Il richiamo del mare

Il richiamo del mare

Non era stata una cosa programmata. Anzi, fino a quel momento non ci aveva minimamente pensato. Il suo era solo desiderio di uscire, fare una lunga passeggiata per svuotare la mente dai mille pensieri e preoccupazioni che la soffocavano.

Nonostante fosse una fredda serata invernale, decise che una capatina al mare era ciò che le serviva, il luogo ideale per placare le menti e gli animi inquieti.

Infilò il cappotto e l’inseparabile sciarpa, mise le cuffiette alle orecchie e partì.

Fu subito investita da una folata di vento gelido che la sbilanciò facendola camminare a zig zag ma non demorse, continuò la sua marcia direzione mare.

In giro non c’era nessuno, faceva troppo freddo per camminare, ma a lei non importava, trovava addirittura piacevole il freddo che le sferzava il viso e le faceva lacrimare gli occhi. Almeno così, nel caso avesse incrociato qualcuno, non si sarebbe accorto che in realtà erano piccole lacrime di dolore. Fortunatamente non successe, non era dell’umore adatto per essere guardata. Incrociò solo macchine con persone dall’aria visibilmente stanca, probabilmente di ritorno da una terribile giornata di lavoro, e macchine con all’interno ragazzini allegri e sorridenti diretti verso qualche locale dove avrebbero incontrato i loro amici per trascorrere un normale sabato sera spensierato in compagnia. Loro. Lei, invece, andava incontro all’ennesimo sabato sera da sola. Ma almeno, stavolta, ci sarebbe stato il mare a tenerle compagnia, con quel suo profumo di salsedine e il rumore delle onde che sbattevano contro gli scogli.

Dopo dieci minuti di cammino giunse finalmente a destinazione. Scese gli scalini che conducevano in spiaggia, una spiaggia formata da ciottoli ed enormi massi, senza sabbia. Cercò una pietra abbastanza liscia e si sedette, sorridendo alla magnifica vista dinanzi a lei.

Una luce fioca, proveniente dai lampioni sulla strada, rendeva il paesaggio misterioso. Il mare era agitatissimo e produceva tanta schiuma che tingeva di bianco gli scogli vicino alla riva quando le onde vi sbattevano contro. Da lontano si poteva scambiarli per grossi blocchi di ghiaccio.

Spense la musica e tolse le cuffie, per godere anche del rumore prodotto dall’acqua oltre che della splendida vista. Era tutto così bello…. Talmente bello ed ammaliante che non si rese conto del fatto che, improvvisamente, si alzò, tolse scarpe, calzini e giacca e mise i piedi in acqua. Era caldissima, al contrario di quel che si aspettava.

Rimase lì per un po’, a fissare l’acqua che andava e veniva, portandosi appresso la sabbia che le copriva completamente i piedi per poi lasciarli liberi, quando le onde si ritiravano.

Poi, senza sapere perché, si ritrovò a camminare verso il largo. Se ne accorse quando, ormai immersa fino alla vita, la corrente iniziò a strattonarla. Inizialmente si agitò, non riusciva a spiegarsi come fosse finita fin lì, non ricordava assolutamente nulla. Ma quel violento e dolce dondolare delle onde la calmarono, esortandola a continuare a spingersi sempre più avanti. Non riusciva più a fermarsi, era come se sentisse una voce dolce, calma, proveniente dal fondale, che la chiamava, invitandola ad avanzare e a lasciarsi andare. Ci avrebbe pensato lei a risolvere i suoi problemi. Così le disse quella voce, e l’ascoltò.

Era sommersa fino al collo quando si rese conto che non riusciva più a toccare il fondo e la corrente diventava sempre più forte di lei. Dimenava gambe e braccia per aiutarsi a rimanere a galla. -Smettila di agitarti, fermati e lasciati andare…- sentì… e ancora una volta diede ascolto a quella voce.

Alzò per un momento gli occhi al cielo: il forte vento stava pian piano rischiarando l’oscuro manto nero, rivelandole la presenza di una splendida luna piena che si specchiava sul mare. Il vento picchiava duro sul suo viso facendole lacrimare gli occhi… Con l’immagine della luna ben impressa nella sua mente, chiuse gli occhi, abbassò la testa e si lasciò trasportare dal mare, lontano…

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