
Il primo incidente
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
STAGIONE 1
«Un altro giro, Giorgio?» Era un momento di tranquillità, un dopocena di un sabato sera. Francesca e Lidia, la compagna di Giorgio, erano intente a cercare su internet una proposta per le prossime vacanze. Noi eravamo sotto il porticato a goderci il fresco della serata estiva, a parlare e a sorseggiare l’ottimo cognac che i nostri amici avevano portato per concludere al meglio il nostro invito a cena.
«Dovrei dire di no» rispose, «ma per tornare a casa non devo guidare, quindi…»
Lidia e Giorgio erano i vicini con cui avevamo legato maggiormente, già dai primi giorni del nostro trasferimento nella nuova casa. Abitavano a circa duecento metri da noi, una distanza sufficiente per non essere costretti a sopportare i due bastardi.
«Hai più avuto contatti con i tuoi amati vicini?» mi chiese.
«No, per fortuna» risposi. «Spero di non trovarmi di nuovo in una situazione simile. Non so come potrei reagire se si ripetesse.»
«Ha ragione Francesca, lascia stare» disse Giorgio. «Li conosco da più tempo di voi. Non posso dire che siano criminali, ma sono personaggi che è meglio evitare.»
«La scorsa estate è stata pesante» continuò. «Organizzavano ogni fine settimana feste e grigliate nel loro cortile, anche fino a notte. Abbiamo fatto intervenire più volte la polizia, ma non è servito a nulla…»
«Gli schiamazzi e il fumo erano solo una parte del problema, purtroppo. Lungo la strada il mattino dopo si trovavano decine di mozziconi, bottiglie, per non parlare delle pozze di vomito».
«La polizia non ha fatto nulla?» chiesi.
«Ci hanno detto che non potevano intervenire perché erano nella loro proprietà e non stavano commettendo alcun reato evidente» rispose. «Ci hanno consigliato di sporgere denuncia. Qualcuno di noi lo ha fatto… Il risultato? Una serie di danni alle auto parcheggiate sulla via, righe, gomme sgonfie… Alla fine abbiamo deciso di sopportare per evitare problemi maggiori.»
«Grazie per non averci messi in guardia quando abbiamo deciso di trasferirci qui!» dissi consapevole che sarebbe stato impossibile dato che ci eravamo conosciuti dopo. «Questa bottiglia è il meno che potevi fare per sdebitarti… Un brindisi alla tranquillità e all’amicizia!» sollevai il bicchiere.
«Si risolverà, ne sono certo. Servirà solo un po’ di tempo» sentenziò Giorgio.
In qualche modo aveva ragione.
Potevamo considerarci fortunati, quindi, perché durante quell’estate i nostri adorati vicini trascorrevano fuori casa quasi tutti i fine settimana e non si erano ancora viste feste notturne o grigliate domenicali.
Ma io ero comunque costretto a lavorare con le finestre chiuse, anche se ormai sentivo i due stronzi anche così. Negli ultimi tempi avevo spostato il mio ufficio in cucina, sul lato opposto della casa, ma non poteva essere una soluzione definitiva. Inoltre ormai li potevo sentire anche da lì. E quando erano in silenzio il mio nervosismo saliva alle stelle perché sapevo la quiete sarebbe durata solo pochi istanti.
Finché ci venne un’idea che valeva la pena di provare. Era stata Francesca a farmi vedere l’articolo sulla nota app di acquisti on-line.
«Una cuffia?» domandai. «Non credo che riesca ad attutire abbastanza i latrati delle bestie.
«Questa penso che lo possa fare!» rispose. «È una cuffia che elimina i rumori esterni, funziona anche se non stai ascoltando musica. Ne prendiamo due e… vaffanculo i cani e tutta la famiglia».
«Non funzioneranno…»
«Sempre ottimista, tu».
«Non funzioneranno!»
Funzionarono. Troppo.
