lo avrebbe attraversato.
Il costruttore, avvilito, fu costretto ad accettare e il patto fu stipulato.
Non dormì tutta la notte e quando l’indomani raggiunse il ponte, lo vide completato. Aveva una forma particolare con cinque archi e uno di questi, più grande degli altri.
Mentre osservava la struttura, un cane si avvicinò dall’altra sponda, percorrendo il ponte verso il costruttore. Ma arrivato quasi alla meta, si dissolse come polvere davanti agli occhi attoniti dell’uomo.
In paese non si parlava d’altro e tutti erano ansiosi di camminare sopra il gigantesco ponte e il costruttore che aveva già sfiorato la sensazione di essere appeso per il collo, tenne per sé l’episodio del primo mattino, non volendo essere tacciato di stregoneria.”
Avevo passato una bella serata in paese alla festa di Halloween. Una passeggiata per le vie chiassose, qualche bicchiere di vino in compagnia di zucche illuminate, fantasmini e gente in maschera.
L’indomani mi ero svegliato presto. C’era qualcosa di diverso.
L’aria era frizzante e il vento rompeva l’inquietante silenzio sonnecchioso del borgo.
Un odore gelido e pungente si affacciò alle narici e di colpo tutto si fece grigio.
Udii un latrare sommesso, che si tramutò in un greve ringhio famelico.
Mi affacciai alla finestra e rimirai il Ponte del Diavolo.
Dalla nebbia emerse un cane.
Un grosso cane nero.
E nella nebbia tornò, in un battito di ciglia.
Serie: Le notti di Ottobre
- Episodio 1: La capra ferrata
- Episodio 2: I Dolci dei Morti
- Episodio 3: Pelle di Lupo
- Episodio 4: La Pantafeche
- Episodio 5: Il male ritorna – 1
- Episodio 6: Il male ritorna – 2
- Episodio 7: Il Ponte del Diavolo
- Episodio 8: La casa rossa – 1
- Episodio 9: La casa rossa – 2
Bellissimo racconto, @giglio_pacini . I miei complimenti. Conoscevo la leggenda cui fai riferimento per due motivi. Me l’avevano raccontata tanto tempo fa, e inoltre l’avevo letta nella sua versione disegnata splendidamente da Enzo Lunari in un bellissimo tomo della Milano Libri Edizioni (1975). Una storia meravigliosa e inquietante, “Manovalis Diabolicus”. Ora, rileggerla in versione interamente testuale, mi ha impressionato di più, soprattutto grazie alle tue descrizioni, concise ed incisive. Grazie.
Grazie molte per aver letto il mio racconto. Sono felice di aver condiviso questa vecchia storia con voi. 🙂
“Mi affacciai alla finestra e rimirai il Ponte del Diavolo.Dalla nebbia emerse un cane.Un grosso cane nero.E nella nebbia tornò, in un battito di ciglia.”
Ah che finale! Magistrale, da manuale. Bravissimo.
Davvero intrigante e coinvolgente, perfetto per il periodo di Halloween.
Mi è piaciuto molto. Bravo, Giglio! @giglio_pacini 👍
Grazie Giuseppe, molto felice che il mio racconto ti sia piaciuto😄.
Questo è uno di quei racconti che si sposa perfettamente con le atmosfere di Halloween e di queste notti ottobrine. L’ho letto con piacere, in compagnia degli ultimi tre racconti, e mi hanno riportato alla mente quelle splendide collane horror piene di storie come queste. Racconto molto gradevole e suggestivo. Complimenti.
Grazie mille… mi fa veramente piacere