Il punto Omega

Serie: Alder Venn


Omen รจ il punto Omega, la fine, ma anche l'inizio. Alder e tra le stelle del destino.

Alder cammina da ore.

Non ha una destinazione โ€” o meglio, ha smesso di distinguere tra camminare verso qualcosa e camminare via da qualcosa, perchรฉ da abbastanza tempo sono diventate la stessa cosa. I portici scorrono ai lati come costole di una cittร  che respira senza accorgersene, i lampioni che fanno quello che possono contro il buio di marzo. Il cappuccio รจ tirato basso. Le voci dentro sono quiete, non assenti, quiete, come si quietano i bambini prima di dormire, quando smettono di lottare contro la stanchezza e si lasciano andare.

Omen guarda avanti. Sempre avanti, verso il punto in cui le linee convergono, verso qualcosa che non ha ancora nome ma che ha direzione. Natan conta i passi, registra, trova struttura nel ritmo sotto le suole. Andrew sente il freddo sulle mani, il peso del cappotto, la fame che รจ lรฌ da qualche ora e che Alder non ha ancora deciso di riconoscere. Caroline tace da un poโ€™, e quando Caroline tace รจ perchรฉ sta aspettando qualcosa che non sa ancora descrivere.

La incontra in piazza Vittorio. Cโ€™รจ solo una donna seduta sui gradini della fontana spenta, un libro aperto sulle ginocchia e una sigaretta quasi finita tra le dita, e il modo in cui alza gli occhi quando Alder passa, del riconoscimento, come se lo aspettasse da sempre. Non lui specificamente. Solo qualcuno che camminasse cosรฌ โ€” con quel peso, con quella particolaritร  di movimento di chi porta dentro piรน di quello che mostra fuori.

Alder si ferma.

Non sa perchรฉ. Le voci non gli dicono niente, questa volta รจ solo lui di fronte al mondo.

โ€” Ti sei perso? โ€” chiede lei.

La voce รจ bassa, diretta, priva di quella cautela con cui le persone parlano agli estranei di notte. 

โ€” No โ€” dice Alder.

Lei lo guarda. Non abbassa gli occhi, non distoglie lo sguardo, non fa nessuna di quelle cose che le persone fanno quando incontrano qualcosa che non sanno dove mettere. Lo guarda e basta, con la stessa attenzione con cui guarda il libro aperto sulle ginocchia.

โ€” Siediti, se vuoi โ€” dice.

Alder resta lรฌ un momento, in piedi davanti alla fontana spenta, il freddo di marzo, le voci dentro immobili come animali che hanno sentito qualcosa e aspettano di capire. Poi si siede.

Per un lungo tempo non parlano. Lei legge, o finge di leggere, Alder non riesce a distinguere. Lui guarda il Po in fondo alla prospettiva, le Alpi lontane e invisibili nel buio, i lampioni che riflettono luci come scintille. Sente il peso del corpo sulla pietra fredda. Sente โ€” e questa รจ la cosa strana, la cosa che non succede quasi mai โ€” di essere nel posto giusto.

โ€” Come ti chiami? โ€” chiede lei a un certo punto, senza alzare gli occhi dal libro.

โ€” Alder.

โ€” Strano nome.

โ€” Lo so.

โ€” Mi piace. โ€” Pausa. โ€” Io sono Catherine.

Quel nome sembra ricordargli qualcosa e mentre ricorda Omen si muove per primo. Non verso il futuro, questa volta, verso di lei. Come se il punto in cui le linee convergevano fosse sempre stato lรฌ, il baricentro di tutte le vite, e lui stesse solo adesso arrivando.

Natan inizia a costruire qualcosa, non ancora una struttura perfetta ma solo i primi appunti di un senso.

Andrew sente il caldo. Un calore diverso, interno, il tipo che si rimette in movimento dopo molto tempo fermo.

E Caroline โ€” Caroline apre gli occhi. Guarda Catherine con quella attenzione precisa e gentile che riserva alle cose fragili e necessarie. Non dice niente. Sorride, nel modo in cui si sorride quando si riconosce qualcosa.

โ€” Cosa stai leggendo? โ€” chiede Alder.

Catherine alza il libro. La copertina รจ consumata, il titolo quasi illeggibile. โ€” Qualcosa su come le stelle si ricordano di esistere โ€” dice. โ€” รˆ piรน complicato di quanto sembri.

Alder la guarda. Per la prima volta da molto tempo, qualcosa dentro di lui non cerca una porta.

Sta solo guardando una donna seduta sui gradini di una fontana spenta a Torino, di notte, di marzo, con un libro sulle stelle e una sigaretta spenta tra le dita.

E sente come una frequenza che arriva da lontano, come sangue che ricomincia a scorrere in un posto che aveva dimenticato di avere. Qualcosa che somiglia alla pace. Non la pace dellโ€™assenza ma quella della presenza.

โ€” Dio รจ quello che รจ diventato davvero solo. โ€” Un sussurro sconosciuto nella sua mente. 

Ma la solitudine non รจ uno stato permanente. รˆ uno stato in attesa del momento in cui qualcuno si siede abbastanza vicino da ricordare allโ€™altro che esiste.

Catherine chiude il libro. Guarda il cielo sopra piazza Vittorio, il punto dove le stelle dovrebbero essere e non si vedono. โ€” Ci sono ancora โ€” dice, come se continuasse un discorso. โ€” Anche quando non le vedi. Continuano a bruciare. Nel punto in cui si incrociano gli occhi. 

Le voci dentro tacciono dentro di lui tacciono. Riconoscono una lingua madre. Come si riconosce una casa che non si รจ mai avuta ma che sa come dovrebbe essere fatta.

Fuori, Torino respira.

Le arcate tengono.

E da qualche parte, in un giorno e in unโ€™ora che nessuno conosce ancora, Alder tornerร  a toccare il cielo. Perchรฉ lui รจ divenuto una costellazione. Una luce nel buio. 

Adesso รจ seduto su dei gradini freddi accanto a una donna che legge libri sulle stelle e lui sa di essere diventato una di esse. 

Continua...

Serie: Alder Venn


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