Il primo incontro, ma dopo l’ultimo

Serie: Memorie di te


Ciao (Cristiano),

è da un po’ che non ci sentiamo. Cioè, a dire la verità, il 17 Marzo ti sei fatto sentire tu, per farmi gli auguri per una laurea che non sento più mia, per ricordarmi che la tua esistenza nella mia vita non è stato solo un breve sogno, a cui io non ho creduto e da cui mi sono voluta svegliare, forse usando troppa forza, forse con eccessivo anticipo da quello che sarebbe dovuto essere il regolare svolgersi delle cose. Si dice che chi è sonnambulo non vada risvegliato prima del tempo, quando è ancora in quella fase di dormiveglia in cui è troppo dormiente per ritornare alla realtà o ancora troppo sveglio per essere nel pieno del suo sonno. Ho sperimentato tutto il dolore e il trauma che provoca il risvegliarsi all’improvviso in queste condizioni.

No, effettivamente non credo che conti l’esserci sentiti in quell’occasione, quel messaggio di convenienza che si usa in queste circostanze, scritto come te da un’altra moltitudine di persone che mi congratula per un traguardo in cui ho creduto davvero fino in fondo, che si è infranto quando il nuovo senso che gli avevo donato ha deciso di voltarmi le spalle e frantumarsi in mille pezzi come tutto quello che di più bello avevo immaginato per te e per noi in apparenza nel breve termine, per quest’estate, ma sotto sotto forse anche un po’ di più.

Caro (Cristiano), quando sei andato via tu non hai risparmiato di portare via con te anche una grandissima fetta di me che piano piano stava incominciando a rimettere insieme i pezzi e pensare che nella vita forse c’è così tanta bellezza in cose così semplici che a ripensarci dopo sembrano davvero delle banalità con immenso valore, trascurate e non comprese sul momento.

Un po’ di settimane fa ho letto una frase di Tenco che recitava:

“sono fuori di me e sono preoccupato perché non mi vedo tornare”.

o qualcosa di simile. Insomma, io un’intellettualoide del cazzo non lo sono mai stata, ho sempre cercato di cucire e rammendare insieme tutti i pezzi di lettere, poesie, appunti, informazioni dei manuali che ho studiato nel corso di questi anni per farne un enorme arazzo pieno dei pensieri che mi hanno attirato, delle convinzioni in cui ho creduto. Ti ho sempre un po’ intimorito per questo. Mi giudicavi tanto intelligente, colta, mi hai definito erudita ma un po’ ingenua e sciocca poi nella pratica ad affrontare le cose della vita, e devo dirti che in questo ci hai proprio azzeccato, ma solo nella seconda parte ovviamente.

No, erudita non lo sono stata mai, non ricordo bene tutte le poesie che un giorno mi auguro dovrò sottoporre a file e file di studenti annoiati che non riusciranno più a reggere ore passate sui libri, forse perché a tanta bellezza il mondo ormai non è abituato più.

Mi hai lasciata sola chiusa in una bolla di sapone a osservare il mondo che va avanti senza di me.

Sì, facile a dirsi, dato che dei due quello pratico eri tu e io ero sempre quella che faceva progetti, che rimandava, che pensava a un futuro che poi non è mai più arrivato.

(Cristiano), con te ho perso una bellissima, delicata, sottile e grande fetta di futuro che nessuno potrà mai più restituirmi. Non ti dico che ho perso il passato, perché quello è già lì e non c’è nulla da perdere in una cosa che è avvenuta e che rimane fissa a baluardo della memoria, a ricordare quanto siamo stati bene, ma anche meschini, egoisti, poco comprensivi.

(Cristiano), io senza di te vedo il tempo scorrermi tra le dita e tutto quello che costruisco sembra solo un ammasso confuso di volti, voci e pochissime sensazioni tattili che si susseguono indistintamente e non lasciano tracce ben scavate in questo cammino.

Senza di te vedo te che vai avanti, che progetti e costruisci forme e meravigliose acrobazie sul cielo d’Islanda (aggiungo oggi: i Pinguini Tattici Nucleari hanno rilasciato una canzone che si intitola Islanda. Inutile dirti che penso a te, ti rivedo in ogni parola, e che vorrei incontrare Riccardo per parlargli di te, ancora una volta) che tanto avresti voluto vedere, non includendomi mai in questo progetto. Chissà se adesso coinvolgi la tua lei in questi sogni, se lei segue il tuo stesso passo in questi dipinti futuri e presenti.

Mi chiedo spesso se tu sia felice. Questa domanda, non posso negartelo, era ben presente nella mia mente anche quando stavamo insieme, perché io lo vedevo che tu faticavi a rallentare il tuo passo, come io faticavo a raggiungerlo. La sensazione che ho avuto è stata quella di una corsa disperata e frenetica, che alla fine ci ha portato a cadere rovinosamente, schiantarci al suolo ma continuare a rotolare nel terreno accidentato finché un masso enorme non ha fermato la nostra corsa e lo schianto è stato (in)evitabile.

Io sono ancora ferma a quel masso, (Cris). Sto sanguinando e non posso negarti che le ferite che ho sono profonde, che lentamente la gente che faceva il tifo dagli spalti sta voltando le spalle e sta andando via, che qualcuno si è allontanato disgustato, in modo netto, che altri sono ancora lì ma sento che anche loro a breve lasceranno la partita.

Non posso negarti che guardo ancora indietro e che vedo fango, e segni sulla terra e terra bruciata, che provo a guardare avanti ma il masso è troppo grande, che non riesco a vederne un futuro oltre.

Oltre quel masso vedo solo te, (Cristiano), che hai voluto con tutto te stesso e con tutta la chiarezza possibile sbatterci in pieno di proposito, ma ne sei passato attraverso e dall’altra parte il tuo percorso è davvero molto meno accidentato del mio, del nostro.

Lo hai superato con fare leggero e hai proseguito dritto, senza voltarti mai. Hai avuto forse pietà per me, ma no, amore no.

Serie: Memorie di te


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Molto doloroso questo scritto. Emerge, tra le altre cose, il coraggio di chi prende in mano il proprio dolore e inizia a farci i conti. Quello che più mi colpisce, è leggere sapendo che il destinatario invece non lo leggerà mai. Mi chiedo, e se invece lo avesse avuto? sarebbe cambiato il corso della storia? Forse però il processo di guarigione è una strada da percorrere soli.

    1. Concordo, qualsiasi processo di guarigione è qualcosa di lungo e faticoso, non sempre lineare e purtroppo, spesso capita di dover affrontare le proprie paure da soli, soprattutto quando si intraprende un cambiamento necessario