Il progetto di un sogno

Serie: Hanetsuki


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: La giovane Matsumoto è divisa tra la vita di Aoi e la vita di Kawa.

Aoi non riusciva a togliersi dalla mente il pensiero che avrebbe dovuto lasciare la dimora in cui era cresciuta insieme alla sua famiglia. Quando stava con Kyoudai aveva la sensazione che niente potesse essere peggio del vivere lontana da lui, poi tornava al castello e veniva sopraffatta dalla certezza che la sua vita le sarebbe mancata. Passava le giornate a cercare di non pensare, ma era difficile.

La sua attenzione, mentre vagava per il giardino, venne attirata da Kiyo. La ragazza stava disegnando come faceva spesso. Rimase per qualche minuto a fissarla prima di avvicinarsi.

“Buongiorno. La disturbo?”

“Signora! Certo che no!” La concubina si alzò per inchinarsi, conosceva le buone maniere.

“Mi chiedevo se fosse possibile realizzare un dipinto per me.” Le chiese quello che le interessava senza perdere tempo.

“Dite sul serio? Sarebbe un grande onore. Adesso sono anche migliorata.”

“Vorrei un ritratto, un dono per una persona che per me è importante. Qualcosa che si possa trasportare facilmente.” E un giorno per lei sarebbe stato il ricordo della sua vita.

Kiyo si sedette e le fece vedere una piccola tela chiedendo il suo parere e invitandola a sedersi prima di saltare su come una molla come se avesse detto una blasfemia.

“Perdonatemi, non ci si può sedere a terra.”

Era vero e per Aoi sarebbe stato così fino a due mesi prima, ma adesso era a suo agio a contatto con il terriccio. “Invece è possibile, guardate. Non mi è successo nulla.”

“Sorridete come vostro fratello.” Disse Kiyo, ridendo. Quello per lei era certamente un complimento. “Volete che vi ritragga a figura intera?”

“Il viso. Ora che sono guarita da tutti quei segni è il momento ideale.”

“Vi hanno fatto male? Anche io una volta li ho avuti.”

“Devo ammettere che in un primo momento ho provato molto dolore quando mangiavo, quando mi lavavo o anche quando ridevo, ma le cose sono migliorate e ora quasi non ricordo più com’era. Se penso al dolore, mi viene in mente altro.”

“Capisco. È una vera fortuna allora. O forse no, insomma eravate tanto triste la volta scorsa e adesso… le cose sembrano andare meglio per voi.”

“Forse perché ho ritrovato la speranza. L’idea di poter davvero essere felice anche io un giorno.”

“Per me è stato così.” Ammise mentre iniziava a tracciare una prima bozza sulla tela. “Credevo che il mio destino fosse segnato, invece… So quello che tutti pensano di me e non posso negare di essere una donna di poco valore, ma io amo vostro fratello e non c’è niente che non farei per la sua felicità.”

“Se parliamo di valore, credo che per le donne non ci sia molta distinzione, ne viene dato poco a tutte.” Pure lei, per quanto avesse un valore per il rango, in quanto donna non aveva molto potere. “Ma se voi siete felice così, immagino sia un bene. Siete tra quelle fortunate.”

“Lo sono e anche molto. Sono sicura che lo sarete anche voi. Credo che alla fine per le brave persone arrivi sempre la felicità e voi mi sembrate una brava persona.”

“Se così fosse allora io sarei la persona peggiore di tutte perché la piena felicità mi è negata. Non riesco ad arrendermi a questa vita.”

“Non è una colpa. Mia madre, quando ero piccola, mi diceva sempre che un giorno lei avrebbe avuto un castello e alla fine ce l’ha fatta.” Anche se aveva dovuto barattare la felicità della figlia. “A volte lottare serve.”

“Se vostra madre è riuscita in un’impresa del genere, buon per lei. A me sembra solo di andare contro il vento che mi viene addosso.”

Niente di quello che avrebbe detto Kiyo avrebbe potuto consolarla. Rimase seduta con lei finché la concubina non mostrò la sua opera.

“Che ve ne pare?”

“Mi avete fatta molto più carina di quanto lo sia in realtà.”

“Adulatrice, non sono così brava. È solo una bozza, ma sto prendendo lezioni e pare che io stia ancora migliorando.”

“Non vedo l’ora di avere il lavoro finito e di poterlo consegnare.”

Non sapeva se Kyoudai avrebbe apprezzato, ma sperava di fargli qualcosa di gradito.

⋅~⋅

Le rovine del castello erano diventate il punto di ritrovo per i due amanti che si rifugiavano nelle sue stanze al calar del sole.

“Mia madre mi ha chiesto dove vado a perdere tempo la sera, penso che sospetti qualcosa.”

“Credi che ti abbia seguito?”

