Il ritorno di Manzo (Manzo strikes back again)
I cento giorni alla maturità arrivarono leggeri come un gavettone d’idrogeno.
A scuola non si parlava d’altro. Le conversazioni giravano tutte intorno a una sola domanda:
quali materie ci chiederanno?
«Io ho fatto una lista,» annunciò Gastone, paranoico. «Matematica, fisica, geografia. In quest’ordine. Se estraggono anche solo una di queste, mi arruolo nella Legione straniera.»
«Mioddio,» disse Duccio. «Io punto tutto contro greco. Se esce greco sono un uomo finito.»
Max Mantekas detto Manzo li guardò con sufficienza. «A me di base, lo sapete, m’importa una sega. Però se esce filosofia, giuro che bestemmio in greco antico.»
La tradizione dei cento giorni era indiscussa: tutti i maturandi erano costretti al pellegrinaggio al Santuario. Non era fede, solo disperazione organizzata. L’obiettivo era semplice: scrivere le materie sulle candele affinché poi quelle stesse non uscissero all’esame. In pochi chiedevano di essere promossi col massimo dei voti e la lode, la maggioranza impetrava solo di sopravvivere all’esame.
Così, quella mattina di marzo, tutti gli studenti presero gli autobus che salivano sbuffanti verso la collina santa. Duccio, Gastone e Manzo, già motorizzati, decisero di raggiungere il luogo di culto con i propri mezzi, chiaramente estorti ai loro genitori con raggiri predatorî.
Durante il tragitto, come suo solito, Manzo si distinse per la guida piratesca, grazie anche ad un motorino Fifty biecamente truccato da un cugino meccanico, poi assicurato alla giustizia.
Duccio e Gastone lo osservarono compiere sorpassi degni di Valentino Rossi, evitare un frontale con un Mitsubishi Pajero, e poi puntare a tutto gas una suora che traversava sulle strisce, mancandola per un pelo e gridandole: «Viva il diavolo!»
Raggiunto lo spiazzo del Santuario e parcheggiati i motorini, mentre osservavano i compagni di scuola scendere alla fermata degli autobus, Duccio e Gastone tentarono di riportare Manzo a una parvenza di logica. «Criminale, ma come guidi?» esclamò Gastone isterico.
«Tu non sei normale,» rincarò Duccio roteando gli occhi all’in su, «se continui così, va a finire che i ceri li accenderemo per te»
Manzo osservò i due amici come se stessero parlando azteco. Poi si mise a ridere, in modo del tutto scollegato con la situazione, e con un’altrettanta incongrua espressione angelica propose: «Che ne dite, ragazzi, facciamo colazioncina prima?»
Duccio vide Gastone mettersi le mani nei capelli, allora gli dette una bonaria pacca sulle spalle, come a dire: lassa fa’, è fatto così.
Già, Max Mantekas detto Manzo era fatto così.
Dopo aver depredato il bar, si mossero alla volta del Santuario che dominava la vallata come un vecchio guardiano di marmo piantato lì da secoli.
I tre aprirono il gigantesco portone di legno. Al suo interno, un vespaio di studenti vagava frenetico per le navate con ceri dalle svariate grandezze e forme. Ognuno cercava la sua candela, come se sceglierla bene potesse ripartire la vita dalla morte. L’aria era satura di cera calda e incenso che si mescolavano all’ansia collettiva. Nella navata laterale, Gastone scorse alcuni compagni di classe intenti a incidere sulle candele le materie temute. Li salutò con lo sguardo, e loro fecero altrettanto.
Manzo ruppe i tentennamenti: «Via, sbrighiamoci, sennò quei dementi finiscono tutte le candele. E poi all’esame si ride,» disse facendo intendere che l’ipotesi di studiare non era minimamente contemplata; almeno non in quella vita. Una volta trovatisi davanti al frate candelaio, questi gli indicò gli unici moccoli rimasti. Gastone si voltò verso Manzo: «Sbrighiamoci? Accidenti a te e alla colazione!»
Erano rimasti solo i ceri da cinquantamila.
Si consultarono rapidamente: «E se poi escono quelle materie perché siamo stati tirchi?»
Per centocinquantamila ricche lire acquistarono tre ceri grossi come mazze da cricket. A un certo punto Manzo iniziò a dare segni di nervosismo: «Via, ragazzi, muoviamoci.»
«Che c’hai adesso? Hai visto Laura Turini? Tanto non te la dà,» dissero ridendo maligni gli altri due.
«Date retta, ragazzi. Andiam…» ma non riuscì a finire la frase che dall’altare un sacerdote sulla sessantina, pelato e con un barbone bianco, iniziò a indicarli.
«Tu, tu, tuuu!» tuonò il prelato ieratico avanzando col dito puntato.
«Oh, questo ce l’ha con noi!» disse Duccio agitando la candela.
«Via-via-via!» gracchiò Manzo prendendo la direzione dell’uscita, ma il candelone gli cadde fra i piedi, lui ci scivolò sopra e cadde battendo una musata sul pavimento della chiesa.
«Max ma cosa fai?» dissero gli altri due increduli.
Nel frattempo, il prete li aveva raggiunti: «Ancora tu! Ti è proibito entrare qua dentro!» disse raccogliendo la candela su cui Manzo era scivolato.
«Padre, si calmi. Ma che sta succedendo?» si frapposero Duccio e Gastone.
Mentre Manzo svicolava malconcio verso l’uscita, il prete furibondo si voltò verso gli altri due: «E voi siete amici di quel falso cristiano? Allora non ci sono ceri per voi!»
Detto questo gli requisì tutte le candele. Poi li accompagnò alla porta e gridò:
«Fuori! E non tornate mai più!»
Una volta fuori dalla chiesa, Duccio e Gastone pretesero una spiegazione per quella inenarrabile figura di merda davanti a tutti gli studenti della città.
Manzo dapprima provò a fare finta di niente: «Mannò, è una mezza cazzata.»
Poi fu costretto a vuotare il sacco.
«Dopo Natale, i miei mi hanno costretto a venire al Santuario a vedere il presepe,» disse Manzo serenamente «la chiesa era vuota. E allora mi è venuta l’idea.»
«Quale idea, demonio?» replicarono i due.
«Eheh, di rapire il bambinello! L’ho caricato nel bagagliaio della macchina. E poi…»
«E poi?!»
«Ho chiamato quel prete e gli ho chiesto il riscatto.»
Alla fine di quella storia Duccio e Gastone erano invecchiati di dieci anni.
Alla maturità uscirono le peggiori materie degli ultimi trent’anni.
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Ironico, corale e molto ben ritmato. I personaggi funzionano subito e la scena al Santuario è un crescendo grottesco gestito con grande controllo. Il finale chiude il cerchio senza bisogno di spiegare altro. Mi è Piaciuto. 😉
Grazie Daniele, per il gradimento puntuale e motivato.
Mi sono divertito! Grazie. Scrivi bene e con precisa leggerezza, mica poco.
Grazie Giuseppe, per il passaggio e il gradimento.
Ogni commento è superfluo.
Gli altri utenti loderanno, meritatamente, la tua arguta e tranciante creatività.
Ma noi, caro Amico, noi che ancora ci svegliamo al confine tra lo scemare della notte e le prime luci dell’alba ansimanti e con la fronte imperlata di sudore, conosciamo la verità
❤️