Il potere dell’amicizia

C’erano una volta, in uno splendido castello molto colorato, tre fatine. Alle fatine piacevano molto i bambini, tanto che ogni giorno percorrevano una lunga strada in piena campagna insieme al loro unicorno Polline per arrivare a una fattoria nella quale abitava una giovane coppia insieme ai loro due bambini, un fratello e una sorella ai quali piaceva molto esplorare nuovi posti in mezzo alla natura. Un giorno i due bambini andarono in un campo pieno di girasoli a due passi dalla fattoria e udirono il pianto di un bambino dietro un cespuglio ai bordi del campo; incuriositi si avvicinarono e non poterono credere ai loro occhi quando videro le tre fatine cullare il bambino per tranquillizzarlo. Le tre fatine erano felicissime di essere finalmente riuscite a trovarsi così vicine ai due bambini, che fino ad allora avevano potuto solamente osservare da fuori dalla finestra. Senza perdere tempo si presentarono: “Ciao, io sono Aurora e non mi piace molto usare la bacchetta“, disse la più piccola ; “Io sono Adelaide e posso volare fino a un metro di altezza”, disse la seconda fatina ; “Io sono Adhira, sono nata in India e mi piace correre insieme al nostro unicorno Polline”. Anche l’unicorno Polline si avvicinò e si presentò dicendo di accompagnare sempre le fatine in ogni avventura e di essere il loro compagno fedele. I bambini si strofinarono gli occhi per essere sicuri che quello lì non fosse un semplice sogno. Quando li riaprirono tutto era rimasto perfettamente uguale e con entusiasmo i due bambini si presentarono a loro volta. Prese la parola, Emma e disse che lei e Jasper erano gemelli, facevano tutto insieme e per questo capitava che litigassero ma poi facevano subito la pace perché separati non riuscivano a starci nemmeno per cinque minuti. Vedendo che erano già entrati in confidenza, alle tre fatine venne in mente un’idea che vollero subito esprimere: decisero di occuparsi loro del piccolo bambino e chiesero ai gemellini Emma e Jasper,  che avevano solamente sette anni ma erano molto intelligenti e maturi per la loro età, se avessero voglia di aiutarli in questa nuova e grande avventura. Emma e Jasper senza esitazione accettarono di fare questa insolita esperienza. Le tre fatine unendo insieme le loro bacchette fecero apparire una piccola casetta invisibile, in modo che non fosse visibile agli abitanti del posto, dotata di tutto ciò che potesse servire per crescere il bambino nel miglior dei modi. Passarono i mesi ed il bambino cresceva sempre di più. In maniera smisurata per un bambino normale, finché un giorno non riuscì più a passare dalla porta di casa. Tutti si accorsero che il bambino possedeva qualcosa di magico e cresceva sempre di più ogni giorno a partire del compimento dei tre mesi. Passati gli anni il bambino, che ormai era diventato un ragazzo, decise di uscire allo scoperto perché non avrebbe voluto passare il resto della sua vita a doversi nascondere dal mondo a causa delle sue dimensioni fuori dal normale. Un bel giorno ringraziò tanto le tre fatine, l’unicorno e i due bambini per essersi presi cura di lui, per non avergli mai fatto mancare nulla e in certi giorni per averlo amato più di quanto lui stesso si volesse bene. Ma capì che era arrivato il momento di andare per la propria strada perchè non poteva continuare a rimanere chiuso in una bolla di vetro, aveva tanta voglia di conoscere il mondo anche se sapeva che non era tutto rose e fiori per un gigante come lui. Preparò un piccolo zaino, contenente una foto che li ritraeva tutti quanti insieme per non scordarsi di coloro che si erano presi cura di lui, qualche soldo e il suo adorato peluche con cui dormiva ogni sera fin dal primo giorno. Salutati i suoi amici che gli avevano fatto da famiglia, si incamminò per ore finché non arrivò in un paesino di provincia dove appena lo videro tutti gli lanciarono occhiatacce per il suo aspetto fisico. Ogni volta che si avvicinava a delle persone queste scappavano ma il gigante non aveva proprio intenzione di fare del male a qualcuno e non voleva che le persone potessero essere influenzate dal suo aspetto per designarlo come un mostro. Passava i giorni da solo e sempre di più rimpiangeva i suoi amici e di averli lasciati. Non aveva mai conosciuto le prese in giro e tutto questo non lo faceva stare tranquillo, piangeva sempre finché un giorno alla fine di una crisi di pianto vide di fronte a lui una fanciulla dai lunghi capelli neri e gli occhi azzurri che lo guardava con uno sguardo ammirevole, lo salutò con una vocina a stento udibile. Il gigante con un sorriso a trentadue denti si avvicinò alla fanciulla e i due iniziarono a parlare. Da quel giorno il gigante e la fanciulla passavano tutti i giorni insieme. La  loro allegria fu davvero contagiosa. Tutto il paese iniziò ad essere divertito dalla simpatia della coppia di amici e anche gli abitanti del posto cambiarono atteggiamento e cominciarono a sorridere e poi, come ringraziamento per avergli fatto riscoprire la luce che c’era in loro, organizzarono una grande festa con tanto di musica e pasticcini.

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Discussioni

  1. Una fiaba d’altri tempi, che ha il sapore dei vecchi cartoni animati, anche Disney, che hanno lasciato un segno indelebile nei bambini di allora.
    Molto piacevole e di facile lettura, come si addice ad una fiaba, capace di accompagnare per mano il lettore fino alla conclusione.