
Il potere è il dono del dolore
Serie: Il drago e il mutaforma
- Episodio 1: Il primo passo
- Episodio 2: Il corvo e le traiettorie dell’amore
- Episodio 3: Il potere è il dono del dolore
- Episodio 4: La danza del fuoco e lo spazio della meraviglia
- Episodio 5: La radice più antica di ogni tuo nome
- Episodio 6: La resa e la luce delle stelle
STAGIONE 1
È inverno e la campagna è dura, nera nelle cortecce e bianca nel resto. Tutto è fermo, le ragnatele fisse di brina. Ogni cosa è già finita. La primavera, il caldo, i colori nelle foglie: non rimane nulla.
A volte ho l’impressione di narrare la mia storia dalla fine, e che per questo me ne sfugga il senso.
Ho creduto prima di nascere che il finire fosse ricolmo di gioia per l’avvento del nuovo, ma sbagliavo. Da molto non avevo un corpo e avevo dimenticato il linguaggio della carne. Una volta nata seppi però ricordare come vedere i filamenti colorati nell’aria, le forme nella fisionomia e la storia negli occhi. Scorgevo la paura di mio padre: era colorata di azzurro vibrante e si appoggiava ai suoi polmoni, a volte gli lambiva le caviglie e i polpacci. Certi giorni si attorcigliava alla montatura degli occhiali. Quando è morto il colore si è allargato fino a dissolversi e la paura si è trasformata. Spiavo la solitudine di mia madre che le riempiva il ventre di giallo e alla sua morte si è cambiata in oro. E poi ho visto altri morire e il rancore cambiava in forza, l’orgoglio in benevolenza, l’umiliazione in gentilezza. Così ho ricordato: per poter ricominciare, la materia deve prima avere fine. Per la materia trasformarsi significa morire.

Il mio drago dice che gli esseri umani credono alla morte come atto di fede.
Secondo lui chiamiamo “morte” uno stato immaginario, la fantasia di quel che non si scorge oltre la trasformazione. Guarda, mi suggerisce a volte: le nubi si disgregano e si riformano. Gli alberi cambiano con le stagioni e fioriscono, poi seccano quando è il tempo e nei semi rinascono. Gli animali adattano stazza e colore al clima, i cristalli seguono il mutare delle venature della terra. Ogni cosa muta la forma senza conoscere cosa diverrà, anche tu potresti. Da sempre mi sussurra tutto questo e non prosegue oltre, in attesa che io voglia ascoltare il resto. Io però per lungo tempo non l’ho fatto, perché so riconoscere il profumo della morte e nella trasformazione l’ho sempre trovato ad attendermi. Finché non ho più opposto resistenza. Voglio, gli ho confidato, e gli ho chiesto di insegnarmi ogni cosa. Il profumo ora è tutto intorno.
Eppure cambiare forma, nell’idioma del mio drago si dice “vivere da vivi sulla Terra”.
Nella campagna immobile mi insegna che una enorme parte dell’amore consiste nel rimanere dove si è e lasciare che la vita accada. Non occorre fare nulla, dice. Tutto ciò che serve è che tu rimanga dentro quel che c’è. Tuttavia io ho paura della morte e vorrei scappare, perché so che per la mente e il corpo la morte è inscindibile dal dolore. Il drago mi invita allora a prendere la maschera variopinta e poggiarmela sul volto. La abita insieme a me e mi insegna quella che chiama la respirazione colorata. Mi porta nello spazio buio intorno al cuore, il mio dolore e la paura sono lì ad attendere. C’è un pozzo nero dentro il petto, così fondo da non avere fine, proprio al centro del soffrire. Forza, dice il drago e io riempio i polmoni. Attingo dal pozzo giù fin dove riesco, mi sorprendo dei colori che ne sgorgano. Fa male ma ho la forza necessaria. Poi il fiato esce e mi riveste il corpo, i colori tingono la pelle. Forza, ripete il drago, così continuo. Espiro e inspiro, attingo nel nero e mi coloro, fino a somigliare alla mia maschera.
Il potere è il dono del dolore.

Così fanno i gatti. Così le ragnatele raggelate. Così fanno i sassi e gli alberi spogliati. Lascia la tua forma, dice. Senza scegliere la prossima. Allora scendo in fondo al pozzo dove i colori sono intensi e scopro ad aspettarmi il dolore di tutti. È un lago vasto e oscuro alimentato del soffrire di altre incarnazioni, di vite alla mia intrecciate, di ferite inferte e ricevute. È una distesa inconcepibile estesa molto oltre i miei confini, un bacino sotterraneo comune al pianeta e alla sua vita tutta. Una terra ctonia inesplorabile, priva di lamenti, pervasa d’amore oscuro sconfinato. Ti basta stare dove sei, mi ricorda il drago. Il dolore spalanca il pozzo. La morte viene ed è colorata, ti porta alla forma successiva. Se impari ad affidarti, potrai imparare a chiederle dove condurti.
Del resto anche la morte, come ogni cosa, segue la legge dell’amore.

Serie: Il drago e il mutaforma
- Episodio 1: Il primo passo
- Episodio 2: Il corvo e le traiettorie dell’amore
- Episodio 3: Il potere è il dono del dolore
- Episodio 4: La danza del fuoco e lo spazio della meraviglia
- Episodio 5: La radice più antica di ogni tuo nome
- Episodio 6: La resa e la luce delle stelle
Le Anime scelgono in quale materia-corpo risiedere anche attraverso i colori. Una bellissima serie, questa, in stile e contenuto. Questa tua è una narrazione che nutre. Buon proseguimento.
C’è quando le parole diventano musica, e la musica emozioni, e ti entrano dentro e ti portano altrove, proprio lì dove ti vuole chi le ha scritte. E resti lì per un po’, in quel mondo altro, a vivere un’altra vita.
E dopo un po’ ti accorgi che sei ancora lì seduto davanti ad una pagina scritta, ti dici che non ti sei mai mosso da lì. E non ti credi.
Grazie per questo viaggio.
C’è stato un attimo che mi son chiesto se anche tu avessi un qualche potere telepatico, visto l’uso che hai fatto dei colori da te descritti a livello emozionale… Intrigante la tua serie, bella da leggere e piacevole da elaborare. Vado a mettermi in testa un cappello di carta stagnola, non si sa mai,