
Il Risveglio dei Morti: Lucien
Serie: Regina
- Episodio 1: Prologo: Il Risveglio
- Episodio 2: Carlos Sandez
- Episodio 3: Cose che accadono
- Episodio 4: Strani Incontri
- Episodio 5: Un Volto nel Buio
- Episodio 6: La Necropoli Sotterranea
- Episodio 7: Il Risveglio dei Morti: Lucien
- Episodio 8: Times Square
- Episodio 9: Notte di Tenebra
- Episodio 10: Fine
STAGIONE 1
Era la Città dei Morti, alte erano le sue mura e di ossa composte le sue case: lapidi e tombe levigate dai Fabbri della Morte. La vidi alzarsi attorno a me, ossa dopo ossa, ergersi a dimora del suo popolo. E poi vidi lei. Avanzava tra i resti di antichi guerrieri con le vesti intrise di polvere e sangue; e impugnava una spada dall’elsa d’argento e la lama sottile e trasparente come il vetro. Riconobbi i suoi occhi cangianti: ora blu come il l’oceano più profondo ora lucenti come l’ambra. Regina mi sorrise. Regina svegliò il mio corpo inerte sussurrandomi parole prive di significato.
«Dinamite!»
Fu la prima cosa che urlai quando ripresi i sensi. Solamente qualche istante dopo aprii gli occhi e mi accorsi di essere disteso sul pavimento di una grande sala illuminata da semplici candele. Ma erano così numerose, e alte sui muri, da riempire di luce l’ambiente circostante. Muovendo la testa da entrambi i lati, mi resi conto di non essere solo e che decine di occhi erano fissi su di me. Osservai i loro volti: erano belli, ma di una bellezza antica, senza tempo. Visi lisci e perfetti che mi fissavano con indifferenza. Quei volti non appartenevano a uomini come me. Assomigliavano alle figure che da piccolo ero solito trovare tra i libri di scuola: vesti lunghe e bianche o armature lucide come l’argento li rendevano simili ai personaggi che da bambino avevano popolato il mio immaginario. Alcuni di loro, a differenza di altri, indossavano abiti moderni, più simili ai miei. Cercai il volto di Regina, ma non era lì con loro. Fu in quel momento che la mia mente si aprì di colpo, ricordai tutto e sgranai gli occhi. Mi sollevai e osservai il mio corpo, non avevo un graffio eppure ricordavo bene l’esplosione: un bagliore luminoso simile alla luce a flash di una macchina fotografica. Ero stato investito in pieno e il mio corpo sarebbe dovuto essere lì, tra le macerie della galleria, ridotto in brandelli. Invece mi trovavo in quello strano posto, circondato da gente mai vista.
«Carlos.»
Il mio nome pronunciato da una roca e sottile voce maschile mi fece rabbrividire. Mi voltai dando le spalle alle figure di fronte a me e mi trovai a fissare gli occhi di un uomo. Eravamo alti uguali, ma la sua figura era così slanciata e atletica da sembrare più alto di me. Riconobbi i riflessi ambrati che illuminavano lo sguardo di Regina quando mi parlava e istintivamente mi ritrassi. Era come se il mio cervello mi suggerisse di non ascoltarlo, di stare attento alle sue parole, anche se non capivo il perché.
«Chi sei?»
Le sue labbra sottili si piegarono in un sorriso beffardo e in quel momento il suo viso sembrò colorarsi di un leggero rossore smorzando quella patina bianca che lo rendeva simile al marmo di quella sala.
«Mi chiamo Lucien e appartengo alla cerchia dei servitori di Regina. Ormai avrai capito, immagino.»
Purtroppo quello strano uomo non aveva capito nulla di me come io di lui. L’unica cosa di cui ero consapevole era il fatto che non mi trovassi circondato da persone normali. Rimasi incerto su come e cosa rispondergli, non avevo idea di che intenzioni avessero. Sapevo solo che Regina non era con loro e che in qualche modo, adesso, ero legato a lei. Sentivo l’impulso di cercarla, ma non avevo idea di dove fossi e di come avrei fatto a uscire da lì.
