
Il predicatore Davies
Serie: Doomsday clock: 00:01 - Le catacombe di New York
- Episodio 1: Abigail
- Episodio 2: Il predicatore Davies
- Episodio 3: Two suns in the sunset
- Episodio 4: Megan
STAGIONE 1
– È la prima volta che lasci le catacombe?
– Da quando iniziarono le espulsioni, sì.
Megan gli strinse la mano, solidale.
– Passiamo separati. Daremo meno nell’occhio. Tanto sai cosa fare.
Al controllo non fecero storie.
Percepì subito molta rigidità attorno a lui. La gente faceva tutto quello che si sarebbe aspettato facesse. Per il suo ricordo di vita cittadina, tutto ciò lo inquietava. Ognuno era concentrato solo su se stesso.
Il palco era enorme, con l’effige del predicatore Davies che pareva un sole gigantesco, tanto forte era il riverbero. Sopra il medaglione dorato, c’era la scritta
SEI TU IL DIO DI TE STESSO
mantra ripetuto ossessivamente dagli altoparlanti lungo il viale.
Vista dal palco la piazza doveva assumere un aspetto davvero grandioso, mano a mano che affluiva la folla di fedeli. Una distesa di sedie attendevano, pensò, tutte le persone importanti della città. La pavimentazione di grandi pietre bianche e lisce rifletteva la luminosità del cielo limpido. Vi si specchiava al rovescio l’effige di Davies, rendendola piuttosto inquietante. Come il personaggio, che veniva descritto come un’entità ambivalente. Si chiese quale faccia avrebbe mostrato quella sera.
Una lunga fila di alti bracieri procedeva in due colonne parallele, lungo tutta le profondità della piazza. Stavano per essere accesi da un drappello di militari, in assetto di guerra, schierati lungo il perimetro.
Facendosi largo tra la gente si avviò verso il punto di incontro.
Il sole calò, immensi bracieri erano stati accesi anche sul palco. Tre alla destra, tre alla sinistra del podio e uno, il più grande, alle sue spalle. Un ricco tappeto rosso venne steso per permettere a Davies di fare il suo ingresso trionfale. Sui drappi dello stesso colore, che ricoprivano lo sfondo, innumerevoli lustrini moltiplicavano le fiamme in piccoli fuochi fatui.
Due colonne di fumo iniziarono ad alzarsi sullo sfondo. Fumo profumato, tra le cui spire i riflessi delle fiamme assomigliavano all’alba che si apre la strada tra nuvole grigie. Una musica bassa e potente entrò nelle piazza da ogni lato, diventando presto una cappa sonora che gli rimbombava nella testa.
La gente attorno a lui, fino a quel momento intenta a discutere, si ammutolì. Gli sguardi si fissarono sul luogo nel quale sarebbe apparso il predicatore Davies. Con una calma esasperante iniziarono tutti a muoversi ordinati, con l’andatura barcollante data dalla rigidità dei loro corpi. La musica aveva uno strano effetto sulla sua psiche. Sentiva l’istinto di muovermi seguendo la massa. Per un istante si estraniò da se stesso, rapito solo dalla musica bassa e dal movimento ritmato. Ma la sensazione diventò presto fastidiosa, tanto da procurargli la nausea. Strinse forte gli occhi e dopo un istante li riaprì. Quel breve momento bastò a interrompere il contatto con quell’entità astratta, che lo induceva a fare quel che lui non voleva.
Quella gente sembrava posseduta. Avevano lo sguardo fisso e non battevano le palpebre.
Non doveva perdere altro tempo. Entrò nel palazzo delle Poste e percorse tre rampe di scale, fino alla prima finestra. L’interno dell’edificio era della stessa pietra bianca che pavimentava la piazza. Le porte affacciate sulla tromba delle scale erano lisce, senza maniglie, con un lettore ottico sulla destra. Lunghi corridoi si stendevano davanti a lui, ne percorse un breve tratto, toccando la porte con la mano, per tastarne la resistenza. Finché non se ne aprì una. Dietro il battente trovò la borsa, come previsto. La caricò sulla spalla e uscì, dopo aver controllato di essere ancora solo.
Affacciatosi alla finestra, dall’alto potè rendersi conto di come si stava disponendo l’immensa folla. In settori quadrati bene ordinati. Le uniformi brune, sulla superficie bianca, disegnavano un fitto reticolo. Il fumo riprese a uscire e la musica si alzò di volume. Due porte si aprirono sul fondo del palco e da esse uscirono due processioni di individui in uniformi bianche, con una grande D dorata sul petto. Formarono due ali ai lati del tappeto rosso.
Una fanfara squillante annunciò il momento clou della parata. La grande porta sotto il medaglione del predicatore Davies, scivolò verso il basso. Due fasci di luce gialla, che uscivano dall’ampia apertura, illuminarono il palco e la folla. La musica crebbe ancora e una voce, all’inizio solo un sussurro, si sovrappose a essa, ripetendo come un mantra una breve frase:
DAVIES WIN!
Un silenzioso monolite trasparente scivolò sul tessuto rosso, prendendo il centro del palco. Migliaia di voci scandirono le parole del mantra, scaldando l’aria con la forza di quell’invocazione. Si portò una mano alla gola, dove sentiva tambureggiare il suo cuore. Era la prima volta che provava un tale condizionamento.
Uno degli uomini in bianco si avvicinò al monolite e vi si inginocchiò dinanzi. Rimase chinato per diversi minuti. Infine si alzò e infilò in una fessura invisibile, qualcosa che da lassù non si poteva scorgere.
