
Il secondo incidente
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
STAGIONE 1
Per la terza uscita sul campo cambiai strategia. Sarebbe stata l’ultima, anche se ancora non lo sapevo. Come le altre volte agii intorno all’ora di cena. Parcheggiai l’auto molto più lontano del solito e scaricai la bicicletta pieghevole. Controllai di avere tutto l’occorrente nella tasca del giubbotto e mi avviai pedalando lentamente passando davanti alla casa. Pedalai fino alla curva a gomito al fondo della strada e tornai indietro controllando ancora che non ci fosse nessuno che potesse vedermi. Quando fui davanti al cancello lanciai sul marciapiede il collarino di uno dei due cani dove avevo pazientemente fatto aderire alcuni ciuffi di pelo. Continuai a pedalare in modo tranquillo finché fui abbastanza lontano per agire in sicurezza.
Scelsi la registrazione in cui si potevano sentire i guaiti di dolore e avviai la riproduzione. Dal punto dove mi ero fermato non potevo vedere la casa, sarebbe stato troppo pericoloso. Ma potevo sentire le urla di tutti i componenti della famiglia. Le parole non erano molto chiare, ma potevo intuirne il senso, soprattutto quando qualcuno di loro trovò il collare. Le urla diventarono ancora più forti e le frasi che adesso potevo udire erano più chiare…
«Li ammazzo!» urlò il padre. «Bastardi! Bastardi! Dove cazzo vi nascondete? Tirate fuori i cani. Adesso!»
Molti degli abitanti della zona avevano iniziato a uscire allarmati dalle grida. Era il momento di allontanarmi, ma volli ancora dare un saggio delle mie abilità per cui premetti il tasto Play per qualche secondo. Giusto il tempo di far sentire al figlio di puttana e alla sua famiglia un lungo latrato di dolore.
«Dove sono! Dove cazzo sono!» urlarono l’uomo e il ragazzo.
«Li ho sentiti, sono laggiù» urlò la bambina correndo verso la curva a gomito.
«Sofia! Fermati!» urlò la madre. Si rivolse al fratello: «Fermala… vai a prenderla!»
La situazione questa volta era meno comica. La bambina corse verso il punto in cui pensava di aver sentito i latrati. Correva in mezzo alla strada in una strada che per fortuna era deserta per la maggior parte del tempo.
Ma non sempre…
Dalla curva in fondo alla via sbucò il furgone giallo che si occupava delle consegne a domicilio. Passava abbastanza spesso dalla via: anche io e Francesca avevamo utilizzato quel servizio, in un’altra vita. Pensai a quanto fosse comodo poter usufruirne anche alla sera.
Udii lo stridio degli pneumatici sull’asfalto seguito da un colpo sordo. Ricordo che mi chiesi come fosse possibile che si sentisse così forte anche a quella distanza.
Urlai. Qualcuno si voltò verso di me, ma fu solo per un attimo.
Ricordo anche che l’uomo alla guida del furgone scese immediatamente e si portò le mani sulla testa. Il padre della piccola arrivò di corsa e si avventò contro di lui con furia bestiale finché lo fece cadere a terra e neanche in quel momento si fermò. Con mio grande stupore intervenne il figlio, l’adolescente brufoloso che guadagnò qualche punto nella mia personale classifica. Furono gli ultimi: la partita per lui terminò qui.
Penso che nessuno se ne fosse accorto, ma il padre aveva con sé un coltello che aveva di certo preso al volo prima di uscire di casa quella sera. Si girò di scatto verso il figlio che cercava di trascinarlo via per far cessare la tempesta di calci verso quel poveraccio steso a terra. Non fu un movimento volontario… non posso neppure pensarlo.
«Papà, papà!» urlò il ragazzo. «Lo ammazzi! Basta! C’è Sofia… è qui… a terra!»
La mano dell’uomo descrisse un arco per allontanare il figlio. La lama avrebbe potuto colpire in qualsiasi punto del corpo: avrebbe potuto rovinare irrimediabilmente la tuta griffata, di sicuro griffata, che il ragazzo indossava; avrebbe potuto colpire al braccio (quattro punti di sutura e 10 giorni di prognosi…)
Invece no. Colpì appena sotto il mento con una forza devastante, data dal movimento a frusta del braccio. Non avevo mai visto un fiotto di sangue di quella portata.
Tutti gli osservatori erano pietrificati. Alcuni si misero a urlare. Qualcuno rientrò in casa per chiamare i soccorsi o semplicemente per fuggire da quella follia. La madre si fermò davanti al muso del furgone, le sue urla erano strazianti. I fari accesi creavano un controluce che allungava la sua ombra sull’asfalto.
Mi ricorda una fotografia di Brassai, pensai prima che il mio stomaco rivelasse il suo contenuto.