«Non devi aver paura di me, in questa guerra saremo alleati.»
«Guerra? Quale guerra?» domandai con la confusione che stava assalendo la mia mente.
«C’è stata un’esplosione… causata da me» spiegai.
Lucien sorrise, mostrando due canini aguzzi che mi fecero tornare alla mente le vecchie serie tv sui vampiri. L’unica differenza era rappresentata dai suoi vestiti, molto “casual chic” come li avrebbe definiti mia moglie: camicia e gilet sotto e un lungo soprabito in pelle sopra, scarponi pesanti e un paio di pantaloni marroni; sembrava aver indossato roba a caso, ma su di lui quell’abbigliamento faceva una figura niente male.
«L’esplosione è stata causata da Regina. Tu sei stato il suo semplice strumento. Ma adesso abbiamo bisogno di te. Devi condurci fuori da queste gallerie. Regina ha deciso che sarai tu a guidarci.»
Mi venne quasi da ridere. Ma la situazione era così assurda che mi limitai a fissarli tutti. Mi resi conto che anche altri di loro stavano indossando abiti moderni senza mostrare pudore alcuno.
«Non preoccuparti, passeremo inosservati. Regina ci ha edotti sui vostri costumi. Adesso accompagnaci e trova un luogo adatto a noi.»
«Ma se non so nemmeno dove ci troviamo…»
«Siamo al di sotto le gallerie. Abbiamo scavato un passaggio. Vieni» disse senza darmi il tempo di rispondergli.
Li vidi avviarsi in fila dietro Lucien: il tunnel era troppo stretto da non permettere l’ingresso a più di una persona alla volta. Quando furono tutti all’interno, una serie di luci bluastre fioccarono dai loro palmi tesi.
«Vieni» ripetè la voce di Lucien.
Doveva trovarsi molto più in fondo, era stato il primo a entrare, ma la sua voce era come se sussurrasse vicino al mio orecchio. Io obbedii, come avrei fatto con Regina, ma senza bisogno di essere costretto a farlo: volevo solamente uscire da lì.
Impiegammo un po’ per completare quella salita assai ripida, segno che dovevamo essere molto più in profondità anche rispetto alla necropoli che era venuta alla luce a seguito dell’ultimo crollo. Quando si fermarono, raggiunsi Lucien. Arrivati in prossimità delle gallerie, fui io a condurre l’insolito gruppo. Non erano in tanti: solo un paio di decine. Evidentemente gli altri erano rimasti sotto.
«Gli altri non salgono?»
«Non adesso. Loro ci raggiungeranno dopo» disse Lucien con grande tranquillità.
Proseguendo ci trovammo ad attraversare le catacombe. Qui potemmo camminare larghi: l’ambiente era immenso. Tutte quelle luci blu mi permisero di osservarle come non ero riuscito a fare quando le squadre di soccorso mi recuperarono. Fu allora che capii perché alla Tv non avevano passato le immagini di quel ritrovamento. Toccai una parete e mi resi conto che quello non era marmo, ma osso: conoscevo bene quella consistenza dato che possedevo un tavolino di osso di tartaruga, un ricordo di mio nonno. Quel colore simile all’avorio e quelle piccole e sottili striature che riuscivo a vedere grazie a Lucien, che adesso teneva la sua piccola fiamma vicino al mio volto, mi lasciarono interdetto: piccoli rilievi, simili a incisioni, attraversavano le pareti. Sembravano figure umane, ma difficili da distinguere. Alcune tombe erano gigantesche e riuscivo a vedere l’intero loro perimetro: non erano state progettate per trovare appoggio sul pavimento, ma per rimanere alte a ridosso delle mura; simili a gigantesche colonne squadrate. Riuscivo a intravedere tantissime statue poste ovunque, ma tutte composte da quel materiale. La mia bocca si aprì in segno di stupore, ma non riuscii a pronunciare mezza parola.
«Sono le ossa su cui Regina ha costruito la sua dimora, quando siamo giunti qui» disse Lucien intuendo i miei pensieri.
