Il prezzo della libertà

Serie: Periodo di caccia


Forse Carola non avrebbe dovuto denunciare le violenze subite dal marito. Dopo tutto quello che ha fatto per lei. Il tempo del pentimento è passato, ma il prezzo della libertà può essere molto alto.

Il gelido tocco di acciaio sulla nuca mi strappa al ricordo. Mi sollevo sui gomiti. Sputo terra umida. I gambi di granoturco spezzati mi hanno regalato nuovi lividi.

«Dai Giorgio, basta adesso!» Percepisco un filo di paura nelle parole di don Dollaro. «Ha capito la lezione.»

«No, padre. Questa non ha capito un bel niente.» La voce di Giorgio è alta e squillante. «L’accoppo e la sotterro come il cane dei Pronotti. Non la trova più manco il Padreterno.»

«Giorgio, sarai mica matto!» sbotta il prete. «Ci fai finire all’inferno!»

«Macché inferno!» lo contraddice Giorgio. «Il paradiso è per i giusti, e noi siamo nel giusto».

Don Dollaro è chino sulle ginocchia; tiene il crocefisso a pochi centimetri dal mio viso, quasi volesse stamparmelo sulla fronte incrostata di fango. Sta recitando il Salve Regina.

«E adesso che vi salta in testa?» gli domanda Giorgio.

«Non voglio che la sua anima finisca a bruciare per l’eternità.»

«Bah! Faccia in fretta, padre. Ho promesso a Tone Cicala che prima di sera l’avrei aiutato a far nascere il vitello.»

«Solo il tempo per una preghiera, ‘che il Signore accolga questa donna e le perdoni tutti i peccati».

Forse le parole del don sono rivolte più a se stesso che a me, ma di una cosa non ho dubbi: stavolta il mio dolce maritino non si limiterà a colpirmi con il calcio del fucile. Gioco finito. Penso che se potessi parlare con la me stessa di tredici anni, la distoglierei dalla folle idea di donare il proprio corpo a un uomo solo per convincerlo a sposarla. Le direi che fuori dall’orfanotrofio avrebbe trovato solo dolore. Lei non mi ascolterebbe, perché questo fanno gli adolescenti. Forse era sciocca, la Carola bambina, ma non si sarebbe arresa come sto per fare io adesso. La Carola bambina avrebbe lottato.

«… o pia, o dolce, vergine…»

Facendo appello alle ultime forze che mi sono rimaste, strappo il crocefisso dalle mani del prete e, impugnandolo come fosse un coltello, mi avvento su Giorgio. Lo colpisco. Ancora e ancora. Alla pancia. Allo stomaco. Lui urla, ma io urlo più forte. Urlo la rabbia di una bambina che aveva perso la verginità tra le panche del refettorio di un orfanotrofio.

Tutto tace, tra il calore dell’estate e l’umidità del sangue che m’imbratta il viso. L’uomo che avevo chiamato marito ha smesso di respirare. I suoi resti mi strappano un conato di vomito, ma non voglio dargli questa soddisfazione. Con la coda dell’occhio, osservo don Dollaro che prova a prendere il fucile scivolato dalle mani di Giorgio.

«Fossi in lei, lascerei perdere» gli dico. «Io ormai sono dannata.»

Mi alzo. Le gambe tremano, ma non cedo. Mi costringo a camminare in linea retta, senza voltarmi a osservare quel che sta facendo il prete. Pochi passi e raggiungerò la tangenziale; devo aggrapparmi a questa convinzione. Lì qualcuno, forse un’anziana su una Fiat 500, mi offrirà un passaggio fino a Crema. Ho sentito che in città le persone indossano scarpe bellissime, non stivali sporchi di letame. Dev’essere proprio bella, la città.

Sorrido. Ancora un passo. Un ultimo, piccolo passo.

Fine

Serie: Periodo di caccia


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Bellissima scrittura, asciutta ed essenziale, che da un valore aggiunto al tema trattato. Il ribaltamento da vittima a carnefice è stato un colpo di scena inaspettato. Brava!