Il ritorno

Serie: Forse una storia


Il sogno è così potente, così realistico, che Suuf si sveglia immediatamente. Tutti i suoi sensi sono al massimo dell’efficienza. Si rende conto di ogni minimo dettaglio: l’odore di ognuna delle sue compagne annegate in sonni più o meno chimici su sudici materassi, il sapore acido del cibo mal digerito che sente in bocca, la luce che filtra dai buchi delle tapparelle rotte, i rumori delle auto sulla strada statale, la consistenza ruvida della vecchia coperta che la copre.

Il richiamo che ha sentito è più forte di qualsiasi paura, e porta con sé una richiesta a cui non può non rispondere. Improvvisamente ricorda antichi eventi e riti dimenticati, raffiorano nella sua memoria storie di guerrieri coraggiosi e animali saggi. Si squarcia definitivamente la cappa di terrore che la teneva prigioniera. La notte e la savana e l’ombra e la luce sono in lei come allora, prima che tutto si sfacesse e diventasse polvere e ferro. Niente è perduto, niente può andare perduto, finché lo si cerca. Ma bisogna agire con astuzia.

Si muove lentamente e silenziosamente raccoglie qualche indumento. Con estrema precauzione riesce a lasciare la stanza senza che nessuna si svegli, ma sa che per uscire dalla casa deve scendere e che dabbasso c’è gente che non dorme; non dormono mai. Improvvisamente decide: entra nell’unica altra stanza agibile, un bagno puzzolente, apre la finestra e si butta sul folto cespuglio di rovi sottostante, alto più di un uomo.

Si rialza, elastica: nemmeno una spina l’ha ferita. Corre, corre veloce nei campi incolti, dietro i capannoni abbandonati. Si mantiene sempre al riparo in modo che i fari delle auto non la rivelino, ma non è difficile: ci sono molti cancelli divelti e molti pannelli di cemento spaccati. La luna è tramontata, fra poco farà giorno.

Arriva al bosco ferito dalla barriera di plastica. Allora si alza, dritta in piedi, e saluta sorridendo: “Na ngeen def.”

Serie: Forse una storia


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Nicoletta, sono d’accordo con Luisa. Come ho detto per gli altri episodi la tua serie è una gemma rara. Amo il simbolismo e amo il ritorno alla natura e al passato. Nelle popolazioni antiche, o quelle che ancor oggi vengono definite “selvagge”, lo sciamanesimo era una parte importante della vita e della morte. La natura portava conforto, ineluttabilità, e abbracciava ogni creatura nel suo ciclo. Forse, questo è il vero senso dell’immortalità.

  2. Il simbolismo che riesci ad imprimere in questa serie è affascinante, adesso Suuf parla la stessa lingua della natura, una lingua primordiale che tutti noi abbiamo dimenticato, e il ritorno dell’essere umano a casa, nella natura, è da te rappresentata con grande maestria, almeno queste sono le mie sensazioni… una serie fatta da piccoli, ma stupendi quadretti dal significato potente…

  3. Io sinceramente incomincio a pensare che sia nata una scrittrice. E tu sai quanto sono severa e quanto poco mi faccia coinvolgere dalle amicizie, quando giudico uno scritto. Non metto cuoricini o segni enfatici perché voglio che sia chiaro che il mio non è un giudizio affrettato e dettato dall’emotività. Credo fermamente che questa piccola serie stia diventando qualcosa di prezioso.
    Vabbe’ 🙂 <3