Il suono come di un tuono, fece fremere le schiere dei fedeli. Dal suo punto d’osservazione era lo spettacolo d’un colpo di vento che piega dei fili d’erba e subito cessa. Il monolite si animò dell’immagine di nuvole che scorrono veloci contro il cielo azzurro. Il braccio destro si alzò sopra la testa dei discepoli e la mano sinistra ne afferrò il polso. Intanto il mantra non si era interrotto. I fuochi nei bracieri si alzarono più alti, attizzati dal gas, che sparse il suo odore tutto attorno.
Il monolite si illuminò.
E tutti fremettero.
IL TEMPO È GIUNTO!
La potente voce del monolite sconquassò la folla di accoliti.
IL GIORNO NEL QUALE SI COMPIRÀ IL GIUDIZIO SUPREMO È SOPRA DI NOI. LA FIAMMA PURIFICATRICE È SCESA SULLA TERRA!
Il fuoco nei bracieri si slanciò a un’altezza mai vista nel cielo. Si sparsero sulla folla come il magma di un vulcano. Le vesti e i capelli delle persone parvero divorate dalla fiamma.
SIAMO I DEPOSITARI DEL FUTURO DELLA RAZZA UMANA E SCHIACCEREMO CHIUNQUE OSERÀ METTERSI… SULLA… NOSTRA… STRADAA!
Un urlo immenso si levò dalle migliaia di petti che avevano ascoltato le parole dell’oracolo.
– Davies win, Davies win, Davies win!
L’immagine di un lampo illuminò il monolite. Al rombo del tuono le bocche tacquero di nuovo.
GUARDATEVI DA QUELLI CHE PREDICANO CHE LA RICCHEZZA DEVE ESSERE CONDIVISA CON I POVERI. IN VERITÀ, ESSI VOGLIONO SOLO RUBARE IL BENESSERE CHE AVETE MERITATO DECIDENDO DI STARE DALLA PARTE GIUSTA. ESSI SONO I… VERI… NEMICI… DELLA… CIVILTÀ!
ORA È IL MOMENTO DI SUGGELLARE L’UNIONE DELLE NOSTRE MENTI E DEI NOSTRI CORPI E DEI NOSTRI CUORI, AL SERVIZIO DELLA VERA CIVILTÀ. SARETE LE MILLE BRACCIA DI UN UNICO GRANDE CORPO. ED IO SARÒ IL CAPO E… VOI… LE MIE… BRACCIAA!
– Davies win!
Quelli con le uniformi bianche si infilarono un cappuccio anch’esso candido e scesero dal palco. Raggiunsero le schiere dei discepoli che iniziarono a disporsi in file ordinate. Veniva consegnato loro qualcosa, che stringevano tra le mani. Intanto il mantra seguitava a saturare l’aria, per il resto tutta l’operazione si compì nel silenzio. Quando le schiere si furono ricompattate, il monolite parlò per l’ultima volta.
Doveva scendere al punto prestabilito, che cazzo ci faceva ancora lì, pensò, ma non riusciva a muoversi.
Guardò giù ai piedi della struttura metallica. Cosa ci faceva Megan tra quelli? Tornò a osservare il punto dove doveva lasciare il pacco bomba. Poi ancora una volta le schiere di accoliti e quelli sul palco, che si stavano togliendo i cappucci. Davies se ne stava andando.
Finalmente si mosse. Scese le scale di corsa e si proiettò fuori nel momento in cui la folla mangiava quella pillola che era stata loro distribuita. Nessuno reagiva alla sua folle corsa, mentre il mantra continuava all’infinito.
– Megan!
Corse alla disperata, fendendo le schiere di automi. Ai piedi del palco si pararono due militari con le armi imbracciate, intimandogli l’alt.
– Megan!
Lei si volse, con un sorriso triste come un addio. La vide lanciarsi verso il monolite di Davies, ma quelli che la circondavano la bloccarono.
– Ha una bomba! – gridò una voce.
– Arrestateli!
Li trascinarono via. L’eco del mantra si spense poco a poco nelle sue orecchie, ma continuò dentro la testa, perseguitandolo. Non essere più in mezzo a quella folla, gli diede la vera misura della solitudine che aveva abitato la sua esistenza. Per un istante desiderò di diventare uno di loro.
Li lasciarono soli nella stessa stanza, seduti uno di fronte all’altra, contro muri opposti.
– Megan, – bisbigliò.
I suoi vestiti erano laceri. Non avevano avuto riguardo per lei. Lo guardò e aveva il labbro spaccato e sangue rappreso sul mento.
All’improvviso fu preso da un atroce dubbio.
– Era tutta una messa in scena, non è vero?
Megan cercò di sorridere, ma il suo sorriso, ancora una volta, era triste come un addio e lo fece sprofondare nella disperazione più cupa.
Dalla quale lo svegliò, non sapeva quanto tempo dopo, una voce nella sua testa. Un sussurro che, nel vuoto del suo dolore, rimbombò come un urlo. La voce di una ragazzina, che ripeteva una parola, una sola: catacombe.
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- Episodio 4: Megan
Leggo con interesse tutto quello che si scrive sulle forme con cui un individuo può condizionare la massa, il tuo è particolarmente efficace.
Ciao ❣️ il predicatore Davis mi ha profondamente inquetato mi ha ricordato uno di quei sedicenti santoni che predicano solo per il proprio guadagno e fama … ovviamente non è questo il contesto, ma la mente mi è andata lì