Lei scosse la testa. “Non mi prende sul serio, starà pensando a una sciocca infatuazione. Capirà che sbaglia il giorno in cui non tornerò a casa.”

“Eppure ti lascia uscire. Per essere una nobile hai tanta libertà.”

“Mia madre è severa e rigida, ma immagino che ci voglia bene. Nella sua logica tutto ciò che fa per noi è per il nostro bene, credo che farmi fare quello che voglio in questo momento sia il suo modo per dimostrare il suo affetto.”

“Ci hai mai pensato tu?”

“A cosa?”

“Ad avere figli.”

Si girò a guardarlo. “Per la verità no. Forse quando ero piccola, nel modo in cui lo fanno i bambini… mai seriamente. Tu?”

“Nemmeno io. Certo, ho sempre pensato che avrei messo al mondo un guerriero forte e coraggioso come me prima o poi, ma… seriamente non ci ho mai pensato.”

“Un guerriero?”

Aoi aveva un’espressione spaventata che lo fece ridere. “Proprio così, un guerriero.” Confermò.

“Così oltre ad essere preoccupata per il padre dovrò esserlo anche per il figlio?”

“Se rimanessi incinta, credi che il nobiluomo ti sposerebbe lo stesso?” Gli era venuta in mente all’improvviso questa alternativa.

“Nessuno sposerebbe mai una donna incinta! Proverebbero ad uccidermi, ma sarebbe sacrilegio, la nuova vita è innocente. Questo non varrebbe più una volta che è nato, potrebbero decidere di portarmelo via e poi giustiziarmi. Onestamente, non lo so come potrebbe finire.”

“La vita dei nobili è uno schifo!” Rischiava di perdere la donna che amava e anche il figlio. “Se ti rapissi e dicessimo qualcosa del tipo ‘o così o niente’?”

“Per quanto mi piaccia essere rapita da te, vorrei che fosse sicuro che in quel caso non potessero far altro che accettare te al mio fianco…”

“Allora potrei fingermi ricco e tua madre accetterebbe.”

“Sei dolce, ma per quanto io ti ami da impazzire, fingersi ricco non è facile.”

“Ho imparato, guarda qui.” Kyoudai si alzò tirando fuori il petto. “Sono un nobile, faccio le guerre e ho un esercito perché non posso rischiare di rovinare le mie belle mani.” Concluse con un inchino.

La ragazza scoppiò a ridere battendo le mani allegra. “Oh, una perfetta imitazione Kyou. Aggiungi anche che al tuo castello si tengono molti banchetti.”

“Mia signora sappiate che al mio castello teniamo dei grandi banchetti con musica da ogni parte del regno. Venite pure a ingozzarvi.”

Lei rise ancora più forte e si sporse ad abbracciarlo. “Vorrei vedere la faccia di mia madre se sentisse delle parole del genere!”

“Che ho detto che non va? Una volta sono stato a un banchetto e ti assicuro che i nobili si ingozzano e bevono tanto vino.”

“Lo fanno, ma non lo dicono in questo modo buzzurro.”

“Allora mostrami tu come diventare un nobile!” Sentiva che per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa.

“Ti insegnerò tutto quello che so dell’arte e della poesia, ma a noi donne danno una formazione diversa. Io non so scrivere come fanno gli uomini.”

“Nemmeno io so scrivere, ma non è importante. Vedi questa?” Alzò la mano aperta. “Quando devo apporre il mio sigillo mi basta schiacciarla sul foglio.”

“Mio fratello ha un utensile e anche mio padre lo aveva.”

“Un utensile per fare che?”

“Per apporre il sigillo senza sporcare le mani. Te ne procuriamo uno. Non so come si scrive il tuo nome, a malapena conosco il mio, ma sono certa che troverò qualcuno in grado di farlo.”

“Oppure chiedo a un fabbro di farmi un utensile che abbia la forma della mia mano.” Trovava esilarante l’idea.

“Sei proprio strano. Farai scalpore tra i nobili e ancora di più tra le nobildonne! Braccia come le tue le possono sognare soltanto la notte.” Fece una pausa sollevando di nuovo lo sguardo su di lui. “Kyoudai parlavi seriamente prima? Di avere un figlio io e te?”

“Certo che sì. Perché non dovrei essere serio, un figlio è una cosa buona, no?”

“Lo è. Ho sempre pensato che la mia famiglia fossero mia madre e mio fratello, ma… con un bambino la famiglia sarebbe noi.”

“Io, te e il nostro bambino.” Lui era convinto che sarebbe arrivato. La baciò con dolcezza. “Senza contare che sarà molto piacevole provarci.”

“Ci sono molti lati positivi.” Sorrise. “Ti renderò felice e orgoglioso come marito e come padre. Te lo prometto, Kyou.”

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