Io rimasi in silenzio per nulla intenzionato a infilarmi in una conversazione di quel genere. Rimasi docile e mi limitai a seguire Lucien che mi faceva cenno di proseguire. Avevano fretta e io più di loro.
«Dobbiamo uscire da queste gallerie. »
Con grande sorpresa non trovai nessuna traccia dell’esplosione. Qualcuno sembrava aver “ripulito” tutto. Le pareti di roccia e cemento sembravano essere state ricostruite: come avessero fatto, davvero, non avrei saputo spiegarlo. L’unico elemento diverso era la presenza di un passaggio che, e lo capii solo dopo averlo attraversato, costituiva il collegamento tra quei luoghi sotterranei e le gallerie della metropolitana. Non avevo idea di quanto tempo fosse passato dall’esplosione, ma stranamente le gallerie erano vuote: di Arnold nessuna traccia. Solo in quel momento mi venne in mente di guardare l’orologio. Erano le dieci del mattino. Ma la voce di Lucien premeva le mie orecchie affinché mi affrettassi. Adesso dovevo capire dove portarli. Non potevo rientrare in casa con quella piccola comitiva dietro. Mi venne in mente un solo posto: il Museo di Storia e Cultura Americana. In quei giorni era stato preso d’assalto da turisti e visitatori. Quella scoperta aveva scatenato una sorta di euforia generale e rinnovato l’interesse dei curiosi verso la storia americana. Quando lo proposi a Lucien, lui sorrise e annuì. I problemi arrivarono dopo. Non avevo capito quali fossero le loro intenzioni. Entrammo assieme ai visitatori e ai turisti e poco dopo li vidi scomparire. Cercai Lucien, ma di lui nessuna traccia. Poi iniziai a percepire un tremore che attraversava tutto il pavimento dell’immenso atrio che costituiva l’ingresso del museo. La gente si guardò intorno ed io con loro. Sentii urla e vidi le lastre di marmo lucido, che componevano il pavimento, aprirsi. Dovevano aver scavato altri tunnel, perché, al di sotto dei mattoni spaccati o saltati, vidi uscire delle mani impolverate e pallide e, subito dopo, i loro corpi. Noi avevamo camminato sopra e loro sotto. Ma adesso i morti avevano raggiunto i vivi.
Serie: Regina
- Episodio 1: Prologo: Il Risveglio
- Episodio 2: Carlos Sandez
- Episodio 3: Cose che accadono
- Episodio 4: Strani Incontri
- Episodio 5: Un Volto nel Buio
- Episodio 6: La Necropoli Sotterranea
- Episodio 7: Il Risveglio dei Morti: Lucien
- Episodio 8: Times Square
- Episodio 9: Notte di Tenebra
- Episodio 10: Fine
Ecco ora cominciano gli incubi. Bello il racconto, procede molto bene e lo stile è davvero molto buono. Non mi stupisce, naturalmente. Ho già letto i tuoi lavori.
Grazie, lo apprezzo molto. Dato che si tratta del mio primo librick, ho voluto sperimentare un racconto ibrido che mescola vari elementi, ma senza strafare. Adesso, e finalmente, arrivano “i vampiri”. A loro ho voluto dedicare gli ultimi 4 episodi. Mi piaceva l’idea di poter giocare con l’attesa di ciò che il primo episodio aveva annunciato.
Concordo. Un romanzo, o un racconto lungo, non deve avere fretta. Può iniziare come vuoi, certo, ma non deve correre, perché rischia di svelare tutto subito o di dare subito tutta la sua potenza e poi procedere in maniera disordinata e stanca. Per questo sono in genere contrario ai “reboot” di storie iniziate per finire lì e poi riprese successivamente e trascinate per arrivare ad una fine dopo la fine.
Tu stai seguendo un progetto dall’inizio e lo stai seguendo bene.
Ed ecco che i vampiri entrano ufficialmente in scena.
Bella questa storia, mantiene viva la curiosità di scoprire cosa avverrà nel prossimo episodio. 👍
Ti ringrazio. È una storia dai ritmi molto pacati. Le cose accadono, ma senza troppa frenesia. Ci ho messo un po’, ma alla fine i “villains” hanno fatto il loro ingresso.