Prendemmo due di quegli aggeggi e ne fummo entusiasti. Non erano pesanti, cosa che temevo, ed erano molto comode. Funzionavano? Da Dio! Era incredibile: ogni rumore ambiente era eliminato. Ascoltando musica potevo tenere un volume minimo: solo musica, nient’altro.
Funzionavano? Troppo.
Accadde tutto un pomeriggio di fine estate. Stavo preparando il materiale per l’avvio dei nuovi corsi; mi ero abituato a lavorare ascoltando musica classica, Bach mi dava un senso di benessere. Francesca non era ancora tornata e non mi ero reso conto di quanto fosse in ritardo. Guardai l’orologio: le sei e mezza (quasi le diciotto e quaranta, pensai). Decisamente troppo in ritardo. Iniziai a preoccuparmi. Presi il telefono per controllare eventuali chiamate perse: almeno trenta telefonate a cui non avevo risposto, due da un numero sconosciuto, tutte le altre dal telefono di Francesca. A che ora mi aveva cercato? Vidi che tutte le sue chiamate erano state effettuate in un lasso di tempo di venti minuti, circa tre ore prima, praticamente una dietro l’altra, in modo compulsivo. Non avevo sentito la suoneria: la cuffia riusciva a sopprimere anche quel suono. Non avevo visto lo schermo illuminarsi perché il telefono era appoggiato sulla libreria dietro di me.
Tolsi la cuffia e immediatamente udii l’odiato abbaiare dei bastardi e, cosa più preoccupante, l’insistente suono del campanello del cancello di ingresso.
«Merda!» Mi precipitai giù dalle scale e uscii dalla porta per vedere chi fosse… e rimasi impietrito. Due agenti della Polizia Locale mi videro e subito abbassarono lo sguardo. Dietro di loro, a pochi passi di distanza, Lidia e Giorgio osservavano la scena in silenzio.
«Il signor Federico Endritti?»
Li guardai ed ebbi solo la forza di correggere: «Endrizzi…»
«Siamo spiacenti, signor Endrizzi: deve venire con noi. C’è stato un incidente.”
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
Ho sia un paio di cuffie over ear che un paio di auricolari con la funzione NCF. Gli auricolari, in particolare, creano una specie di effetto “bolla” e li adoro, perché così riesco ad usarli senza udire alcun rumore esterno.
Capisco perfettamente quanto successo al protagonista, dato che è capitato anche a me e alcune volte ho anche perso qualche pacco, perché non ho sentito il corriere citofonare.
Cosa sarà successo ora alla moglie?
Ciao Giuseppe. Cosa è successo alla moglie? Meglio limitarsi a perdere qualche pacco… 🙂
Amo molto ascoltare musica con le cuffie mentre lavoro, e di recente dopo aver perso diverse chiamate di familiari, ho fatto una spesa e ho comprato un paio di cuffie che si collegano a più di una sorgente. Così mentre ascolto musica, sto collegato anche al telefono e se mi chiamano rispondo. L’incubo di perdere una chiamata vitale mi perseguitava.
Ora sono contento di averlo fatto.
Il racconto prosegue sempre più intrigante. Complimenti, mi piace molto.
Molto bello, il particolare delle cuffie mi ha messo I brividi, per come alle volte il destino ci prende alle spalle in una serie di eventi che strano soltanto coincidenze, e invece…vado a leggermi il seguito!
Grazie Dea.
Ricordo quando vennero proposte sul mercato le prime cuffie a “eliminazione attiva” del rumore. Le provai e rimasi a bocca aperta! Ecco che talvolta tornano in mente questi particolari dai nostri cassetti della memoria!
Molto ben scritto questo episodio, soprattutto la parte finale.
I vicini si stanno rivelando sempre più brave persone…
Bravo Antonio!
Ciao Melania. Grazie per aver seguito fino a qui! Presto il seguito…
La suspance sale, ottima serie.
Grazie! Si avvicinano i mitici giorni delle festività, per cui dovrei riuscire a portarla a termine, sperando di mantenere la suspence…
Ciao Francesco.