Pedalai con tutta la forza che mi era rimasta fino al parcheggio dove avevo lasciato l’auto. Tremavo come scosso dai brividi di una febbre altissima al punto che riuscii solo con grande difficoltà a rimettere la bicicletta nel bagagliaio. Mi sedetti al posto di guida e chiusi gli occhi: non avevo la forza di guidare fino a casa, ma non potevo restare lì. In lontananza sentivo diverse sirene. Come avrei fatto a spiegare la mia presenza se qualcuno mi avesse notato?
Riuscii in qualche modo ad arrivare a casa. Parcheggiai l’auto all’interno del box e rimasi seduto per un tempo infinito. I miei pensieri erano un continuo alternarsi di sensazioni (deliri?) di onnipotenza per aver compiuto la mia vendetta, anche se con un finale diverso da quello che immaginavo, e di estremo terrore per lo stesso motivo. Piansi cercando il conforto nell’immagine di Francesca (cosa ne pensi della mia vendetta?) Risi pensando a tutto quello che ero riuscito a fare (lascia perdere). Pensai di accendere il motore e aspettare che i gas di scarico facessero il loro effetto. Mi addormentai e mi svegliai più volte finché decisi di entrare in casa. Non so quanto tempo passò prima che riuscissi a tornare alla realtà. Quando emersi da quello stato di follia ero disteso a terra con una bottiglia di brandy vuota accanto a me. L’odore che sentivo non era gradevole: una parte del mio corpo era fradicia e l’odore non lasciava dubbi sul genere di liquido. No, non mi ero rovesciato il brandy sui pantaloni… e forse non ero solo bagnato. Mi addormentai ancora. Quanto finalmente riuscii ad alzarmi da terra e trascinarmi fino al bagno per farmi una doccia, mi ricordai dei due bastardi pelosi…
Avrete intuito che non ero ancora riuscito ad ammazzarli.
Serie: Due bastardi pelosi
- Episodio 1: Prime avvisaglie
- Episodio 2: Una situazione insopportabile
- Episodio 3: Lo scontro e le minacce
- Episodio 4: Il primo incidente
- Episodio 5: Ipotesi di vendetta
- Episodio 6: Il giorno del rapimento
- Episodio 7: Perché?
- Episodio 8: Play… Stop
- Episodio 9: Il secondo incidente
- Episodio 10: Epilogo
Si preannuncia un finale col botto. Vado subito a leggerlo!
Efferato e molto accurato. Si, decisamente molto ben scritto. Mi piace, pur nell’orrore della storia. Complimenti.
Grazie Giancarlo. Qui ci sono andato un po’ pesante…
Caspita Antonio! Tutto mi sarei aspettata, ma non questo…Il tuo lavoro è intenso, ricercato, assolutamente originale. La tessitura apparentemente semplice, rivela una trama articolata e in continuo sviluppo. Un finale che non si riesce nemmeno a intuire. Davvero apprezzabile il lavoro che hai fatto sul personaggio rivelandone una psicologia mutevole e instabile. Gli eventi si susseguono veloci in una spirale che porta al baratro (forse?). Davvero molto bravo.
Analisi direi perfetta, Cristiana. Il baratro è in arrivo nell’ultimo episodio, appena inviato alla redazione…
Grazie!
e adesso Federico vivrà con il senso di colpa che il ragazzino sia morto indirettamente per colpa sua?…è forse più terrificante questo della morte della moglie?
Ciao Francesco. Il senso di colpa… Ecco l’essenza della vita! e se non ne sei vittima c’è sempre qualcuno che prova a instillarlo nella tua anima.
Grazie per la lettura. Presto la conclusione…
“Mi ricorda una fotografia di Brassai, pensai prima che il mio stomaco rivelasse il suo contenuto.”
Molto molto bello questo passaggio. E direi quasi salvifico. Una svolta a dir poco cruda e diabolica, ben studiata. Il rimando a un opera d’arte, una fotografia che blocca per un secondo il tempo, mi ha dato il tempo di riprendere fiato.
Molto gtavo, non hai proprio risparmiato nessuno stavolta!
A parte i cani…ancora li, alla fine…aspetto il seguito…(Non so bene cosa augurarmi per le creaturine, mi sto facendo prendere la mano dalla trama pure io😅😅😅)
*bravo
… e siamo quasi alla fine, promesso!
Il riferimento alla fotografia di Brassai è venuto fuori improvvisamente, mentre immaginavo la scena dei fari accesi che proiettano le ombre. Forse ha dato anche a me il tempo di riprendere fiato per un secondo.
“Quando emersi da quello stato di follia…”
Davvero una bella frase Antonio. Complimenti!!
Ciao Alfredo, grazie! Uso spesso l’immagine del “tornare a galla” dopo essere stato sommerso da emozioni o eventi. Penso che derivi da certi studi di gioventù (Jung, in primis). Grazie ancora.
Davvero da brivido, non mi aspettavo una svolta così drammatica!
@Melania Mi sono fatto prendere la mano… Ciao Melania, grazie!